Gwyneth Paltrow, i 50 anni di un’imprenditrice geniale e controversa

Gwyneth Paltrow, i 50 anni di un’imprenditrice geniale e controversa

Ha fondato un brand a sua immagine e somiglianza, scommettendo prima di chiunque sul wellness olistico e, pur proponendo bizzarre teorie, è riuscita a trasformarlo in un impero. Campionessa nell'ignorare critiche e haters, Gwyneth Paltrow ha compiuto una perfetta transizione da diva hollywoodiana a donna d'affari. Con un unico ostacolo: la Generazione Z

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Non è certo l’unica star che si è avventurata nel mondo dell’imprenditoria, ma è probabilmente quella che lo ha fatto meglio: dopo una vita dedicata al cinema, oggi, alla soglia dei 50 anni, Gwyneth Paltrow è a capo di un vero e proprio impero chiamato Goop, un sito di informazione e un e-commerce fatto a sua immagine e somiglianza. Tutto nei contenuti nei contenuti di Goop rispecchia lo stile di vita della propria fondatrice, dall’alimentazione all’abbigliamento, passando per i viaggi e la sfera sessuale. Dopo il (semi) addio al cinema, Gwyneth Paltrow ha dedicato anima e corpo alla ricerca del benessere psicofisico, e ha tradotto in profitto ogni sua scoperta, arrivando al compimento del cinquantesimo anno di età (il 27 settembre) soddisfatta, felice, decisamente ricca. E con una notevole autostima: per festeggiarsi ha pubblicato su Instagram una serie di scatti che la ritraggono nuda e interamente ricoperta d'oro.

Goop è sotto molti aspetti un brand controverso, i cui prodotti a volte sono talmente sui generis da generare ilarità. Eppure ridicolizzare il Repellente psichico contro i vampiri, le candele al profumo di vagina, le uova di quarzo da infilare nelle parti intime, ha fatto il gioco dell’imprenditrice: la popolarità di Goop è cresciuta a dismisura, così come le vendite dei prodotti meno bizzarri, che per la verità compongono la maggior parte del costoso catalogo. La cattiva pubblicità ha contribuito a creare un immaginario, forse eccentrico, a volte criticabile, ma decisamente forte, riconoscibile, immediato. Il proverbiale “purché se ne parli” in questo caso è stato davvero funzionale. “Le persone pensavano fosse una cosa folle. Ma guardate oggi, Goop è un mercato da miliardi di dollari”, ha dichiarato a CEO Magazine.

Le provocazioni dietro il successo di Goop

Il miracolo imprenditoriale che porta la firma di Gwyneth Paltrow è nato da una semplice mailing-list inviata dal soggiorno della casa londinese dell'attrice: la primissima mail conteneva la ricetta del ragù di tacchino e dei muffin alla banana. Divenuto in 14 anni un business da 390 milioni di dollari, Goop oggi vanta una linea di abbigliamento, una di prodotti beauty, una dedicata ai prodotti per la casa, e una al benessere sessuale. Fornisce consigli e informazioni su viaggi, lifestyle, hobbies, cure olistiche e rimedi basati su medicine alternative. Intervista personaggi celebri, tra cui l'ex fidanzato Brad Pitt. Ha all’attivo due serie televisive, realizzate in collaborazione con Netflix (The Goop Lab, mini serie in cui lei e il suo staff sperimentano una serie di pratiche di wellness, e Sex, Love, and Goop, incentrata sul benessere sessuale).

Sono diversi i motivi del successo del brand, e sono tutti indissolubilmente legati alle ottime intuizioni della sua fondatrice. Innanzitutto, Gwyneth Paltrow ha capito prima di molti che le necessità delle donne stavano cambiando, che il concetto di invecchiamento stava mutando sotto i colpi di una vera e propria rivoluzione culturale. Il wellness stava diventando più importante della bellezza tout-court, e soprattutto stava allargando i propri orizzonti a pratiche olistiche, alternative, in un certo senso spirituali. Gwyneth Paltrow ha saputo incanalare le nuove necessità dei consumatori (principalmente delle consumatrici) proponendosi lei stessa come modello aspirazionale: lei è il perfetto target di Goop, ed è una cinquantenne che in molte, moltissime, guardano con ammirazione, perdonandole volentieri alcune bizzarie.

Il suo concetto di benessere è spesso eccentrico e si sorregge su filosofie curiose, non sempre comprovate: “Abbiamo un punto di vista curioso e privo di giudizio, apriamo conversazioni difficili, rompiamo apertamente i tabù, cerchiamo connessione e risonanza ovunque la troviamo”, si legge sul sito. Spesso le teorie di Goop vengono fortemente criticate dal mondo scientifico: nel 2018 sono persino costate alla società 145 mila dollari in responsabilità civile per aver sostenuto che infilare un uovo di giada nella vagina poteva aiutare l’equilibrio ormonale.

Ma per spazzare via una polemica, nulla di meglio che crearne un'altra: pochi mesi dopo la decisione del tribunale, il marchio lanciò la candela This smells like my vagina, che immediatamente scatenò un piccolo putiferio mediatico: “Non era nostra intenzione finire su tutti i giornali. Noi non facciamo mai nulla di incendiario”, racconta Gwyneth Paltrow al Financial Times, “Sono provocazioni, che servono a smantellare pregiudizi e ingiustizie. Non partiamo con l’intenzione di scioccare le persone.”

