Forme, proporzioni e consapevolezza: la body positivity secondo Rossella Migliaccio

Con il suo nuovo libro la consulente d'immagine ci porta nel mondo delle forme, intese come corpi, per suggerirci come utilizzare a nostro vantaggio le proporzioni in un'ottica body positive. Perché non esistono difetti, ma solo caratteristiche anatomiche che dobbiamo imparare a valorizzare: "Non è il corpo che deve adeguarsi all’abito, è l’abito che si adatterà al corpo"

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Vestire bene è una questione di forma, non di taglia: il presupposto alla base del nuovo libro di Rossella Migliaccio è un inno alla body positivity. “Nessuna di noi è sbagliata, è il concetto di uniformità della moda a essere sbagliato” scrive nell’introduzione di 'Forme', la guida alle proporzioni che la fondatrice dell’Italian Image Institute, primo istituto italiano dedicato alla consulenza d’immagine, ha realizzato per offrire alle lettrici tantissimi consigli su come trovare l’abito più adatto a sé in base alle proporzioni della silhouette.

Già autrice di Armocromia, guida che permette di individuare i colori di ogni persona per abbinare la palette più adatta, Rossella Migliaccio precisa “Possiamo dire che ogni figura ha dei capi must-have di riferimento, però il principio delle forme che viene raccontato nel libro non vuole limitare, anzi tende ad un concetto di inclusività. La verità è che tutti noi possiamo indossare tutto, però se conosciamo le regole delle forme e delle proporzioni possiamo scegliere quale capo e quali piccoli accorgimenti su di noi stanno particolarmente bene”.


Le possibili body shape (forma del corpo) individuate sono sei. Triangolo, o pera, in cui la parte superiore del corpo è più sottile di quella inferiore, e viceversa triangolo inverso, in cui la parte alta del corpo è più ampia di quella bassa. Rettangolo, poco curvilinea, androgina. Diamante, o ovale, con la zona centrale del corpo più voluminosa. Clessidra, con punto vita stretto. Otto, con il punto vita visibile ma più alto della clessidra. Ma attenzione: “Non è un libro che offre prescrizioni del tipo ‘se sei fatta così allora ti devi vestire così’. Forme ti spiega che effetto ha ciascun capo, ciascun accorgimento. Dopodiché è la lettrice che sceglie se e come utilizzare questa informazione”, spiega Migliaccio.


Perché la consapevolezza è importante

Accettarsi, piacersi, valorizzarsi, senza obbligarsi ad aderire a canoni preconfezionati.
“La body positivity è parte integrante del mio lavoro. Anche se si parla di immagine è molto più profondo di quello che può apparire, tutt’altro che frivolo o di superficie. Un approccio di questo tipo ci aiuta a prendere consapevolezza di come siamo e di come vogliamo essere. Parlo di consapevolezza perché tante volte le persone tendono a focalizzarsi sui presunti difetti e questo ci rende ciechi davanti a quelli che invece sono i punti di forza che dobbiamo valorizzare.”

Si riesce sempre a trovare il compromesso tra ciò che piace e ciò che sta bene?
“Sì, si trova facilmente, nel momento in cui impariamo il gioco delle proporzioni e cominciamo a vedere che con piccoli accorgimenti ottenere quegli obbiettivi di look che ci eravamo prefissati. A quel punto, riusciamo anche ad apprezzare quegli abiti e in generale quel look che magari non stavamo considerando. Anche perché spesso non si tratta di stravolgere il nostro stile o di non seguire la nostra personalità, ma solo di accorgimenti che vanno ad armonizzare la figura, lavorando sul baricentro o sulle singole caratteristiche. L’importante è cambiare il paradigma: non è il corpo che deve adeguarsi all’abito rincorrendo un ideale astratto e a volte irraggiungibile, ma è l’abito che si adatterà al corpo. In base al corpo sceglieremo l’abito giusto, che c’è per tutti noi.”
Rossella Migliaccio 

Meglio valorizzare i punti di forza o camuffare i difetti (o presunti tali)?
“Il percorso di consapevolezza ci aiuta a capire quali parti del nostro corpo vale la pena valorizzare. Per questo non ha senso parlare di difetti da camuffare. Anzi, tante volte gli errori di styling nascono proprio da lì, cioè da quella ‘mania’ di voler nascondere una parte del corpo che non ci piace, ed è proprio quel nascondere che poi crea l’imperfezione nel look. Faccio un esempio: i maglioni molto lunghi per coprire i fianchi, di fatto non ottengono altro effetto che quello di abbassare il baricentro. Quindi è proprio quel maglione che doveva nascondere che in realtà va a sbilanciare la figura. Il nostro corpo non ha difetti, ha delle caratteristiche anatomiche, nella maggior parte molto comuni a tantissime donne. Non è una buona idea partire dal presupposto di nascondere, non lo è dal punto di vista tecnico e non lo è dal punto di vista ‘morale’, perché non c’è nessun motivo di occultare delle parti normalissime del nostro corpo.”


È questo l’errore più comune che nota?
“Sì, l’ostinazione a voler nascondere delle parti che reputiamo, spesso scorrettamente, difetti, e poi in generale l’errore di mortificare il proprio corpo per rincorrere una forma, un ideale che non ci appartiene. Ecco perché, dicevo, è l’abito che deve adattarsi alla nostra forma e non viceversa. Non possiamo mortificare il nostro corpo per entrare in un abito che non è fatto per quella forma. Non ci sono abiti che stanno bene a tutti e non ci sono corpi che stanno bene con tutto. I corpi sono diversi, come in natura ci sono tanti fiori e tanti alberi: non a tutti stanno bene le stesse cose, ma non dobbiamo pensare che non ci siano abiti che fanno al caso nostro. Ci sono sempre, basta scoprirli.”


