Playlist per amarsi

La musica è l’indicatore più esatto dell’affinità amorosa. Così nascono le app per incontrarsi partendo dal brano preferito

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Secondo Ted Gioia, critico musicale americano e autore del saggio Love Songs (Oxford University Press) il metodo più ancestrale di corteggiamento e accoppiamento o, come si dice internettianamente, dating, è stato cantare: dagli uccelli agli uomini, mossa vincente nella selezione naturale («la lotta per la sopravvivenza del più adatto, guardate Mick Jagger»), tesi ultimamente confermata da genetica e biologia. Alla scoperta dell’ormone vasotocina, il link che mancava per spiegare la connessione tra musica ed eccitazione sessuale, si affianca a uno studio appena pubblicato da una squadra di neuroscienziati capitanata da Simon Baron- Cohen su come i gusti musicali siano lo specchio più fedele del nostro io, più della politica. «A questo punto l’idea di trasformare l’intera procedura della seduzione sonora in una app mi pare perfettamente naturale», aggiunge Gioia fuori dal libro, per commentare l’uscita di una sfilza di app che applicano i big data musicali al dating per ottenere una selezione del partner meno generalista di quella offerta da Tinder. L’ultima è Mix’d, lanciata a New York ma in espansione mondiale: si appoggia al potente servizio di “music intelligence” Echonest, in grado di identificare anche i titoli più astrusi e calcola le affinità tra playlist degli utenti, «per dare più spessore al grossolano gesto dello swipe» (striscia a sinistra o a destra per decidere chi buttare via e chi no). Ma c’era già la francese Happn, la prima dating app a stringere accordo con Spotify: dopo la preliminare analisi di playlist offre l’invio di un brano all’opzionato/a (chi è abbonato a Spotify lo può ascoltare tutto, gli altri solo per 30 secondi). All’altro colosso, Apple, si è aggrappata l’inglese MSTY, “My Song To You”, messaggistica sonora sentimentale, un Whatsapp musicale che permette a utenti di 155 nazioni di mandarsi tracce pop o indie. Infine La-La, per chattare a colpi di brani (slogan: Speak Different»). Nella seconda decade della rivoluzione digitale si richiedono forme di persuasione amorosa diverse da mere repliche web della radio o della collezione di album citata da Nick Hornby in Altà fedeltà: «In che ordine metti a posto i dischi? Cronologico? Alfabetico? No, di fucking» . I gusti musicali sono sempre più frammentati, così può capitare d’innamorarsi ascoltando insieme un perfetto sconosciuto, come se avesse composto una serenata proprio per voi. «Una serenata 3.0», suggerisce l’imprenditore cinquantenne Didier Rappaport da Parigi. «Avevamo già creato Happn per fare incontrare persone affini usando l’ipergeolocalizzazione, finché un giorno, arrivato in ufficio, ho detto ai miei soci che non potevamo prescindere dalla musica. Mi sono ricordato di cosa avesse significato per me Keith Jarreth e il suo “Koln concert”, un’ora di piano improvvisato e irripetibile. Se so che una persona lo ascolta o mi manda quel brano, ne sono già attratto». Happn è attiva in 25 città, da Londra a Parigi a Rio e c’è anche Roma («250mila membri, non tanti, bisogna lavorarci»), 4 milioni di utenti, 20-40enni ma pure oltre. «Abbiamo fatto in modo da non avere “fake” come si è scoperto per siti come Ashley Madison e non trattiamo le persone come oggetti, come fa Tinder che è diventata principalmente una hookup app, una volta e via. Con Happn cammini per strada, ma non sei obbligato a decidere mi piace/non mi piace, c’è una componente di casualità dovuta al fatto che puoi incrociare la stessa persona più volte e noi ti aiutiamo a contattarla, se ti va. E anziché sms, le invii un brano», conclude. Ha ragionato allo stesso modo l’inglese Grant Bovey, Ceo di MSTY: «Whatsapp è testo, Instagram immagini, era folle che non esistesse un equivalente musicale». E l’ha fondato lui dopo aver stretto accordi con Universal, Sony, Warner, Apple. 22 milioni di brani, «con il valore aggiunto di rimettere in circolo musica dimenticata». Anche se non è partita con fini esplicitamente sentimentali, la loro rivale è Music Messenger, messaggeria audio creata in un kibbutz e già valutata 100milioni, più i 15 che ci ha messo Roman Abramovic, e altri spiccioli dal dj David Guetta, Will.i.am, Nicky Minaj. E se il dating ruba la musica, è vero anche il contrario: Bloomberg magazine ha annunciato come la piattaforma Soundcloud abbia scelto di non buttarsi nelle Grand Streaming Wars tra i vari Spotify e Apple, per darsi una missione completamente diversa: «la socializzazione attraverso la musica. L’icebreaker dei rapporti umani da sempre. Ci sono utenti che vengono solo su Soundcloud, perché sanno di trovarci meno aggressività, più competenza, un certo romanticismo», hanno spiegato i due Ceo. Un luogo 3.0. per incontrarsi. Gli unici a rimetterci sono i luoghi dove, complice la musica, ci si incontrava di persona. «Tinder ha ucciso i club, i pub, i live!», dove ascoltare la tua band era il modo meno fallibile per abbordare, ha accusato su Facebook un proprietario di bar insoddisfatto del fatturato, a Melbourne, ma l’eco è rimbalzata fino all’Inghilterra. «Non è il rantolo del vecchio di fronte alle nuove tecnologie», l’ha difeso l’Indipendent, «perché è certo che un sacco di single (e, come si sa bene, di sposati) trovano meno stressante fare lo stesso tipo di ricerca sentimental-sessuale dal divano». Un po’ come per i gay bar soppiantati dai comfort offerti dal leader del dating omosex Grindr. In un certo senso è d’accordo il 30enne Noah Brunner, l’ultimo arrivato, quello che ha avuto l’idea di creare Mix’D andando ai concerti. E, conscio del fatto che ogni sua storia sentimentale e partita da lì, all’algoritmo dell’affinità musicale di base ha aggiunto nella sua app la funzione “concert mode”, che mostra all’altro a quali live stai per andare. O manda alert se si sta per andare allo stesso concerto. Hanno scritto che Mix’D è il sito di dating per la generazione EDM, la Electronic Dance Music: «Striscia a destra se ti piace Skrillex» (il dj milionario). «Qualsiasi cambiamento sociale ci sia, la musica lo riflette», conclude Ted Gioia. «Quando le persone sono scivolate in massa alla modalità di ascolto individuale, la musica è diventata più uno stimolatore di fantasie, vedi il boom di video ipersessualizzati anche se il testo non lo richiede». E guardando al fenomeno EDM: «Vedo il ripetersi di un ciclo quasi matematico: dalla musica che parla alle emozioni a quella che fa muovere il corpo. Nei primi anni 30 era tutto un ascoltare i crooner alla Bing Crosby, poi si è passati al jazz da ballare sfrenatamente, a inizio 50 Sinatra e nella seconda metà il rock’n’roll body-oriented di Presley. Nei primi 70 le parole di Joni Mitchell e Beatles, poi la disco. Adesso, dopo l’indie e le popstar si è passati all’elettronica dei dj, persi nella folla». Dove un’app per intercettarsi aiuta. Sta dicendo che dopo Taylor Swift, siamo nell’era del suo fidanzato dj Calvin Harris, e che il dating si concentrerà sull’offline, fuori casa. Per la gioia del proprietario di pub di Melbourne.