Lo stile iconico

Gwyneth Paltrow si è trasformata in una sorta di guru, e come tutti i guru ha le sue teorie controverse, i suoi discepoli e i suoi detrattori. Ma c’è una cosa in cui non sbaglia mai, e nella quale l’opinione comune è decisamente unanime: lo stile. Regina del minimalismo, Gwyneth Paltrow è stata un’icona fashion sin dagli esordi sul grande schermo, e ancora oggi l’ispirazione va a lei quando si parla di stile anni Novanta.

Gli slip dress di Calvin Klein, il completi di Donna Karan, i naked dress di Pucci e Alexander McQueen sono rimasti impressi nell’immaginario collettivo, così come l’abito rosa Ralph Lauren con il quale ha ricevuto il premio Oscar come Miglior Attrice per Shakespeare in Love nel 1999. Come scrive il Wall Street Journal: “Probabilmente è sui moodboard dei brand più di chiunque altra… è quasi un cliché farsi ispirare dal suo stile, è un canone stilistico tanto quanto Jackie O.”

“È strano”, confessa. “All’epoca (tra gli anni Novanta e Duemila, ndr) indossavo semplicemente quello che mi piaceva, e ora è diventato parte della mitologia della moda”. Oggi qualcosa nel suo modo di vestire è cambiato, adotta uno stile più classico, “Ma quando guardo quegli outfit penso che li indosserei ancora oggi. Sono ancora molto miei”. Non a caso alla Love Parade, sfilata organizzata da Gucci nel 2021, ha rispolverato l'iconico tuxedo in velluto rosso creato nel 1996 da Tom Ford per la maison italiana.

Naturalmente G Line, la linea di abbigliamento nata nel 2016 attraverso Goop, mantiene vivo quel sapore di minimalismo chic e bon-ton da ragazza-bene dell’upper class che di tanto in tanto ha un guizzo eccentrico. Il suo stile pulito ma di classe, con tocchi di personalità che non valicano mai il confine dell’eleganza, caratterizza oggi tutta la sua linea di abbigliamento, fedele alla filosofia di Goop basata sul culto della personalità: “Quando si presenta in ufficio noi prendiamo nota dei suoi outfit”, si legge sul sito. “In poche parole: vogliamo tutto quello che indossa”.

Cinquant'anni di soddisfazioni

Il cinquantesimo compleanno la trova serena come non mai: “Mi sento benissimo. Sono grata alla vita. Ero così preoccupata di avere un crollo, perché quando ho compiuto 40 anni è stata molto dura. Non ero ancora risolta”. A 40 anni per una donna, specialmente se è cresciuta nel mondo dello spettacolo, le cose cambiano: non sei più “desiderabile dal punto di vista commerciale”, spiega. “La società ti guarda diversamente, specialmente se sei stata oggettificata sin da quando avevi 20 anni”.

A quell’epoca Gwyneth Paltrow stava anche affrontando la separazione da Chris Martin, con il quale è stata sposata 13 anni. E anche durante il divorzio dal cantante dei Coldplay l’imprenditrice ha dimostrato di essere pronta a smontare qualche cliché: la definizione da lei utilizzata di conscious uncoupling, ovvero del separarsi coscientemente, riflette la volontà di divorziare con grazia, con delicatezza, senza colpi bassi e inutili recriminazioni. Non a caso, l’ex coppia è oggi emblema della famiglia allargata: Chris Martin e Gwyneth Paltrow passano ancora volentieri tempo insieme e soprattutto assieme ai figli, Apple, 18 anni, e Moses, 16, e sui loro social non mancano immagini che documentano i buoni rapporti tra l’ex e il nuovo marito, il produttore Brad Falchuk.

Dotata del superpotere di ignorare le critiche, i rumori di fondo, i chiacchiericci (“Nulla mi scompone più”), Gwyneth Paltrow ha saputo prima distinguersi come attrice grazie ad alcuni dei film più iconici degli anni Novanta/Duemila – Seven, Sliding Doors, Shakespeare in Love, Il talento di Mr.Ripley - poi come icona stilistica, quindi come imprenditrice e vera e propria guru: non è un caso che tra i Millennials e la generazione X lei sia assolutamente popolare. Magari criticata, ma popolare.

Oggi Gwyneth Paltrow vive tra gli Hamptons e la California, dove il marito lavora. Ha svariate case, e uno stile di vita decisamente altolocato sin da quando era bambina (è cresciuta in una ricca famiglia dello show business tra Santa Monica e l’Upper West Side). A volte si chiede lei stessa se essere l’emblema del privilegio americano l’abbia resa più attendibile nella missione di diffondere il verbo del benessere sessuale, anche quando implica seguire teorie bizzarre: “Ho pensato che potevo allargare la conversazione al grande pubblico: detta da me una cosa che riguarda il sesso non suona come pruriginosa. Perché sono una brava ragazza dell’Upper West Side”.

Probabilmente non riesce a fare breccia sulla gen Z, poco incline ad affidarsi ai consigli strampalati e ai prodotti molto costosi di una ricca signora bianca: secondo LA Times “La Goopificazione del wellness è giunta al suo atto finale”, e presto assisteremo al declino di questo impero commerciale filosofico/spirituale. Ma al momento si tratta di considerazioni che non trovano riscontro nel fatturato: persino durante la pandemia, mentre qualsiasi settore era in perdita, le vendite su Goop sono andate benissimo. Nonostante i suoi detrattori, Gwyneth Paltrow ha dimostrato di essere un’eccellente business woman: “Il mio istinto è molto forte, e, che sia giusto o sbagliato, tendo sempre a seguirlo”.