Stella Creasy, la parlamentare inglese che lotta contro il governo per poter andare in maternità

Incinta al nono mese la laburista pretende le venga riconosciuto il diritto di avere un figlio senza dover rinunciare al suo ruolo politico. Una battaglia per la parità di genere che sta scuotendo il parlamento inglese: "Avere un figlio non è un benefit, è un diritto fondamentale"

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LONDRA. È nata una Stella. Anzi, la battaglia di Stella, e cioè Stella Creasy. La parlamentare laburista di Walthamstow, periferia nord di Londra, non ci sta, sfida il potere e le convenzioni. E da donna incinta al nono mese pretende lo stesso trattamento di Suella Braverman, la attorney general (carica paragonabile al procuratore generale), ossia la massima autorità legale del governo di Boris Johnson. “Altrimenti denuncerò l’esecutivo. È il classico caso delle suffragette. Servono fatti, non solo parole”, annuncia Stella Creasy al Guardian.

Ma perché la 43enne nata alla periferia di Birmingham è così furiosa? Riassunto delle puntate precedenti: Braverman, membro dell’esecutivo Johnson, vorrebbe andare in maternità essendo incinta ma scopre che ciò non è ammesso per gli incarichi governativi, a causa di vecchi retaggi antichi e sessisti, a meno che non si lasci il lavoro nell’esecutivo (pur continuando a essere pagati con lo stipendio dei deputati). Creasy quindi non ce l'ha certo con Braverman, con la quale anzi si complimenta per la gravidanza e le augura il meglio. La parlamentare laburista è scesa in campo contro quella che bolla come “discriminazione” nei confronti delle donne in politica.

È nato così un problema incredibilmente inedito per Downing Street, dovuto a una legge degli anni Settanta, per cui i ministri o esponenti del governo come Braverman non possono lasciare temporaneamente il proprio lavoro per andare in maternità. Quindi per esercitare il suo diritto di avere un bambino Creasy dovrebbe dimettersi da parlamentare. Travolto dalla questione il governo ha risolto il prima possibile il problema con una legge ad hoc scritta praticamente in un giorno per essere approvata a Westminster.

Ma Creasy non ci sta. Perché, come rivelato prima di tutti dal “Guardian”, vuole gli stessi diritti di Braverman. L’ultima legge ad hoc su questo tema infatti si applica solo ai componenti dell’esecutivo e non a tutti i deputati. Il Labour, partito di Creasy, ha detto tra le altre cose che voterà a favore, con tutti i distinguo del caso. Ma per la deputata non basta: “Non è possibile che la maternità venga considerata un optional come un'auto aziendale, anzi come un benefit, mentre dovrebbe invece essere un diritto basilare! Si tratta di discriminazione nei miei confronti e in generale nei confronti delle donne”.

Creasy e tutte le altre donne in Parlamento chiedono gli stessi diritti, perché le semplici deputate come lei hanno sì la maternità pagata, come è successo alla stessa Suella Braverman quando ha avuto il primo figlio. Ma non possono esercitare tutti i diritti e doveri di un parlamentare nell’arco della loro assenza pagata, come per esempio votare sui disegni di legge o in commissione. Per questo stesso motivo, per esempio, Creasy è stata pioniera a Westminster perché, dopo la prima gravidanza due anni fa, è riuscita a farsi sostituire in qualche circostanza da una sorta di “deputato provvisorio” scelto temporaneamente in sua vece. Una soluzione assolutamente inedita nel Parlamento britannico e, nel caso di Creasy, ammessa in maniera informale perché non previsto dalle regole parlamentari. Ma a Stella non basta. Vuole che tutto questo diventi una legge, per tutti. E dunque la sua battaglia per le donne continua.