Paris Fashion Week: Vuitton incontra Fornasetti

Nel filmato che conclude la kermesse francese, le modelle sfilano per le gallerie Michelangelo e Daru del museo del Louvre, dove le statue greche, etrusche e romane hanno continui rimandi alla collezione per il prossimo autunno inverno

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Louis Vuitton

 

   Le due traiettorie si sono incontrate. Di Nicolas Ghesquière, 49 anni, direttore artistico delle collezioni donna di Louis Vuitton, il guru del «classicismo futurista» della moda francese. E quella di Piero Fornasetti, l’artista milanese (1913-88), «mago de la magia preciosa y precisa», come lo definì uno dei suoi fan più sfegatati, il poeta Pablo Neruda. Sì, il punto d’incontro è la collezione autunno-inverno 2021 presentata oggi da Louis Vuitton, in forma digitale. Nel film proposto, le modelle sfilano per le gallerie Michelangelo e Daru del museo del Louvre, dove le statue greche, etrusche e romane hanno continui rimandi sugli abiti dei vestiti, con gli stampati di grafismi e personaggi, che decoravano gli oggetti di Fornasetti. Il quale, a sua volta, si ispirava molto all’antichità. 

Louis Vuitton

 

Esecusione del disegno

 «Il longevo corpus di opere di Fornasetti – ha commentato Ghesquière – consiste in  una straordinaria esecuzione tecnica del disegno a mano e in una visione magica del mondo. Sono stato particolarmente attratto dal modo in cui ha riscoperto e rielaborato il patrimonio classico e dell’antica Roma, aggiungendo nuovi riferimenti all’immaginario storico». Nicolas ha trascorso molto tempo negli archivi dell’atelier Fornasetti a Milano, per scovare gli elementi da valorizzare, con la collaborazione di Barnaba Fornasetti, il figlio di Piero, oggi alla guida della struttura. 

Negli archivi

 «Esplorare quegli archivi – ha precisato Ghesquière – mi ha fatto provare l’emozione di uno scavo archeologico, dalla ricerca fino al ritrovamento di disegni del passato, riportandoli a nuova vita per Louis Vuitton, per il presente e il futuro». «Mio padre era un innovatore, che credeva nel «fatto a mano», proprio come Louis Vuitton», ha sottolineato Barnaba Fornasetti. Alla fine degli Anni Sessanta, quando Gio Ponti, eppure amico e complice di Fornasetti, cavalcò lo sbocciare del design industriale, Fornasetti fece resistenza, privilegiando l’artigianato rispetto alla produzione in serie e rifiutando un design che diventava per forza funzionale: rivendicava l’afflato decorativo. 

Abiti e accessori

Ma ritorniamo alla collezione di Louis Vuitton. Gli abiti e gli accessori sono molto colorati e si alternano trame e tecniche tradizionali e all’avanguardia, tra cui jacquard, ricamo e stampa laser. Dominano abiti in velluto e top stampati in jersey lucido, dove i disegni di Fornasetti di statue antiche si sovrappongono a immagini catturate da termocamere high-tech, oltre a giacche di lana con il cappuccio ed elementi sartoriali. I capispalla oversize si vestono delle stampe Fornasetti, sia in versione colorata che in oro. In generale si tratta di una moda molto ampia e comoda, con grossi volumi: protettiva, come si addice a questi tempi di Covid. Belle le gonne in tulle rigonfie.  Certe derive verso la streetwear, a tratti tipiche di Ghesquière, stavolta sono minime (e meno male). Belle anche le borse Louis Vuitton ripensate con i grafismi di Fornasetti. E a breve sono previste una nuova versione della borsa Cannes in pelle impreziosita da un disegno architettonico in bianco e nero di Fornasetti, che ricorda il Battistero di epoca rinascimentale a Firenze. E una nuova edizione della Petite Malle, ricoperta da una cupola in pelle metallizzata, che crea una suggestiva illusione ottica.