La moda secondo Ferrari sfila a Maranello

Con una passerella allestita nella linea di assemblaggio della V12, la casa automobilistica debutta nel prêt-à-porter con la direzione creativa di Rocco Iannone. In contemporanea è stato rilanciato lo storico ristorante Cavallino, sotto la gestione di Massimo Bottura. Il marchio avvia così un massiccio progetto di diversificazione del brand

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Ci sono voluti 24 mesi per arrivare al lancio ufficiale della collezione di prêt-à-porter Ferrari dalla prima concezione del progetto. Nel mezzo, ci sono state la nomina 20 mesi fa del direttore creativo, il calabrese trentasettenne Rocco Iannone (un passato in Armani e alla guida di Pal Zileri), nonché una pandemia che ha dato una bella battuta d’arresto. L'operazione però, precisa Nicola Boari, chief brand diversion officer di Ferrari, non è mai stata messa in discussione: «Questo è un progetto pensato sulla lunga distanza», spiega lui. E così, la sera del 13 giugno è stata  presentata la prima prova di moda “vera” Ferrari, con una sfilata organizzata sulla linea di assemblaggio della V12 all’interno dello stabilimento di Maranello, tra i modelli in lavorazione (la mattina dopo il lavoro in fabbrica è ripreso alle 5 come nulla fosse), davanti a Charles Leclerc e Carlos Sainz, tra i pochi (causa limitazioni covid) ospiti presenti all'evento dal vivo.

 

52 look uomo e donna (c’è pure il bambino, una versione  in scala ridotta delle proposte da adulti), che verranno presentati nei prossimi 12 mesi in 6 lanci diversi, attraverso una rete distributiva completamente “riorganizzata. Si comincia con i monomarca in Italia, USA e Dubai, oltre all’e-commerce e alle piattaforme di e-shopping come Luisaviaroma subito e Farfetch poi. Contemporaneamente è stato  pure riaperto il ristorante del Cavallino, la trattoria assai amata da Enzo Ferrari che sorge di fronte all’azienda, a cura Massimo Bottura. Accantonato lo sfruttamento intensivo del brand, arrivato negli anni al parossismo - «Facevamo anche gli shampoo», ricorda Boari - , l’intento è chiaro e semplice: far diventare il marchio un punto di riferimento anche per abbigliamento e accessori. Strategica in questo è la fascia di prezzo della collezione: si va dai 120 ai 3mila euro. Lusso sì, ma non irraggiungibile. 

 

Lo scopo qui è vestire sia i ferraristi che chi del cavallino rampante è "solo" fan. «Questo è un marchio pop, nel senso migliore del termine», dice Iannone prima dello show, e per spiegarsi fa un esempio sorprendente. «Ho trovato delle foto di Lana Del Rey con addosso il giubbino dei meccanici della scuderia: se l’è fatto lei da sola, perché le piaceva. Non è una cosa che accade a tutti». Pop, per Iannone, significa pure che la collezione dev’essere calata nel presente. «È un errore che commettono molti: dicono che Ferrari è timeless, ma non è così.

 

Negli archivi esistono  decine di loghi con diverse grafiche, a seconda del periodo storico. L’essere “senza tempo” arriva dopo, e deriva dall'universalità e dalla fama stessa di Ferrari». Essere nel presente per Iannone significa l’80% della collezione unisex, e taglie che vanno dalla xxxs alla xxxl, cosicché ciascuno si vesta come preferisce. Significa un parka fatto di fibre di plastica riciclata, un trench d’organza di nylon che protegge, e la ripetizione quasi ossessiva dei loghi stampati sulla seta uno sopra l'altro. Significa, non da ultimo, adattare il linguaggio e la storia del Cavallino ai gusti delle nuove generazioni.

 

Lo stilista ha molto chiara la sua missione. Rischi e difficoltà compresi. Che non sono pochi. «Il bello di un progetto del genere è che si parte da zero, e questo significa poter creare un linguaggio che sia solo nostro. D'altro canto però abbiamo dovuto adattare le linee e il design delle auto Ferrari sul corpo umano, il che non è stato semplice. Ci sono voluti almeno 6 passaggi in prototipia per arrivare al risultato che volevamo». Sul fatto che ne valesse la pena, nessun dubbio. «Ferrari non ha mai investito tanto su un progetto di brand diversification quanto su questo», conferma Boari, che anticipa anche il primo obiettivo a cui la casa di Maranello punta: «Vorremmo che per il 2029 il 10% dell'ebit di Ferrari provenga dalla brand diversification, dalla moda in poi». Questo è davvero solo l'inizio.