parenting
Vincenzo Galasso, economista: "Ecco perché le conseguenze della pandemia gravano tutte sui ragazzi"
parenting

Vincenzo Galasso, economista: "Ecco perché le conseguenze della pandemia gravano tutte sui ragazzi"

Un saggio prende ispirazione dai testi delle canzoni di Bennato per dare voce a chi, durante l’emergenza sanitaria, non l’ha mai avuta. Ovvero i ragazzi, che scontano disfunzioni di sistema che difendono le rendite di posizione acquisite. Con “Gioventù smarrita”, l’economista Vincenzo Galasso indica la strada per invertire la rotta

4 minuti di lettura

Prendi un professore di economia e un cantante partenopeo, mixa tutto con la pandemia e il risultato è “Gioventù Smarrita”, un saggio (Egea - Bocconi Editore) che prende ispirazione dai testi delle canzoni di Bennato per dare voce a chi, durante l’emergenza sanitaria, non l’ha mai avuta. “Come tante persone, con il Covid è aumentata la mia esposizione ai ragazzi. Ho avuto modo di notare la loro sofferenza e ho sentito il bisogno di dar loro credito”, racconta l’autore, Vincenzo Galasso, professore ordinario di economia all’Università Bocconi di Milano, Research Fellow al Center for Economic Policy Research (CERP) di Londra e CES-Ifo di Monaco e direttore dell’unità di Analysis in Pension Economics del centro Baffi-CAREFIN.

Ma cosa c’entra Bennato con l’economia? “È stato ascoltando i dibattiti in tv che, causalmente, mi è tornata in mente la strofa Questo giovane è malato / ha già troppo contaggiato / deve essere isolato. E ho riguardato le cose partendo da lì, da quella canzone intitolata 'Dotti, Medici e Sapienti' ”. Con desolante precisione, il verso fotografa i due anni dell’emergenza. “I ragazzi sono stati accusati di essere degli untori, li abbiamo isolati senza chiedere i loro parere, li abbiamo colpevolizzati, senza notare invece il loro senso di responsabilità”. Eppure, a guardare le cose a posteriori è chiaro che avremmo potuto e dovuto fare diversamente. “Ci siamo attenuti a una politica di blame avoidance, siamo stati poco scientifici, ci siamo basati sulla mistica che sono i bambini a far ammalare i genitori e i nonni e abbiamo capito troppo tardi che le scuole, invece, non sono luoghi primari di contagio”. Almeno, non lo erano fino ala variante Omicron. Per Galasso, che tredici anni fa aveva firmato con l’economista Tito Boeri il saggio “Contro i giovani. Come l’Italia sta tradendo le nuove generazioni”, è stata una conferma della tesi.

Le coordinate culturali-economiche

“In tredici anni non è cambiato quasi nulla. Il nostro è un Paese che vive di rendite di posizione che, per definizione, sono un privilegio delle generazioni più anziane”, prosegue l’autore. Lo abbiamo visto con le 'reti' di protezione introdotte all’insorgere dell’emergenza: “Il blocco dei licenziamenti ha riguardato i contratti a tempo indeterminato. Gli oltre 350mila giovani con contratto a tempo determinato, invece, sono rimasti a casa. Non sono stati licenziati in senso tecnico, ma il loro contratto non è stato rinnovato. A loro si aggiunge il milione e mezzo di assunzioni mancate. Anche in questo caso, i più penalizzati sono stati loro, quelli che devono entrare nel mondo del lavoro”. Con la pandemia, il fenomeno dei NEET - chi non studia, non lavora e non cerca un lavoro - ha assunto dimensioni da emergenza: più di tre milioni di persone nella fascia 15-34 anni, di cui quasi un milione fra i 30 e i 34 anni, quelli cioè che rischiano di rimanere fuori per sempre.

Va detto che nessuno, però, ha srotolato un tappeto rosso davanti alle generazioni dei nostri nonni e dei nostri genitori che non sono passati alla storia come 'bamboccioni'. “È vero - concorda Galasso -, ma l’Italia del dopoguerra era una Paese wealth poor - income rich, ovvero un’economia che proprio per le condizioni di partenza aveva spazio per crescere. Oggi, invece, siamo un Paese ricco, in termini immobiliari e di risparmio, che cresce pochissimo. I salari non sono il nostro asset migliore”. Dal dopoguerra a oggi, inoltre, questa dinamica ha portato a un cambiamento culturale radicale. “La ricchezza ha determinato una modificazione del costume: rispetto alle generazione che uscivano di casa affamate di libertà, i giovani di oggi a casa non stanno male. Possono invitare gli amici, la fidanzata, è una soluzione all-inclusive”.

Le ragazze

La pandemia ha riportato a casa chi aveva una vita indipendente che non si può più permettere, mentre altri decidono di partire. “Rispetto alle migrazioni precedenti, c’è una grande fuga di cervelli. Da sud a nord e dall’Italia verso il resto del mondo. Oggi se ne vanno via le persone istruite che fanno fatica a trovare una collocazione, un salario”. Nel 2019, prima del Covid, emigravano all’estero 120mila italiani con un età media di circa trent’anni. Un terzo degli emigrati aveva almeno una laurea, una proporzione più alta di quella dei laureati nella popolazione italiana. L’Italia, lo sappiamo, non dà spazio.

Galasso accende i riflettori anche sul sistema dell’istruzione. “Nei confronti internazionali facciamo fatica a tenere il passo. Non sosteniamo i nostri ragazzi nella scelta, abbiamo meno laureati nelle materie scientifiche che sono quelle che danno accesso a stipendi più elevati. Inoltre, c’è un mismatch fra le competenze che ottengono gli studenti e quelle che chiedono le aziende”.

E poi ci sono loro, LE giovani, mimetizzate nel sostantivo maschile plurale 'giovani'. “Durante la pandemia, sono state colpite di più. Per un fattore “meccanico”, visto che le restrizioni sanitarie hanno toccato soprattutto i settori ad alta occupazione femminile. E poi, per via della variabile familiare: con le scuole chiuse, molte donne sono rimaste a casa per occuparsi dei figli”. In Italia, il tasso di occupazione femminile si è ridotto di un punto percentuale (dal 53,8 al 52,7%), in Europa è passato dal 67,3 al 66,8%, una vera e propria she-cession, una recessione al femminile.

Uno snodo storico

Per Galasso, quello che abbiamo davanti è un punto di svolta epocale. “Abbiamo una grandissima opportunità che si chiama NextGen Eu, un recovery plan da 250 miliardi di euro, e un governo tecnico guidato da una persona che non ha incentivi di carriera e può veramente dedicarsi a sterzare il paese in un’altra direzione. Insomma, le condizioni ci sono, l’importante è che siano seguite dalle riforme”. Secondo l’economista, la chiave di volta dell’intero sistema, prima ancora di riforme strutturali per stimolare l’imprenditorialità e la concorrenza, è il mondo dell’istruzione. “Le disuguaglianze nascono a scuola. Nel divario fra il nord e sud, nelle differenze economiche. Nelle vacanze di tre mesi, per esempio, che privilegiano i figli delle famiglie benestanti che hanno accesso ad attività e corsi extra, mentre gli altri, figli di famiglie che non se lo possono permettere, trascorrono il tempo con i nonni o le associazioni se va bene, molto spesso per strada, soprattutto nelle periferie”. E ancora, il tempo pieno, un altro elemento della disparità geografica fra nord e sud: ora della fine della quinta elementare, gli alunni che fanno tempo pieno hanno accumulato un anno di lezioni in più nel confronto con gli altri. La DAD ha esacerbato i problemi. Rispetto al 2019, le prove INVALSI alle superiori fotografano uno scenario di inadeguatezza. Uno studente su due non raggiunge i livelli minimi in matematica e il 44% in italiano. In inglese, uno su due è sotto la soglia minima nella lettura, quasi due su tre nella comprensione.

Il valore della libertà

Ma non sono solo note dolenti. Galasso riconosce che le generazioni più giovani sono culturalmente più aperte alla condivisione: “Sono moderatamente fiducioso sulla questione dell’uguaglianza. Anche se guardo all’università, le ragazze tendono a ottenere risultati migliori ed è possibile che avranno un sostegno maggiore da parte dei loro compagni quando dovranno conciliare lavoro e famiglia”. Alle famiglie, impegnate a sostenere i figli nella difficile sfida di trovare il proprio posto nel mondo, Galasso dice: “Bisogna lasciare liberi i figli, anche se guardiamo con preoccupazione al loro futuro. Un tempo, i genitori si preoccupavano di lasciare una casa ai figli, adesso si preoccupano di assicurargli un posto nelle migliori università, ma questo crea su di loro un’ansia enorme”. Nulla da eccepire al fatto che i genitori-elicottero siano tali perché hanno a cuore il benessere dei figli, ma il rischio è l’effetto boomerang. “Alla lunga, i figli si trovano davanti un percorso a ostacoli predeterminato. I genitori dovrebbero avere il coraggio di lasciarli andare, andare a conquistare la propria indipendenza, anche a rischio di sbagliare”. Per dirla con Bennato: “Ogni cosa ha il suo prezzo / ma nessuno saprà / quanto costa la mia libertà”.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito