Chanel Métiers d'art: la sfilata dove sarti e artigiani giocano in casa

Chanel Métiers d'art: la sfilata dove sarti e artigiani giocano in casa

Ciceroni famosi e un défilé omaggio ai maestri del savoir faire per inaugurare lo spazio Le19M, il nuovo quartier generale di Chanel

2 minuti di lettura

"Avete presente le camelie bianche sui pacchetti di Chanel? Sono tutte fatte a mano, una per una, con gli stessi attrezzi che si usavano 140 anni fa. Da quando l’ho scoperto, non ho più guardato una camelia nello stesso modo". Sofia Coppola ha un ottimo modo per spiegare quanto sia eccezionale quello che si fa a Le19M, la nuova struttura di oltre 25mila metri quadri alle porte di Parigi, nel XIX arrondissement (da qui il nome; la M invece simboleggia la moda, le mani e i mestieri dei sarti), in cui dalla scorsa primavera sono stati trasferiti 11 dei 40 laboratori rilevati negli anni da Chanel.

Sofia Coppola ha guidato gli ospiti per una parte della visita al nuovo spazio Le19M
Sofia Coppola ha guidato gli ospiti per una parte della visita al nuovo spazio Le19M 

Al suo interno si realizzano i migliori ricami, le migliori scarpe, i migliori bottoni che la Francia abbia da offrire: la regista è la guida d’eccezione attraverso le stanze di Lemarié, l’atelier che crea i decori di piume e tutti i fiori appuntati sugli articoli della maison. Non è l’unica: da Goossens, gioielli, c’è Pharrell Williams, da Lognon, che fa plissé, c’è Carole Bouquet, e così via. Ad ascoltarli, la mattina del 7 dicembre, sono giornalisti e invitati arrivati per la sfilata di Chanel ribattezzata Métiers d’art, la linea di demi-couture (cioè non alta moda, ma quasi) nata proprio per celebrare l’arte e la tecnica di ciascun atelier. Tutto ciò che si vede in passerella serve a mettere in risalto l’abilità di sarti, artigiani e ricamatori. E stavolta, giocano pure in casa.

 

Sono quasi 40 anni che Chanel ha avviato questa strategia di acquisizione; quando ha iniziato, negli anni Ottanta, era in totale controtendenza rispetto all’epoca, che puntava decisa verso il casual, mettendo a repentaglio l’esistenza stessa di certe realtà. Chanel li supporta in tutto, ma lascia che lavorino anche per gli altri: durante le visite si scopre che i ricami di Lesage sono usati pure da Schiaparelli, nonostante Elsa e Coco si odiassero.

"Sinora ogni atelier era un pianeta a sé stante, con sedi diverse e compiti diversi. Ma la moda è scambio, e stare nello stesso luogo farà la differenza: infatti, sono già nate le prime collaborazioni", spiega Bruno Pavlovsky, presidente delle attività moda del brand e fervente sostenitore del progetto. Il principio dei vasi comunicanti funziona: da Massaro, scarpe, spiegano per esempio che i loro artigiani imparano nei laboratori italiani della maison a usare scanner e stampanti 3D, unendo poi quegli insegnamenti al loro savoir faire più tradizionale.

Le19M
Le19M 

"Qui oggi lavorano 600 persone in condizioni ottimali per spazi e soprattutto per luce", prosegue Pavlovsky. "È quello che mi hanno chiesto tutti in fase di progettazione: ogni cosa qui è pensata in base alle loro necessità", conclude, giustamente orgoglioso. L’entusiasmo è palpabile: quando durante i tour gli artigiani vedono le modelle con addosso i “loro” vestiti scattano applausi e foto ricordo. Si capisce perché Virginie Viard, direttore creativo che è nella maison da trenta e passa anni (è arrivata con Karl Lagerfeld), ci tenesse tanto a organizzare qui questa sfilata.

E si vede che quest’inaugurazione ha galvanizzato pure lei: ha mandato in scena una delle sue migliori collezioni da quando ha assunto il ruolo. È come se avesse raggiunto un equilibrio tra la ricchezza insita in certi materiali e lavorazioni e la sua innata discrezione, che la spinge a evitare trovate a effetto fatte solo a favore di show. Quando la sua concretezza s’incastra con tutta questa spettacolarità, il risultato funziona, che si tratti delle silhouette smilze anni Dieci o di quelle esplosive anni Ottanta, dello smoking da sera con sopra il kimono di chiffon o del tailleur di tweed arancio e ciclamino grondante catene. Ma anche del jeans délavé messo con il cappottino ricoperto di tasselli d’argento e dei cardigan avvolgenti. A spiegare forse meglio le ragioni della riuscita della collezione è, di nuovo, Sofia Coppola: "Per fare un film ci si deve relazionare continuamente con molti esperti in diversi campi: comprendo bene il processo creativo di Virginie, il suo scambio con gli artigiani. Credo che traspaia l’amore e il rispetto che nutre nei loro confronti, e penso che questo faccia la differenza. Il pubblico certe cose le percepisce, e non può che esserne attratto".

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito