Amicizie tossiche, come riconoscerle. E liberarsene

Photo by Darya Skuratovich on Unsplash
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"Inquinano la nostra emotività perché sono rapporti che schiacciano, deludono, sfiniscono, che succhiano energia senza mai dare. Alla fine ci si sente prosciugate e si può arrivare anche a dubitare di sé stessi”, spiega Maria Claudia Biscione, psicoterapeuta e sessuologa. Che indica anche alcune tipologie di amicizie tossiche (dalla lamentosa, alla mantide, fino alla vampira e alla narcisa), i segnali da tenere d'occhio e i modi per allontanarsene
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Vi critica senza sosta, spettegola alle vostre spalle, tutto ruota sempre e solo intorno a lei e per questo si aspetta che voi siate sempre a sua disposizione. E anche se continua a farlo, tutte le volte trovate un motivo per comprenderla, giustificarla e perdonarla. Voi la chiamate amica, ma in realtà è una persona che non smette di tradire e deludere la vostra fiducia e, anche se la conoscete da lungo tempo, non si dimostrata mai fino in fondo una vostra alleata. Proprio come è successo a Camilla con Chiara, la sua ex amica storica.

La storia di Camilla e della sua amicizia tossica

“Ci conosciamo dai tempi del liceo e, tra momenti di distacco e riprese, alla fine non ci siamo mai perse di vista. Eppure il rapporto con Chiara non è mai stato sereno anzi. Perché di colpi bassi me ne ha tirati parecchi e io alla fine, per l’antica amicizia che ci univa, l’ho sempre scusata e riaccolta nella mia vita. Da parte sua non ho mai trovato una grande empatia, anzi appena poteva mi giudicava e mi dava addosso, dicendo che lo faceva per il mio bene, per scuotermi. E quando c’era da celebrare qualche mio successo, non perdeva mai occasione per fare paragoni, tentando sottilmente di sminuirmi.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata quando il mio ultimo compagno mi ha lasciato. Ero uno straccio e mi aspettavo che mi stesse accanto. Invece mi ha addossato la responsabilità del fallimento: non ero stata capace di tenermi un uomo, mi ha detto. Pur sapendo che il mio ex mi aveva tradita. Dopo quella chiacchierata che mi ha danneggiato emotivamente, ho capito che Chiara doveva uscire dalla mia vita. Così nel pacchetto delle persone da cui era necessario prendere le distanze ci è finita anche lei.

Dopo mesi mi ha chiamato, ma ho evitato di rispondere. Mi sono trovata poi un messaggio vocale, dove parlava solo di sé stessa e delle sue cose, senza neanche chiedermi come stavo. E lì ho compreso ancora meglio che avevo fatto la scelta più saggia a staccarmi da lei e che quella sarebbe stata l’ultima volta che la sentivo”.

 

L'esperta: "Rapporti dannosi da chiudere al più presto"

Chiudere una relazione amicale è difficile tanto quanto in amore. Ma quando parliamo di rapporti tossici è importante farlo e anche velocemente. Perché seppure non ce ne rendiamo conto, causano stress, tristezza o ansia e, soprattutto, non ci aiutano a essere veramente noi stesse. “Le amicizie tossiche inquinano la nostra emotività perché sono rapporti che schiacciano, deludono, sfiniscono, che succhiano energia senza mai dare. Alla fine ci si sente prosciugate e si può arrivare anche a dubitare di sé stessi”, spiega Maria Claudia Biscione, psicoterapeuta e sessuologa. “Prendere le distanze non è sempre semplice e immediato: spesso sono legami in cui chi subisce ha una forma di dipendenza dall'altro, un gancio disfunzionale che seppur tossico si fa fatica a sciogliere e liberare”.

 

Qual è la differenzia tra un'amicizia vera e sana e un legame tossico?

“Un rapporto amicale sano si basa su uno scambio emotivo e affettivo. Si dà e si riceve. C'è presenza, empatia, ascolto, intimità, benessere e sostegno reciproco. Le amicizie, quelle vere, molto più dei rapporti d'amore, possono essere per 'sempre' e vivono di un'intensità e di una sincerità in cui il poter essere sé stessi è il motore portante. Capita anche che dei legami sani si possano trasformare nel tempo in disfunzionali. Questo in genere avviene quando cambiano le condizioni di stabilità del rapporto, quando fattori interni o esterni ne mutano la dinamica e uno dei due non riesce a evolvere con questi cambiamenti, ma resta ancorato all'esigenza di un legame immutabile. Ecco che allora non ci si ritrova più, ci si sente gelosi dei successi dell'altro, o le proprie difficoltà non ammesse si nutrono del bisogno di svalutare l'amico per sentirsi migliori. Ci sono amicizie che hanno un tempo fisiologico legato a momenti di vita specifici (per esempio quelle nate a scuola) e nella crescita non reggono perché non sanno evolvere nella sincerità di accogliere i cambiamenti, le maturazioni e le reali caratteristiche dell'altro o perché, banalmente, i percorsi di crescita portano altrove”.

Quali sono le diverse forme di amicizie tossiche?

