Beauty
Una foto del progetto Icons, in cui Parker Day esplora l’identità e la maschera, a metà tra l’estravaganza di David LaChapelle e il rigore di Cindy Sherman.
Una foto del progetto Icons, in cui Parker Day esplora l’identità e la maschera, a metà tra l’estravaganza di David LaChapelle e il rigore di Cindy Sherman. 
Beauty

Il corpo è un campo di battaglia politico? Riflessioni di una filosofa

L’ansia dell’apparire ha raggiunto forme epidemiche, creando problemi di salute mentale soprattutto nelle donne. Nel suo ultimo saggio la filosofa Clare Chambers difende il valore del fisico non modificato per resistere alle pressioni sociali

3 minuti di lettura

Il tuo corpo è sufficientemente buono. Ha un valore che deve essere rispettato». A parlare così, parafrasando il celebre psicanalista Donald Winnicott, è Clare Chambers, docente di Filosofia politica a Cambridge. Il suo ultimo libro, Intact: A Defence of the Unmodified Body (Allen Lane), analizza come il corpo sia diventato un campo di battaglia politico. Un mezzo che può esacerbare le disuguaglianze di genere, razza, età e ceto.

Modificare il corpo è una pratica antichissima. Che cosa c’è di nuovo? 
«Oggi è diventato un tratto distintivo della nostra cultura che, grazie alla tecnologia, è prevalentemente visiva. Abbiamo una macchina fotografica con noi tutto il tempo, filtriamo e postiamo le nostre immagini, che vengono classificate con un feedback continuo su come appariamo. È un cambiamento radicale rispetto al passato. I ritocchi digitali o chirurgici sono diventati la nuova normalità a cui bisogna conformarsi. Una normalità costantemente ridefinita e fuori dalla nostra portata». 

Gli effetti sono particolarmente deleteri per le donne. 
«Ci arrivano messaggi contraddittori. Da una parte si abbraccia la body positivity, dall’altra ci viene chiesto di conformarci a degli ideali. Gli psicologi parlano di un’epidemia di ansia dell’apparire. Oggi si osserva soprattutto nelle adolescenti un senso di inquietudine perenne e bassa autostima. Persino disgusto nei confronti del corpo, cosa che non accade nei maschi. Bisogna difendere il principio che un corpo non modificato ha valore, perché è basato sull’uguaglianza tra le persone e rispetta la libertà e la diversità».

È possibile avere un corpo naturale?
«Naturale è un concetto complesso. Pensiamo che avere un corpo naturale sia lasciarlo così com’è, non fare nulla, ma questo è impossibile perché il corpo è il risultato di quello che mangiamo, quanto mangiamo, se facciamo o meno esercizio fisico. E l’idea di un corpo “naturale” può essere oppressiva quanto liberatoria. Dipende dai contesti. Lasciare crescere i capelli grigi, non stirarli quando sono ricci può significare ribellarsi a una norma. Dire a una madre che l’allattamento al seno è naturale quando fa fatica o ha scelto il latte artificiale può colpevolizzarla. La natura può essere frenemy, amicanemica».

Lei però non è contro le modificazioni.
«Abbiamo il diritto di cambiare il corpo ma anche il diritto di vivere in una società che non ci ripeta costantemente che i nostri corpi non sono abbastanza buoni. Purtroppo le nostre scelte sono condizionate da un contesto sempre più aggressivo. Fino a qualche anno fa chi pensava che interventi come l’ingrandimento dei glutei o il rimpicciolimento delle piccole labbra sarebbero diventati mainstream? Quindi ogni volta che modifichiamo il corpo chiediamoci perché lo facciamo e se  il cambiamento porta ai risultati sperati. Ci rende più felici? Più di successo? O ci lascia, come credo, con un senso di inadeguatezza permanente? Col bisogno di cambiare sempre qualcos’altro per essere perfetti». 

Ci sono diversi motivi per ricorrere alla chirurgia: clinici, culturali, estetici. Ma questa distinzione è sfumata.
«Assolutamente. Gli interventi estetici sono anche culturali perché si riferiscono a delle idee di bellezza di una determinata cultura. Ma lo sono anche alcuni interventi clinici. Negli Stati Uniti la maggior parte dei bambini maschi è circoncisa “per motivi di salute”. Nel Regno Unito invece la circoncisione è considerata un fatto esclusivamente culturale e religioso. La mutilazione genitale femminile è illegale in molti Paesi anche se a richiederla è una donna adulta. Ma non è illegale la labioplastica che molte fanno perché pensano di non essere “normali”. Qual è la differenza? Bene, la differenza è che quando è illegale viene descritta come una forma di chirurgia culturale, la si fa per conformarsi a delle prescrizioni. E quando è legale è descritta come cosmetica. Io argomento che siano la stessa cosa perché quando vogliamo apparire in una certa maniera lo facciamo per adeguarci a delle norme culturali. La domanda è quale cultura? Quella dominante o di una minoranza?».

Lei scrive di una quattordicenne americana che va dal chirurgo per farsi correggere le orecchie e torna a casa anche col mento e il setto nasale rifatti.
«È una storia che spezza il cuore. Nel caso di Nadia è stato il chirurgo a spingerla perché era bullizzata per le orecchie. È uno dei motivi per cui si fa chirurgia estetica sui minorenni. Ma non c’è nessuno studio che prova che la chirurgia estetica riduca il bullismo. O che sono solo i ragazzini con corpi non conformi a essere bullizzati. Lo possono essere tutti. Cambiare il corpo perché non rientra in uno standard non garantisce che le cose miglioreranno. Però penso anche che la pubertà sia diventata un problema medico. Prendiamo il transgenderismo. Vedo molti ragazzini che pensano erroneamente di poter cambiare il proprio sesso. Nel caso delle ragazzine credo che ci sia il desiderio di sfuggire a norme oppressive. È un’ipotesi. Ma invece di cambiare la norma cambiamo il corpo e la norma rimane. Sembra la cosa migliore da fare perché è la più facile».

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito