Il guardaroba ribelle di Lady D, dagli anni 80 al revenge dress

La principessa del Galles capì che poteva parlare con gli abiti, e comunicare al mondo attraverso loro i suoi stati d'animo. Negli anni abbiamo assistito a un'evoluzione intima ma anche estetica di Diana. Da timida e sognante ragazzina dell'alta società inglese, è dventata una donna capace di dire "no" al piccolo mondo antico e ipocrita a cui era stata assegnata. Rifiutandosi di vivere una vita vuota, decisa da altri e senza amore. Creandosi uno stile inconfondibile che continuna a fare seguaci, anche tra i giovanissimi

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La prima grande "prova" di stile per lady Diana è stata il giorno delle nozze, il 29 luglio del 1981 quando è arrivata all’altare nella cattedrale di Saint Paul avvolta in una "meringa" di seta  - 95 metri di tessuto, 100 metri di pizzo, 30 metri di strascico -  disegnata da due giovani stilisti, David ed Elizabeth Emanuel. "Vogliamo che Lady Diana sembri una principessa delle fiabe" dichiararono gli stilisti conosciuti per lo stile romantico ricco di balze e falpalà. Si ispirarono ai ritratti del pittore inglese Thomas Gainsborough, alle immagini dei royal wedding del passato, come quello della regina Vittoria, ma anche a film come il Gattopardo, Via col vento e Barry Lindon. L’intenzione era anche quella di far apparire maestosa una ragazzina timida e insicura che stava per sposare un uomo che non la amava e non la avrebbe mai amata. La seta della gonna si stropicciava solo a guardarla e alla luce dei riflettori il bianco incerto sfumava in un beige tristolino. Ma gli occhi da cerbiatta della sposa, le guance timide colorate di rosso, l’incanto della favola reale hanno comunque reso magico sia il giorno che l’outfit. 

Nascita di una dea 

Quello che accadrà da quel giorno in avanti rivelerà la vera anima di lady D, ma anche il suo stile. E se a quel punto avesse dovuto scegliere un abito da sposa siamo certe che sarebbe stato ben diverso, comunque meno simile a una torta a più strati, una romanticheria poco adatta a un’icona assoluta del ventesimo secolo, sul podio con "colleghe" come Jackie Kennedy e Grace Kelly. Per 17 anni abbiamo seguito la sua evoluzione, tra i tormenti di un matrimonio infelice e la determinazione a realizzarsi, per dimostrare che anche lei contava, non solo la Corona. Non solo Camilla. Insomma abbiamo assistito alla trasformazione di una farfalla, alla nascita di una delle dee incontrastate nell’Olimpo del glamour.  

Carlo e Diana nel giorno dell'annuncio del loro fidanzamento 

Diana la "timida" 

Quando abbiamo conosciuto Diana era una timida maestra d’asilo che arrossiva facilmente, incapace di sostenere gli sguardi di ammirazione e curiosità che iniziarono a trafiggerla appena si sparse la notizia del fidanzamento con l’erede al trono d’Inghilterra. A quel tempo lady Spencer avvolgeva il suo corpo in gonnelloni lunghi, quasi per nascondersi. Nel suo armadio c’è tweed come se piovesse, ma anche camice con volant e colletti a torta sotto golf oversize. Lo stile è quello preppy delle ragazze bene. Il giorno del fidanzamento, il 24 febbraio 1981 indossa un tailleur blu cielo firmato Cojana con i bordi smerlati e una camicia col fiocco. Le scarpe sono basse, o con mezzo tacco, per non svettare su Carlo e non prendergli la scena. Ma c’è una luce in quegli occhi sfuggenti, un’empatia che è sconosciuta alla famiglia reale, e che diventerà la vera corona di questa ragazzina tradita dalla sua favola.  

È di Arthur Edwards lo scatto controluce che "svelò" le gambe della giovane Spencer, appena dopo il fidanzamento con Carlo 

Una influencer a corte 

Diana buca lo schermo. A palazzo i rapporti sono complicati e per evadere da quella che sembra sempre più una prigione trova una sua personale via di fuga: i media. Capisce subito che giornalisti, fotografi, tv possono diventare potenti alleati e offre loro sempre nuovi spunti; l’abbraccio a un bambino la carezza a un malato di Aids, un sorriso complice e goffo. Nei primi tempi si “veste” di questa luce e nessuno fa caso ai suoi abiti, imposti dalle rigide regole di corte. Nessuna fantasia, nessuna trasgressione concessa. Tailleur e chemisier che sembrano tutti uguali, destinati a rendere banale chiunque. Ma non lei, Diana, la cui luce incanta, qualsiasi cosa indossi.  Sono la fragilità e la sofferenza le cifre che la legano al popolo. Le sue ossessioni sul corpo, che stressa con fitness, e diete che non riescono a controllare la sua bulimia, sono quelle di tante coetanee. Diana sfida se stessa per cambiare, per conquistare il suo regno anche con l’estetica. E sarà un percorso lungo, doloroso, e accidentato. 