"C'è l'amica 'lamentosa', quella con la sindrome dell'infelicità cronica. Il bicchiere è sempre mezzo vuoto, si compiange in continuazione, a volte è logorroica, ti cerca solo per tediarti, spesso sugli stessi temi, pretendendo un ascolto purché sia sempre passivo. Se provi a dire come la pensi, si infastidisce, taglia corto e cambia argomento. Ha bisogno di te come di un 'cassonetto emotivo' in cui vomitare i suoi turbamenti e negatività, lo scambio non esiste e tantomeno l'empatia verso di te. C’è anche l’'invidiosa', che proprio non ce la fa a sorridere o gioire dei tuoi successi. È quella che se le mostri una foto di te felice, commenta a mezza bocca o sfoglia senza nessuna cura. L'amicizia per lei è una specie di sodalizio sulla 'sfigaggine', un mutuo soccorso: se esci fuori da questa zona grigia, emerge allora l'aggressività, la svalutazione e la vera natura di questo rapporto. Nella fila delle amiche tossiche possiamo inserire anche la “mantide”. È quella che ti seduce con la sua esuberanza e la sua energia, che ti conquista cercando una relazione esclusiva. Fino a che le servi esisti solo tu e da te pretende molto, ma appena è distratta da altro, sopraggiungono stimoli diversi o nuovi bisogni, ti parcheggia all'istante e ti liquida come se non fossi mai esistita. Parliamo anche dell’amica “vampira”, che ha sempre bisogno di te, si mette in una posizione di dipendenza per farsi accudire, nutrire, amare. È gelosa, invadente, bisognosa oltre ogni limite, ti aggancia sul tuo bisogno di dare e aiutare. Ti succhia l'anima. È certamente capace di dare a sua volta e ascoltarti, ma esige un rapporto simbiotico. Una persona così è difficile da confinare, perché è bravissima nell'attivare i tuoi sensi di colpa. Poi c’è l’amica “narcisa”: tu esisti solo per farla risplendere e farla emergere. Fa leva sulla tua insicurezza e bassa autostima per sentirsi migliore, più bella, più seduttiva e più adeguata. Lancia frecciatine pubbliche con facilità, sa essere cattiva e svalutante, tradisce spesso le tue confidenze e sparla di te. Poi, però, nel rapporto a due, quando davvero esagera e vede tentativi di allontanamento, ti frega facendo leva sulla tua bontà e comprensione, ma solo fino alla prossima volta. Infine l’amica “caterpillar. È forte, sicura di sé, intelligente e competente, ma ti asfalta emotivamente senza nessuna pietà. In nome della sincerità proprio non capisce quando esagera e quando tu, invece, avresti solo bisogno di un po’ di conforto e di una spalla su cui piangere. Deve per forza dirti come la pensa sempre e comunque anche se non lo hai chiesto. Il risultato? Ti fa sentire sempre in ansia, debole, sconfitta, ti provoca continui dubbi e mina costantemente ogni tua certezza”.

Quali sono i campanelli d’allarme che ci aiutano a riconoscerle?

“Sono tutti quei segnali complessivamente di disagio emotivo. La spia è la sensazione di 'scomodità' che si vive nell'amicizia tossica e che, nonostante quello che ci si racconta, in fondo in fondo si percepisce come un legame sbagliato. I campanelli d'allarme riguardano vari aspetti. Possono essere relativi alla mancanza di reciprocità del rapporto come quando, per esempio, si viene sopraffatti dalle sue decisioni e comportamenti, o non si viene mai ascoltati sui propri bisogni, desideri e necessità. Oppure hanno a che fare con aspetti di prevaricazione, ovvero, quando ci si sente calpestati o derisi nei propri sentimenti o, peggio, manipolati per scopi o situazioni che non ci appartengono, o anche quando la dominanza emotiva è tale da rendere bugiardi, da far compiere azioni di cui ci si pente o vergogna. E, infine, i segnali di un'amicizia tossica riguardano inevitabilmente il benessere individuale che ne deriva. Se il legame non dà nessun valore aggiunto, se non aiuta a crescere e migliorare, se non allevia e gioisce, se non protegge e capisce, nel senso più intimo della parola, se non appaga e rende felice e, soprattutto, se non fa sorridere con il cuore, è giunto il momento di riflettere sull'opportunità di chiudere questo rapporto”.

Perché le amicizie tossiche sono così malsane?

“Sono dannose perché l'amicizia è un'ambizione sacra a cui tutti tendiamo. Quando è reale è una forma pura di amore. È un contenitore dentro cui mettere sé stessi al riparo e a cui affidarsi completamente. I dolori più grandi che ho conosciuto nella mia esperienza professionale riguardano amicizie deluse e tradite. Gli amici salvano la vita dalla solitudine, dalla disperazione, sono fonte di energia, compagnia, comprensione, divertimento, scambio, crescita, ascolto. Quando questo principio è deluso, frainteso, non accolto, tradito, mortificato, gli effetti sono molteplici e profondi. Ansia, senso di inadeguatezza, disvalore, abbandono, frustrazione, perdita, senso di colpa, etc. Perché si può anche vivere senza un amore, ma è davvero difficile sopravvivere senza veri amici”.

 

Come prendere le distanze da questi legami nocivi?

“Il miglior modo è prendersi un tempo per capire su cosa questa amicizia si è fondata. Spesso nel costruire un legame tossico si è in due, per cui vale la pena comprendere dove la personalità dell'altro ci ha agganciati. Ovviamente non tutti i livelli di 'tossicità' sono gravi. Per cui ci si può anche chiedere se questo rapporto è recuperabile o, meglio ancora, rinnovabile nella sua dinamica. Spesso lo è e vale la pena aumentare il grado di sincerità in cui mostrarsi all'altro, per venire fuori da ruoli stereotipati che sono ormai obsoleti. Se, invece, in questa autonarrazione e analisi il disagio è il solo comune denominatore, allora, ci si può accomiatare con calma da questa amica, senza provocare la sua rabbia o manipolazione: essere sempre meno uno strumento attraente per l'altra farà sì che non essendo più 'utili' guarderà presto altrove. È importante, infine, quando si decide di chiudere un'amicizia tossica, farsi schermo (con altri amici, parenti, una terapia) per non lasciare varchi in cui l'altra può infilarsi per sopraffare nuovamente o per attivare quei sensi di colpa che altro non sono, come dico spesso, che rabbia repressa”.

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