Free Britney: perché stiamo tornando a parlare di Britney Spears

In questi giorni la celebre star del pop torna sotto i riflettori grazie ad un documentario su di lei e all’appello #FreeBritney rilanciato da star come Sarah Jessica Parker, Sam Smith, Cher o Chiara Ferragni. Cosa significa? Un riassunto della vicenda

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foto Valerie Macon/AFP via Getty Images 
Da qualche settimana, Britney Spears è tornata a ricevere le attenzioni del mondo intero. E non perché abbia rilasciato un nuovo album: con molta probabilità se avete letto il suo nome da qualche parte avrete trovato accanto un hashtag, #freebritney. E potrebbe avervi sorpreso vederlo replicato per decine, centinaia di volte: che sta succedendo? ‘Liberare’ Britney Spears da cosa? Se vi state chiedendo perché la reginetta del pop degli anni 2000 sia ricomparsa all’improvviso sui vostri feed social o tra gli articoli dei vostri magazine preferiti, ecco un riassunto della vicenda.


Britney Spears è un’icona pop senza eguali. Non serve elencare le centinaia di premi ricevuti, i milioni di album venduti o i record sbaragliati nell’industria musicale: sappiamo tutti che Britney Spears ha guidato l’ascesa dei teen-idol che dalla fine degli anni ’90 alla prima decade del millennio hanno dettato legge nel mondo pop. Ma non è solo per la sua carriera che sono scorsi fiumi di inchiostro negli ultimi 20 anni: Britney Spears è stata oggetto di attenzione da parte dei media e del pubblico in modo a dir poco morboso. La sua parabola è stata tanto ascendente quanto discendente, con tanto di compromissione della sua salute mentale (ha avuto, suo malgrado, una delle crisi di nervi più celebri della storia) e complicazioni a livello legale che ci portano all’oggetto della rinnovata attenzione nei suoi confronti.

Tutti contro Britney Spears tra sessismo e persecuzione

Il 5 febbraio il New York Times ha pubblicato una docu-inchiesta intitolata 'Framing Britney Spears', nella quale si ricostruisce la sua vicenda ma soprattutto si rilegge attraverso la lente contemporanea tutta la crudeltà con cui è stata trattata quando era poco più che adolescente. Il sessismo con cui i presentatori televisivi le si rivolgevano, le insinuazioni riguardo la sua verginità, la persecuzione dei paparazzi, la derisione quando ebbe il crollo mentale. Il documentario non può non suscitare un grande mea culpa collettivo, perché se è vero che lei, ancora ragazzina, si è inizialmente prestata al gioco della virginale-seducente collegiale, è altrettanto vero che l’industria pop si è approfittata di lei, e l’ha letteralmente fatta a pezzi. Sono in molti, autori del documentario inclusi, a rivedere col senno di poi il meccanismo malato che ha portato Britney Spears a diventare star pop, icona sexy, e poi zimbello del mondo intero.

Il ruolo del papà e il movimento Free Britney

Sono anche in molti, moltissimi, a vedere nel padre il più grande responsabile di molti dei suoi problemi, e il documentario del New York Times ha gettato benzina su un fuoco che gli ammiratori della pop star non avevano mai lasciato spegnere. Il movimento FreeBritney è nato nel 2009, riporta il giornale in un articolo di due anni fa, perché un nutrito gruppo di fan aveva espresso grande preoccupazione per il benessere della giovane e in particolare nutrivano apprensione per il fatto che il padre fosse il tutore legale delle sue finanze e della sua intera vita. Una condizione che l’aveva ‘imprigionata’, come disse lei stessa in diverse occasioni.
Manifestazione 'Free Britney' fuori dal tribunale di Los Angeles. Foto Frazer Harrison/Getty Images 

Jamie Spears, il papà di Britney, è infatti il suo tutore legale sin dal 2008, quando la ragazza ebbe la celebre crisi di nervi che tutti ricordiamo, culminata nella rasatura dei capelli e nell’aggressione al paparazzo che non la lasciava in pace. Britney in quel periodo perse anche la custodia dei figli, avuti con l’ex marito, il ballerino Kevin Federline. Da allora Jamie Spears gestisce le sue finanze, tutto ciò che la riguarda legalmente, e vanta diritti decisionali anche sulla sua carriera, sui suoi spettacoli, persino su chi vede e chi non vede. All’epoca sembrava una decisione presa dal giudice per tutelare il patrimonio e la salute mentale della giovane, ma da allora le cose non sono mai cambiate, nonostante la cantante (a detta dei fan e di chi la supporta) si sia rimessa in sesto e sia in grado di badare a sé stessa.

Negli anni il movimento Free Britney ha provato diverse volte a riportare a galla la questione, sottolineando l’ingiustizia a cui viene sottoposta la cantante da anni, e la stessa Britney ha lasciato intendere in diverse occasioni di rivolere la sua autonomia. Tuttavia è sempre stata poco esplicita sull’argomento, tanto che c’è chi ritiene che il padre eserciti il controllo anche sui suoi canali social (di recente ha twittato di voler vivere 'come una persona normale'). Per onor di cronaca, c’è anche chi sostiene che si tratti solo di illazioni e di teorie complottiste, e che la questione della potestà legale non sia un abuso, ma una forma di tutela nei suoi confronti. Udienza dopo udienza, in questi 13 anni Britney Spears non è ancora riuscita a riavere la sua autonomia personale e finanziaria, anche se uno dei nuovi appelli è previsto in questi giorni in tribunale a Los Angeles, e potrebbe ribaltare la situazione.

'Framing Britney Spears' rimette assieme i tasselli che compongono il puzzle della vita della pop star, tra problemi di salute mentale, sfruttamento, beghe legali, e pone tutti di fronte a molti quesiti su come questa ragazza sia stata trattata nel corso della sua carriera e della sua vita. Una vita che doveva essere tutta bagliori e lustrini e invece è stata un inferno. Sono molte le celebrità che, dopo averlo visto, hanno deciso di dare visibilità l’hashtag #freebritney (assieme a #sorrybritney): da Sarah Jessica Parker a Sam Smith, passando per Cher e la nostrana Chiara Ferragni, l’appello ha ritrovato una nuova grande eco.