Un maglione con tante pecorelle bianche. E una sola nera. 

Anni Ottanta

Sono gli anni della speranza, dei figli, delle lotte per trovare un’identità e salvare il suo matrimonio. Lo stile è ancora incerto. Diana ama molto i "polka dots", ossia i look a pois. Le gonne sono sempre ampie, lunghe a metà polpaccio. Nel 1981 inizia a farsi consigliare e vestire da Catherine Walker che per Diana non è solo la stilista di fiducia ma anche un’amica. Con lei sperimenta uno stile personale che da subito la fa splendere nel grigiore di Buckingham Palace. Ma soprattutto mette a punto un linguaggio. Gli abiti parlano per lei come quando il 1 giugno 1983, neo-mamma del principe William, accompagna il marito sul campo da polo, allo Smith’s Lawn a Windsor. Indossa un paio di pantaloni bianchi, scarpe rosse e un maglione di lana Muir and Osborne a sfondo rosso decorato con una serie di pecore bianche, e una sola nera. Facile interpretare lo stato d’animo della principessa, sempre più sola a Palazzo. 

L'abito che fece da cuscino alla principessa la sera del 4 novembre 1981, firmato Bellville Sassoon 

Sonno di una notte di mezza estate

Il 4 novembre del 1981 in un abito di Bellville Sassoon, mentre partecipava alla mostra "Splendori dei Gonzaga" al Victoria and Albert Museum di Londra, Diana si addormentò. Un look e anche un pisolino da Bella Addormentata. Siamo ancora nel pieno del suo periodo "romantico", dove altri scelgono per lei cosa indossare. Il giorno dopo quel galà. Buckingham Palace annunciò la gravidanza della principessa. 

 

Il Travolta dress

Lady D balla con John Travolta 

Nel 1985 Carlo e Diana andarono in visita ufficiale negli Stati Uniti dove Ronald e Nancy Reagan offrirono un ricevimento in loro onore alla Casa Bianca. Diana indossò un magnifico abito di velluto blu di Victor Eldestein tra l'ammirazione di tutti i presenti - con una folta rappresentanza di star di Hollywood - e il disinteresse di suo marito, il principe Carlo, sempre più infastidito dal fascino che Diana emanava quando si trovava tra la gente. Fece buon viso a cattivo gioco quando lei danzò con  con John Travolta sulle note di Saturday Night Fever sul pavimento a scacchi dell’Entrance Room. Diana lo indosserà diverse volte, l'ultima nel 1997 per il celebre ritratto di Lord Snowdon. Quell'abito e quella serata erano per lei indimenticabili.

 

 

L’Elvis Dress, 8 novembre 1989: è nata una stella 

L'Elvis Dress 

Durante una visita ufficiale a Hong Kong il mondo si accorge che a corte qualcosa è cambiato. E che tra le grigie tappezzerie di Buckingham Palace è sbocciato un fiore dai colori molto accesi. Se l’imperativo regale era “facciamoci notare il meno possibile”, Diana lo ignora, complice Catherine Walker che confeziona per lei un abito lungo, di un bianco che abbaglia, senza spalline con un bolero a mezze maniche ricamato con perle e con i lembi del collo rialzati a incastonarle il volto, citazione delle gorgiere elisabettiane. Ma anche della regina (cattiva) delle favole. Era l'annuncio ai suoi parenti reali: tremate. Diana paragonò quell’effetto alle giacche rock di Elvis Prelsey, e da allora il look ha avuto il suo nome.  

 

Anni ’90. L’emancipazione 

Dopo 10 anni ormai Diana ha capito. Non c’è posto per lei nel cuore di Carlo, nemmeno nella sua vita, probabilmente nemmeno a corte. Quindi l’obiettivo è: riprendersi il suo lieto fine. Cambio vita e cambio look. Si inizia dai capelli. Basta cotonature e onde romantiche, occorre darci un taglio. E viene chiamato a farlo il parrucchiere Sam McKnight, (che è stato anche l’acconciatore di Meghan Markle nel periodo di vita a palazzo). Il coiffeur pettinava Naomi Campbell per un servizio fotografico della collezione couture inverno 1991 di Versace quando ricevette la chiamata principesca. Donatella Versace capisce che c'è posto anche per loro e ne approfitta mandando in dono a Diana il vestito di Naomi, baby-blu, un long dress azzurro con applicazioni dorate. Il fratello Gianni la aveva  sconsigliata: “non lo indosserà mai! È una principessa!”. Ma Diana è pronta per farsi notare, per fuggire dal controllo della “Firm”, “ la ditta”, come la chiama lei, ossia la ferraginosa, potente, asfissiante macchina della monarchia. Quel vestito lo mette per un servizio di Patrick Demarchelier su Harpers Bazaar, nonostante a corte abbiano cercato di fermarla. Da allora Lady Diana ha indossato spesso abiti disegnati da Gianni Versace che era diventato nel frattempo un suo grande amico.

