Beauty
L’attivista Laetitia Ky in una delle 135 immagini del libro, Love & Justice, in cui crea hair styling d’arte e di protesta e racconta come ha accettato la sua unicità.
L’attivista Laetitia Ky in una delle 135 immagini del libro, Love & Justice, in cui crea hair styling d’arte e di protesta e racconta come ha accettato la sua unicità. 
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Attivismo capillare

Sfidare l’oppressione etnica e di genere con hair styling artistici. Così Laetitia Ky ha fatto pace con se stessa e conquistato i social

1 minuti di lettura

A 5 anni comincia a sperimentare con i capelli delle bambole. Ma le sue Barbie non le somigliano, hanno la pelle bianca e ciocche lisce, scivolose. Impossibile fare le trecce. Si procura delle extension, rasa quelle teste pallide e inizia a fare loro trapianti di capelli, innestando quelli ricci e voluttuosi delle donne del suo Paese, la Costa d’Avorio. 
Oggi, invece, Laetitia Ky usa la chioma come arte. La plasma, costruisce forme che duellano con la gravità, sfidando tabù, affrontando temi come l’oppressione razziale e di genere, o i canoni che mortificano il corpo delle donne.
I suoi capelli (con l’aiuto di extension e fil di ferro) diventano un pugno che simboleggia la lotta, una mano di un uomo infilata sotto la gonna, un dito medio alzato. Le sue opere sono diventate virali con 6 milioni di follower tra TikTok e Instagram, imbattendosi anche nelle critiche di donne trans, che si sentono escluse dal suo femminismo definito integralista. «Ho iniziato a postare 5 anni fa», ci racconta da Abidjan, «e mi hanno subito contattata ragazze, soprattutto nere, dicendomi che le aiuto ad accettare la loro blackness, i loro capelli, la loro pelle. I lineamenti di noi neri sono considerati meno attraenti dai canoni di bellezza imposti. Allora ho capito che la mia arte poteva avere un grande potere, associata al mio attivismo».    
E così nasce Love & Justice (Princeton Architectural Press), memoir, libro d’arte e manifesto femminista in cui, tra le 135 immagini di capolavori tricologici, si snoda la vita di Laetitia. Alla ricerca dell’accettazione del suo corpo.
A 13 anni arrivano bulimia e anoressia. «Le compagne di classe avevano già  forme da donna, secondo gli standard del mio Paese: seni grandi, sederi prominenti e pelle schiarita. Per assomigliare a loro ho iniziato a prendere peso». Ma il ragazzo per il quale ha una cotta critica la sua pancia e Laetitia dimagrisce riducendosi a pelle e ossa. Quando la madre vede il suo corpo nudo, inorridisce. «È lì che ho iniziato a riappropriarmi delle mie radici africane, soprattutto dopo aver visto foto di donne di colore prima del colonialismo con capelli al naturale, bellissimi. E ho imparato ad amarmi. Anche se la società non aiuta». Per questo Ky celebra le donne di tutte le fattezze. Le sue trecce diventano seni cascanti, fisici asciutti e pingui, glutei con smagliature o cicatrici. Perché non dobbiamo mai censurarci, dice, o chiedere scusa per come siamo. «La bellezza è un punto di vista. Trascende i tratti fisici. È energia, aura, carisma».

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