Max Mara 

Cosa indosseremo questo inverno? Prove di ritorno alla normalità

Consoliamoci, questo inverno vale tutto. Ci sono gli stilisti “formica” che puntano sui classici, come cappotti cammello, jeans e borse oversize, e poi ci sono i designer “cicala” che pensano che in fatto di stile tutto è concesso. Ma abbiamo anche qualche certezza: agli abiti scivolati e ai piumini non potremo rinunciare

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Stavolta vale proprio tutto. Vero, sono anni che chi fa moda va ripetendo che le tendenze non esistono più, che i “must di stagione” sono uno strumento di marketing ormai superato, ma la realtà è un po’ diversa. I trend, con i conseguenti consigli per gli acquisti di inizio semestre, ci saranno sempre: magari più che dogmi oggi sono suggerimenti più o meno velati, ma per esserci ci sono.

Il vero problema è che, dopo due anni di vita sociale ridotta al lumicino, onestamente si è persa pure l’abitudine a vestirsi. Certo, l’agognato ritorno alla normalità è in corso d’opera, ma ciò non toglie che, quando si tratta di mode e tendenze, non si sa più che pesci pigliare.
Non lo sanno i designer, a cui si chiede di anticipare a scatola chiusa lo stile di una vita ancora in divenire, e men che meno lo sanno i consumatori, che dopo mesi di nulla non sanno nemmeno più di cosa hanno bisogno. Il risultato è caotico: da una parte abbiamo i creativi che proclamano il ritorno a uno stile festaiolo ed elaborato, dall’altra il pubblico che ancora cerca, e compra, sandali Birkenstock e ciabatte da casa (il dato è di Lyst).

Detto questo, da qualche parte bisogna pur partire per capire come ci si vestirà, e in questo senso una simile varietà nell’offerta torna utile. Per esempio, chi ancora non se la sente di abbandonare quello stile casalingo che tanto piede aveva preso, si sentirà rassicurato dall’invasione in corso di abiti lingerie scivolosi e impalpabili. I completi stretch sportivi, usati in lockdown sia per allenarsi che per vegetare sul divano, si sono invece evoluti in abiti molto elastici e fascianti: l’idea è del francese Jacquemus, ma le copie carbone aumentano di giorno in giorno.
I nostalgici delle giornate passate avvolti nella trapunta del letto, come burrito, si consoleranno con il boom dei piumini, mai così popolari. Anche in versione completo, per i più dediti alla tendenza.

Quelli che dopo due anni di vita digitale si sono adattati ai canoni stilistici dei social media, non hanno che da chiedere: i riferimenti a quelle estetiche abbondano, visto che sono un ottimo mezzo per attirare i più giovani. La collezione di Dior per esempio è un’ode alla Dark Academia, un mix tra il gotico e le divise scolastiche il cui hashtag su TikTok ha quasi un miliardo e mezzo di visualizzazioni. Che non sono poche.
Ancora, ci sono i “designer-formiche”, che non rischiano e propongono capi sicuri, a prova di lockdown: i cappotti di Max Mara, le borse di cuoio oversize di Tod’s, i jeans di Celine. Tutto già visto e collaudato, per l’appunto. Al contrario, i “creativi-cicala”, come si diceva, scommettono sulla rinnovata voglia di divertirsi, senza vie di mezzo: le tute di paillettes tipo Abba di Stella McCartney bene incarnano questo spirito, ottimista a prescindere.

Un discorso a parte lo meritano infine quei marchi che nel 2021 avrebbero dovuto festeggiare: Louis Vuitton ha compiuto 200 anni, Luxottica 60, Max Mara 70, Gucci 100. In tempi normali ci sarebbero state celebrazioni memorabili, ma si sa com’è andata. Dunque, a tutti loro è toccato studiare un’alternativa. Quella ideata da Gucci è di tutto rispetto: una collezione zeppa di pezzi memorabili da conservare, come i capi firmati con Balenciaga, e un film diretto da Ridley Scott in uscita il prossimo 24 novembre, House of Gucci, che ha già infiammato gli appassionati, impazziti per i look di Lady Gaga nei panni di Patrizia Reggiani. L’effetto emulazione è una garanzia.