Giornata Mondiale contro il Cancro

Storia di Ilaria, che a 22 anni ha combattuto contro un tumore al seno e 15 anni dopo è qui a raccontarlo

Nella Giornata Mondiale contro il Cancro Ilaria racconta la sua battaglia, affrontata quando era giovanissima. Oggi, a 36 anni, continua a sottoporsi a controlli regolari ma può dire di aver sconfitto il male. Le abbiamo chiesto di raccontare la sua storia a lieto fine e cosa più l’ha aiutata nei momenti difficili: “Pensare positivo”

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Foto di agenzia. La donna ritratta non è la protagonista della nostra testimonianza 
“Pensare positivo, affidarsi ai medici e non buttarsi giù”. È la “ricetta”, purtroppo non sempre magica, che lega Ilaria alle tante donne e ai tanti uomini che affrontano o hanno affrontato un nemico insidioso come il cancro. “Il corpo lo sente se ti scoraggi: per non indebolirsi è necessario essere combattive”, continua Ilaria che, nella Giornata Mondiale contro il Cancro, ci racconta la sua esperienza che si è conclusa con un lieto fine. Stava per compiere 22 anni quando le è arrivata la diagnosi di cancro al seno. Ora ne ha 36.  
 

La storia di Ilaria inizia così

“Era novembre 2006. Ero dimagrita molto in quel periodo. Ricordo benissimo il giorno in cui mi accorsi che c’era qualcosa di strano. Avevo appena fatto la doccia e mi stavo spalmando la crema quando ho sentito perfettamente un nodulo molto grande sulla mammella destra. Ho contattato la mia dottoressa, che mi ha detto di fare un’ecografia. L’ecografista notò qualcosa, anche se non sembrava un problema serio. Per scrupolo mi disse di fare una risonanza magnetica o una biopsia. Anche il medico dell'Ospedale San Camillo (Roma) da cui andai per gli accertamenti era abbastanza tranquillo, mi consigliò però di fare una biopsia. Dopo 15/20 giorni, quando tornai da lui insieme a mia mamma per il risultato, la sua frase e il suo tono di voce parlavano da soli: 'C’è stato un cambio di programma', ci disse. Avevo un carcinoma in situ, ossia non diffuso, e andava tolto". 

Il momento della diagnosi

"Non so in che modo, ma dentro di me si è sprigionata una forza che non ero consapevole di avere. Mia mamma accanto a me probabilmente piangeva, ho ricordi molto sfocati. Però io non piansi in quel momento. L’unica cosa a cui pensavo? Essere decisa a superare quella situazione. Solo nel pomeriggio di quella giornata, in un turbinio di esami medici ed emozioni, quando mi chiamò un’amica e ho dovuto dirle quello che stava succedendo, mi scese qualche lacrima. Verbalizzandolo, capii che era qualcosa di reale". 
 

Gli interventi e il lieto fine

A inizio gennaio 2007 mi tolsero il nodulo e dopo una decina di giorni mi fecero fare la scintigrafia, per controllare, attraverso il linfonodo sentinella, se il tumore avesse colpito i linfonodi. Per fortuna era negativo. Ma, data la situazione, il medico decise di togliere tutta la mammella destra. A fine gennaio 2007 ci fu questa seconda operazione, durante la quale, dato che ero anche molto giovane, fecero direttamente l’intervento di chirurgia plastica, inserendo la protesi, senza ricostruire il capezzolo. Esaminando tutto scoprirono che c’erano tanti focolai in situ e che il carcinoma si era infiltrato solo in un punto di due millimetri. L’équipe dell’oncologo si riunì e decise di non farmi fare alcuna terapia. L’altra buona notizia è stata che il tumore era risultato non ormone-dipendente, quindi non c’era bisogno di prendere alcuna pasticca. Erano riusciti a prenderlo in tempi record.

Nel maggio 2007 feci l’intervento di chirurgia plastica per sostituire la protesi e ricostruire il capezzolo, è durato nove ore. Poi c’è stata qualche altra operazione (lipofiller) per rendere la mammella il più possibile uguale all’altra, ma a un certo punto ho lasciato stare. La questione estetica non mi ha mai toccato particolarmente e per fortuna il chirurgo aveva fatto un’ottimo lavoro. Certo, nel momento in cui mi spoglio si percepisce che non è naturale, ma fortunatamente non ne ho mai sofferto".

Il lato umano. "Mi sono affidata totalmente ai medici, mi sono sentita accolta e presa in carico a 360 gradi" racconta Ilaria. "Si vedeva che ci tenevano. Non capitava spesso di avere una ragazza di 22 anni con un male del genere e mi hanno coccolato. Lo dimostra anche il fatto che invece di mettermi nel reparto di oncologia, per salvaguardarmi, mi abbiano messo nel reparto di chirurgia plastica. Ero diventata la mascotte del reparto, tanto che non mi hanno suggerito di fare psicoterapia. A darmi la forza credo sia stato anche il fatto che stavo per laurearmi e l’ho fatto: mi sono laureata a maggio 2007, una settimana prima dell’operazione di chirurgia plastica".

"L’autopalpazione mi ha salvato la vita, prima ancora dell’operazione". Ilaria ne è convinta. "I medici hanno trovato una piccola familiarità, dato che una sorella di mia nonna aveva avuto un tumore al seno e mia nonna stessa lo aveva avuto da anziana. Non c’era modo di sospettarlo. La prevenzione e i controlli di routine in questo caso sono fondamentali. Per cinque anni, dopo la diagnosi, ho fatto controlli ogni sei mesi. Ora faccio ecografia e mammografia una volta l’anno, oltre a qualche risonanza per controllare lo stato delle protesi". 

Prevenzione: a chi rivolgersi

Secondo i dati del Rapporto Aiom-Airtum del 2020, in Italia si è registrata una riduzione dei tassi di mortalità del 6% nella popolazione maschile e del 4,2% nella popolazione femminile. “Miglioramenti legati ai progressi in campo diagnostico terapeutico e di prevenzione, ma anche al continuo aumento del grado di informazione che viene fornita ai cittadini e, quindi, al loro maggiore grado di consapevolezza”, spiegano dalla Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori che nel 2022 celebrerà i suoi 100 anni.
“Per contrastare il cancro oggi ci sono due armi decisive: una è la prevenzione che aiuta a evitare fino al 40% di alcuni tumori, l’altra è la diagnosi precoce perché arrivare prima della malattia permette cure più efficaci”. In questo momento storico così delicato, l’impegno della Lilt a favore di chi lotta contro il tumore non è venuto meno: fin dall’inizio della pandemia la linea verde nazionale Sos Lilt (800 998877) ha messo a disposizione medici specialisti e psicologi per essere sempre più vicini ai cittadini prestando loro ogni forma di assistenza. 

Ripetuti sono stati gli allarmi per la sensibile diminuzione delle visite di prevenzione (primaria, secondaria e terziaria) e dei trattamenti, come sottolinea il Presidente nazionale della Lilt Francesco Schittulli che, nella ricorrenza del 4 febbraio (World Cancer Day) ritorna a chiedere il massimo supporto per i pazienti oncologici, anche durante la campagna vaccinale in atto: “Se non difendiamo i malati da questo virus la battaglia contro il cancro è drammaticamente persa, sia per coloro che devono eseguire gli screening, e quindi beneficiare della diagnosi precoce, sia per coloro che si sottopongono alle cure, sia per coloro che abbiano vissuto l’esperienza cancro e si trovino nella delicata fase del recupero del proprio benessere e della riconquista della vita dopo la malattia”.