A quel punto Diana era ingovernabile. Faceva di testa sua. E allora da Palazzo i grigi funzionari nemici della modernità montano una campagna contro di lei, descritta come  “schiava della moda”, “vanitosa”, “fuori di testa”. Diana infrange le regole e rinasce. La sua dichiarazione di indipendenza inizia da qui, da un taglio di capelli sbarazzino e da un abito di Versace. Ormai lady D. va per la sua strada. Non ha paura a farsi vedere in felpa e pantaloni da ciclista all’uscita della palestra, o in jeans e maglietta. Qualsiasi cosa indossi diventa uno status symbol. Non è più la goffa ragazzina e nemmeno la timida principessa.  

Carlo e Diana si separano nel 1992. In una intervista televisiva la principessa aveva spiegato i motivi della rottura: in quel matrimonio erano in troppi. Camilla Parker Bowles ne faceva parte da sempre. Dal dolore nasce una nuova donna che esalta la sua femminilità e che seduce il mondo. 

Non deve più seguire il protocollo, è una donna libera. Non ha paura di stare con la gente e tra la gente. Mentre i suoi parenti acquisiti porgono al massimo una mano molliccia, lei abbraccia, accarezza, si china sugli ammalati, consola gli afflitti, si impegna nelle campagne contro l’Aids e contro le mine antiuomo. Cercando nel frattempo l’amore, quello vero, non quello affidato a una favola farlocca. Una ricerca difficile, senza lieto fine ma che continuerà fino alla sua morte. E a parlare dei suoi stati d’animo, saranno spesso, ancora i suoi abiti.

Revenge Dress 

Revenge dress 

La sera del 29 giugno 1994 il principe Carlo in diretta tv parla delle sue responsabilità nella fine del matrimonio con Diana. Ammette e giustifica la sua infedeltà in una intervista con Jonathan Dimbleby, su ITV. Quella sera, Lady Diana era attesa al galà estivo della Serpentine Gallery, la galleria di arte moderna dei Kensington Gardens di Londra, e decise di indossare un mini abito nero super sexi, un tubino nero firmato da Christina Stambolian, designer greca molto in voga in quegli anni a Londra per i suoi abiti da cocktail e da cerimonia. Mai un abito fu un messaggio più chiaro contro il proprio ex marito quanto quello che scelse lei, e che passerà alla storia come il Revenge Dress. “L'abito più strategico mai indossato da una donna nei tempi moderni”, come scrisse il Telegraph.

In Angola, per la battaglia contro le mine antiuomo 

Streetwear principesco

Diana è libera di agire, di muoversi, di scegliere le cause da abbracciare. Glamour per le occasioni pubbliche ma anche nelle giornate private e nelle sue tante missioni umanitarie. I suoi blazer strutturati abbinati a jeans e a una t-shirt, o a felpe oversize, i suoi mocassini bassi, le sneakers, le grandi borse con cui va in palestra o in viaggio, sono ancora fonte di ispirazione per le fashion addicted sui social.

Lo Slip Dress

Met Gala del 1996, Diana indossa lo Strip Dress 

Lo slip dress di Dior indossato dalla pincipessa al Met Gala del 1996 (look che comprendeva anche un magnifico chocker di perle), racconta una parte fondamentale della vita di Diana, anzi il suo "cuore", ovvero l’amore per i figli. La principessa fu indecisa fino all’ultimo se indossare o meno quella "sottoveste" blu navy con rifiniture di pizzo nero sull'ampio décolleté, per paura di creare imbarazzo al figlio William, adolescente, come ha rivelato la biografa Katie Nicholl. Ma alla fine Diana osò, anche perché voleva che i suoi ragazzi crescessero liberi dalla rigidità imposta a Buckingham Palace, capaci di ragionare con la propria testa e con i canoni del mondo contemporaneo, non di quel piccolo mondo antico a cui Diana aveva avuto il coraggio di ribellarsi. È anche per questo che Diana affascina ancora, un mito che spopola anche tra i giovanissimi. E su Tik Tok sono tanti i video con le ragazzine che copiano i suoi look più famosi. Diana la ribelle, immortale.