Alcuni consigli pratici

Volenti o nolenti, siamo nell’era del comfortwear: qualche consiglio che tenga in conto la body shape anche rispetto a tute e affini?
“Il bello del gioco delle proporzioni, delle illusioni ottiche, dei trucchetti che poi vengono raccontati nel libro è che poi possiamo applicarli ad un abito da lavoro, da sposa, a una tuta o capi di abbigliamento comodi per stare in casa. Le regole sono le stesse. C’è il concetto del baricentro che possiamo alzare o abbassare a seconda della vita dei pantaloni o della lunghezza della maglia. Possiamo giocare su illusioni ottiche come il chiaroscuro oppure sulle fantasie, le stampe. L’utilità è capire a monte i principi geometrici delle forme per poi applicarli a quello che vogliamo.”
Di questi tempi lo shopping si fa soprattutto online. Cosa dobbiamo valutare per essere sicure che quello che vediamo in foto ci stia bene?
“Nello shopping online possiamo selezionare in base alle caratteristiche della nostra figura e quindi è importante leggere bene la descrizione, che ormai sui siti di e-commerce è sempre più accurata. Molto spesso ci dicono la vestibilità, a volte ci danno anche indicazioni in relazione alla modella che lo indossa, e da lì possiamo farci un’idea se su di noi quell’abito avrà, per esempio, un orlo un pochino più lungo se siamo meno alte di lei. Dobbiamo considerare il tessuto, che spesso viene sottovalutato ma che in realtà può aiutare molto a strutturare la figura o a snellire - se per esempio è più scivolato. E poi le fantasie, che possono essere più grandi o più piccole secondo le proporzioni in scala, possono essere più o meno dense a seconda che vogliamo ampliare una parte della figura oppure far cadere meno l’occhio sui dettagli. Soffermiamoci anche sui dettagli, ad esempio la manica a tre quarti tende ad alzare un po’ il baricentro, ad allungare la figura, le spalline possono aiutare a strutturare le spalle, e via dicendo. Ovviamente quando ci orientiamo su brand che acquistiamo già abitualmente siamo facilitate nel conoscere la vestibilità. Ed è più facile scegliere online.”

Parliamo di capispalla: quale giacca per quale corpo?
“Anche per quanto riguarda i capispalla ce n’è uno (o più di uno) per ogni forma. La regola è seguire le linee naturali del corpo. Per esempio una persona a rettangolo dalla fisicità androgina, preferirà dei cappottini dalle linee dritte, anche doppiopetto; mentre una persona dalla forma a clessidra preferirà qualcosa di avvitato o incrociato, possibilmente con la cintura in vita. Una figura a triangolo apprezzerà cappottini con spalle più strutturate, un pochino sciancrato in vita che poi si apre più morbido con uno spacchetto posteriore, o una martingala.”

Anche per quanto riguarda le calzature dobbiamo considerare le proporzioni?
“C’è un capitolo nel libro che si chiama ‘Il diavolo è nei dettagli’ che passa in rassegna le estremità del corpo, cominciando dai piedi, e quindi si parla approfonditamente di scarpe, stivali, calzature in generale. Un modello particolarmente strategico (Kate Middleton insegna) sono le décolleté nude – cipria per chi ha colori freddi, beige per chi ha colori caldi. Sono eccellenti perché creando continuità cromatica, soprattutto quando le si indossa senza calze, hanno un effetto allungante. I tacchi in generale vanno scelti seguendo le proporzioni in scala, quindi chi ha caviglia o polpaccio più robusti il tacco sarà medio o medio-largo, chi ha una gamba particolarmente fina preferirà un tacco più sottile, proprio per creare armonia tra la calzatura e la gamba.”
La copertina di "Forme - La guida alle proporzioni per imparare a valorizzare e finalmente amare la nostra unicità", Vallardi Editore  

Passiamo in rassegna alcuni capi di stagione e capiamo a chi donano

La gonna a matita. “È un modello solitamente fasciante, che ci aiuta a mettere in mostra i fianchi, le rotondità. Quindi può funzionare su una persona più asciutta che vuole rendere più sinuosa la figura, ma può funzionare anche su una persona che è già formosa e ha piacere di mostrare le proprie forme.”

I cuissardes. “Sono senz’altro molto belli e di tendenza, sicuramente donano a chi ha il baricentro alto e quindi a chi ha la gamba lunga. Detto ciò non dobbiamo rinunciarci se non abbiamo la gamba particolarmente lunga, basta usare qualche piccolo trucchetto. Per esempio sceglierli abbastanza aderenti, non voluminosi e indossarli in continuità cromatica con i pantaloni o le calze se li indossiamo con la gonna. Meno spezziamo la figura e più riusciamo ad arginare quel rischio di accorciare la gamba.”

Il pantalone a palazzo. “È un grande classico per chi ha i fianchi morbidi, sinuosi, infatti è un modello che dona particolarmente alle donne triangolo e le donne clessidra. Alzano il baricentro e cadono morbidi, soprattutto nei tessuti più scivolati, più leggeri.”

La cappa. “Sarà più o meno voluminosa a seconda del tessuto di cui è fatta. Se il punto vita non è la parte del corpo che vogliamo sottolineare può essere un capo molto strategico. Ma se siamo una clessidra o vogliamo sottolineare il punto vita possiamo aggiungere una cintura.”

"Forme - La guida alle proporzioni per imparare a valorizzare e finalmente amare la nostra unicità" è edito da Antonio Vallardi Editore