Pizzarotti: “Peccato che il M5S stia finendo così. Ora Letta deve aprirsi alle liste civiche”

Il sindaco di Parma guarda oltre il suo mandato: «Le politiche? Pronto a fare la mia parte». E non risparmia critiche all’ex partito: «Manca una struttura, gli iscritti restano cliccatori online»

Dieci anni fa il trionfo inatteso a Parma, primo sindaco M5S eletto in un comune capoluogo. Cinque anni dopo la conferma, senza più le insegne del Movimento, da cui nel frattempo era uscito con rumoroso strascico di polemiche. Tra pochi giorni Federico Pizzarotti lascerà il comune, «termino il mandato soddisfatto, dieci anni sono più che sufficienti», ma nelle ultime settimane prima del voto è impegnato in campagna elettorale, in sostegno del candidato di centrosinistra Michele Guerra.

Lo sostiene insieme al Pd…

«Sì, beh, a essere precisi è il Pd che sostiene un assessore della mia giunta uscente».

Si può dire che lei e il M5S avete fatto un cammino parallelo che vi ha portato alla stessa conclusione: l’alleanza col Pd.

«Lo si può dire se si guarda la vicenda dalla fine, ma il percorso è stato molto diverso. Noi abbiamo cominciato a collaborare perché i nostri valori e quindi i nostri programmi sono ampiamente sovrapponibili».

Mentre Pd e Cinque stelle?...

«Mi pare ci sia solo il tentativo di fare una somma numerica. Per dialogare serve un progetto, e qual è il programma del M5S? Era antisistema, poi ha governato con la destra, con la sinistra, con tutti. Quali sono gli obiettivi di Conte?».

E di Enrico Letta?

«Su di lui ho un giudizio positivo. Approvo che abbia cominciato un dibattito con le Agorà e abbia proposto tematiche come lo ius soli, che di solito sono proposte a targhe alterne in base ai sondaggi. Ora deve aggiungere un ultimo tassello».

Cioè?

«Allargare alla società civile, alle liste civiche. La forma organizzativa dipenderà molto dalla legge elettorale, mi interessa il giusto. Il punto però è individuare un perimetro, capire chi si coinvolge».

Lei sarà coinvolto? Pensa a candidarsi alle Politiche dell’anno prossimo?

«Ho vari progetti. Il primo, che Parma resti in buone mani e non torni a essere gestita da chi ha prodotto il debito. Poi ho progetti fuori dalla politica – ho comprato una casa in Appennino, la sto ristrutturando – e anche dentro la politica: ragioneremo, vedremo se ci sarà una richiesta di dialogo, se ci sarà bisogno che anche io faccia la mia parte».

Sindaco, che fa, parla in politichese?…

«Beh, in dieci anni qualcosa avrò imparato, no? (ride). A parte gli scherzi: è così lontano lo scenario che è presto per dire cose definitive. Io penso serva una sorta di cinghia di trasmissione che leghi i progetti dei territori con Roma: la volontà c’è, vedremo».

Il progetto di Italia in comune, con cui lei si candidò alle Europee nel 2019, è fallito?

«Non siamo sopravvissuti alla pandemia, ma secondo me è un progetto ancora valido».

Dieci anni fa, da neosindaco, diceva che la definizione di destra o sinistra era stata «travolta dalla fine della Prima repubblica». Oggi si definirebbe un uomo di sinistra?

«Direi più moderato che di sinistra, ma sì, sono nel campo del centrosinistra. I valori sono quelli di quell’area, ma guardi che erano gli stessi anche dieci anni fa».

L’inizio della fine del suo rapporto con il Movimento fu quando lei si arrese alla necessità di far partire l’inceneritore in città…

«L’inceneritore venne usato come casus belli perché era facile da cavalcare con l’elettorato del Movimento, ma nella realtà quello che di noi dava fastidio erano le proposte, che loro vivevano come critiche, sul sistema Cinque stelle: quando dicevo che i candidati dovevano essere competenti, non bastavano quattro clic per candidare qualcuno, o quando dicevo che con gli altri bisogna dialogare e non è vero che sono tutti ladri…».

Fatto sta che è nuovamente su un termovalorizzatore, stavolta annunciato dal sindaco a Roma, che il Movimento promette battaglia…

«Perché sono rimasti schiavi non delle tematiche concrete ma di quelle teoriche. A Roma il termovalorizzatore serve, la capitale non può non avere un impianto».

Alle elezioni di Parma la lista M5S non si presenta neanche.

«Non solo a Parma, in molti comuni d’Italia. Il mio consiglio non richiesto è di fare quel che la parte più governista del M5S ha già capito: ridarsi una struttura, un obiettivo, fare un vero e proprio reset. Non puoi più essere antisistema, come stanno provando timidamente a fare con la vicenda delle armi all’Ucraina, dopo che hai governato per anni: quella fase non è recuperabile».

Molte cose che lei predicava, dal dialogo con le altre forze politiche a una maggiore strutturazione del Movimento, sono poi state fatte. Le dà soddisfazione poter dire “ve lo avevo detto”?

«In realtà non le stanno facendo, alcune le stanno solo dicendo. Gli iscritti restano dei cliccatori on line, non c’è stato il coraggio di fare un vero congresso, qualcosa che faccia sentire partecipi le persone a un progetto».

Ha mai più avuto occasione di parlare con Grillo, o Di Maio?

«Con Grillo mai. Con figure di governo c’è stato modo di incontrarsi per ragioni istituzionali e scambiare punti di vista».

Anche con Di Maio, quindi.

«Con varie figure di governo».

Se potesse fare una chiacchierata con Grillo, oggi, cosa gli direbbe?

«Che è un peccato che il M5S stia finendo così». 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Leonardo Del Vecchio, l'arrivo del feretro alla camera ardente

Bruschette integrali con fagioli e zucchine marinate

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi