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La managing director di Clarins Virginie Courtin-Clarins
La managing director di Clarins Virginie Courtin-Clarins 
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Virginie Courtin-Clarins: educare i padri (e il mondo)

Virginie sta trasformando Clarins, l’azienda cosmetica di famiglia, in una B Corp. Dice: «Per il pianeta la politica deve fare di più»

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Cosa cambia quando nella «stanza dei bottoni» di un’azienda francese di cosmesi di statura mondiale creata e gestita da uomini da 68 anni arriva un quartetto di ragazze trentenni, occhi blu e idee chiare in testa? «Succedono molte cose. La prima è che la nostra generazione educa i padri e gli trasmette una nuova visione del mondo» risponde, sorridendo, una di loro, Virginie Courtin-Clarins, da poco managing director e già responsabile dello sviluppo etico e sostenibile di Clarins. Tre delle quattro nipoti del fondatore Jacques Courtin, le sorelle Virginie e le gemelle Prisca e Jenna oggi lavorano in azienda mentre Claire si occupa d'altro. Virginie ha innescato la svolta convincendo il padre Christian (presidente) e lo zio Olivier (direttore generale) a trasformare Clarins in una B Corp entrando così nel ghota delle aziende più virtuose del pianeta. «Li ho persuasi che era un passo indispensabile. E anche se tre anni fa erano perplessi, oggi sono fieri di averlo fatto: hanno capito che, anche se rinunciamo a qualche margine operativo, è un cambiamento importante per il futuro e dà senso a quello che facciamo. L’obiettivo è arrivare a una nuova forma di capitalismo che crei ricchezza nel rispetto dei valori».

La nuova Eau Extraordinaire, acqua cosmetica e aromatica di Clarins, in arrivo a maggio.
La nuova Eau Extraordinaire, acqua cosmetica e aromatica di Clarins, in arrivo a maggio. 

Si trova spesso a combattere in famiglia per imporre queste sue idee?
«No, andiamo d’accordo e anzi è una forza essere un’azienda familiare, siamo stati educati con dei valori comuni. Ma ora spetta a noi donne della terza generazione dare un contributo e avere una visione che apra a nuovi terreni di riflessione. Oggi le battaglie che vale la pena di combattere sono quelle per ottenere dalle istituzioni politiche leggi ambientali, ma anche produttive, più forti e trasparenti».

I governi fanno poco?
«Le autorità dovrebbero adottare regole comuni. Nel riciclaggio, faccio solo un esempio, le leggi cambiano da un Paese all’altro».

Quali sono oggi le soluzioni più green per un’azienda cosmetica?
«La transizione è un percorso complesso. E, oggi, ogni scelta è un compromesso perché soluzioni, competenze, conoscenze sono work in progress. Da Clarins abbiamo adottato una misura che mi sembra equa: calcoliamo l’impatto dei nostri prodotti sulla natura e lo compensiamo. Ma nel 2025 vogliamo arrivare al 95% di sostanze bio in tutti i nostri prodotti».