divise moda

Il fascino della divisa, non solo militare, colpisce ancora. Dalla salopette alla sahariana, il vintage che piace

Alcune proposte di Erdem  
Uniformi logore, abiti tecnici e tenute da lavoro, o appartenenti a team sportivi, da adesso fino all’autunno si mischiano allegramente con altri capi. Il desiderio di "possedere" altri mondi e di farli convivere tutti addosso, pur non appartenendovi, tocca molti settori
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Il fascino della divisa? Continua a essere irresistibile. Mai come adesso miete tante vittime. Fashion victim, s’intende. E non si tratta solo di indumenti di stampo militare. Quest’estate, infatti, i giovani hanno mutuato una nuova tendenza, dove uniformi logore, abiti tecnici e tenute da lavoro, o appartenenti a team sportivi, si mischiano allegramente con altri capi. Qualcuno lo chiama nuovo basic perché è composto ora da salopette in denim modello giardiniere, portate insieme a giacconi da camionista; ora da gilet a righe genere doorman, abbinati a pantaloni da parà e bluse da recluta. E via di questo passo. Si tratta, insomma, di un guardaroba super confortevole, ma originalissimo, che lascia spazio agli accostamenti più strampalati. Non è raro, infatti, vedere ragazzine in salopette accostate a una vecchia giacca da ufficiale, con tanto di mostrine. Mentre le piastrine di riconoscimento, magari con lo slogan Peace&Love, sfrattano la solita collanina marinara.

Smembrare i vari elementi del guardaroba e rimetterli insieme seguendo una logica diversa, è il filo conduttore dello stile easy vacanziero che monta. D’altronde, se da una parte la divisa rappresenta una certa voglia di pulizia e di ordine, un rigore mentale che non ha nulla di aggressivo, dall’altra accontenta un bisogno di comfort fatto di segni riconoscibili che rivelano passioni personali e ricordi. Interpretati in versione glamour anche da molti marchi, grandi e piccoli, pure per l’autunno

La sahariana accessoriata con il cappello di Montegallo Alice Catena, in pelle di lepre effetto velour 

 

Nei mercatini dell'usato per ricerche d'autore

A Parigi, il gioco dell’uniforme sta diventando sempre più raffinato. I ragazzi cercano nei mercati di Vanves e Marché aux Puces de Saint-?Ouen le giacche color cachi, debitamente disinfettate, ideate da Balmain anni fa per l’esercito francese. Fra gli oggetti del desiderio spiccano anche i capi d’antan realizzati da Balenciaga per il personale delle ferrovie. Seguono i vecchi pantaloni e le gonne, color bronzo, creati da Laroche per l’azienda dei trasporti Ratp di Parigi.

Mentre a Firenze si è aperta la caccia agli indumenti smessi che elaborò Emilio Pucci per la Polizia Municipale alla fine degli anni ’80 (pubblicati sul libro Pucci a Renaissance in Fashion di Sherley Kennedy, ed. Abbeville Press). E sempre dello stesso periodo sono le sahariane messe a punto dal marchese fiorentino per la Ataf (azienda autonoma dei trasporti urbani). D’altronde, cosa c’è di più cool della sahariana per l’estate? Profuma d’avventure fra il Cairo e Bombay, di scavi archeologici nel deserto, di safari a dorso di cammello. Nata per lui nella seconda metà del XIX secolo durante il periodo coloniale e modellata in seguito, in maniera sublime, sulle curve di lei da Saint Laurent negli anni della contestazione è stata promossa, prima da Veruschka, poi da star come Catherine Deneuve, diventando un must. Segno distintivo di una rivoluzione intellettuale e femminista tesa alla totale libertà di espressione. In cotone o lino, con le 4 pratiche tasche è il massimo per viaggiare. Hemingway adorava i modelli di Abercrombie&Fitch che acquistava a New York. Ma la sahariana piaceva pure a Clark Gable, ultra chic in Mogambo, e a 007 James Bond che l’ha esaltata con il suo inarrivabile charme ne La spia che mi amava.

 

La sahariana interpretata da Stella MCCartney 

 

Dalla divisa ai capi sportivi dal sapore vintage

Il desiderio di "possedere" altri mondi e di farli convivere tutti addosso, pur non appartenendovi, tocca molti settori. Falsi generali, pseudo capo stazioni o sedicenti giardinieri vanno a infoltire il gruppo, già consistente, dei replicanti sportivi. Altro interessantissimo mercato in espansione è infatti quello degli sport non praticati. Un modo come un altro per identificarsi in un certo gruppo. Sono soprattutto i dettagli a sedurre questo tipo di acquirenti. Agli adolescenti piacciono le felpe con gli stemmi, le polo e i pantaloni su cui campeggiano, stilizzati, i simboli delle più svariate squadre. Non a caso Uniqlo ha da poco messo in vendita le repliche degli indumenti ideati per i French Open 2021 che indosseranno i tennisti Roger Federer e Kei Nishikori. Ideati dal team del brand Paris R&D Center guidato da Christophe Lemaire, in collaborazione con gli atleti. Vedi l’iconico cap di Federer in rosso acceso, da abbinare a maglietta e calzoncini con tocchi di blu in materiale Dry-Ex (in poliestere riciclato) a rapida asciugatura. Mentre le tenute di Nishikori assemblano diversi toni di verde intrecciati con fibre multicolor. E c’è da giurarci che anche le divise formali disegnate da Emporio Armani per la Nazionale di Calcio Italiana agli Europei diventeranno prestissimo capi di culto da collezionare. 

Kei Nishikori in campo con la divisa disegnata da Uniqlo 

Le uniformi disegnate da Emporio Armani per la Nazionale di Calcio agli Europei 

 

 

Tenute da lavoro: tutti matti per la salopette

Cambiar pelle, inventarsi nuovi ruoli misti, è un divertimento che tocca tanti settori. Come quello delle tenute da lavoro promosse a ruolo trendy. Lo dimostra, alle soglie del centesimo anniversario della sua fondazione, il marchio cult nord-americano Washington Dee-Cee che riappare in chiave femminile Made In Italy. Il brand fondato nel 1922 a Nashville ha vestito generazioni di lavoratori, impegnati nei ranch e nei campi, che avevano bisogno di un abbigliamento confortevole e resistente. I cowboy e gli agricoltori d’America per decenni hanno usato le salopette, i jeans, le camicie e le giacche in denim prodotte dall’azienda Washington Manufacturing Co. che ha cominciato a esaurirsi negli Anni ‘70. Sedotti da questo immaginario western tre imprenditori (Tommaso Rossi, Alberto Raengo e Chicco Barina) hanno deciso, insieme con l’azienda veneta Doro Group, di rilanciare Washington Dee-Cee, ripartendo dal suo core business, il ranch-wear. Capo iconico del brand, quindi, la salopette. Nata per i maschi, ma adottata dalle donne durante la guerra, quando furono chiamate a sostituire gli uomini in fabbrica, ritorna in versione urbana con caratteristiche più eleganti; nei denim di livello premium, ma sempre fedele allo spirito originario.

 

La salopette da lavoro di Whashington Dee-Cee 

 

Perché l'uniforme piace ancora (e ancora...)

Non c’è da stupirsi. La moda, nei suoi continui repechage, ha sempre tradotto in abiti civili i capi delle uniformi in senso ampio. A partire dalla rielaborazione tout court della semplice tenuta da recluta per sfociare in mille altre riletture. Tutte dal potere altamente seduttivo che si sono sedimentate nel tempo nei ricordi del consumatore attraverso messaggi pubblicitari e film di successo. Senza andare troppo indietro tornano alla mente gli esempi americani più eclatanti. Come il giubbotto da aviatore di Tom Cruise in Top Gun che a lungo dettò legge tra i giovani. Così come la camicia militare di Demi Moore in Soldato Jane riproposta fino alla nausea da un’infinità di grandi magazzini. Senza scordare la giacca ussara di Jimmy Hendrix, o quella da cadetto adottata dai Beatles. E ancora, le tute camouflage dei Clash e degli U2. Tutti must unisex presi, lasciati e riesumati milioni di volte. Rifrullati oggi con la sensibilità e il gusto di un mega mix a 360 gradi.

 

La camicia da recluta secondo Camomilla