Il silenzio di Draghi agita la politica. Landini: “A Palazzo Chigi fino a marzo? Non ho sentito la sua risposta”

Per il premier il suo compito si sarebbe esaurito con il Pnrr e l’approvazione della legge di Bilancio

Non è che, archiviato il Pnrr, approvata la legge di Bilancio, il decreto concorrenza e imbastita la riforma delle pensioni, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, potrebbe ritenere esaurito il proprio compito? O meglio, potrebbe pensare che l’esperienza del governo di salvezza nazionale, sostenuto dall’intero Parlamento – ad eccezione di Fratelli d’Italia – possa terminare? Non sono pochi quelli che in questi ultimi giorni cominciano a chiedersi se davvero l’ex presidente della Banca centrale europea, complice il suo silenzio sul tema, sarebbe pronto a salire a Quirinale. Dell’argomento il premier non parla, giustificando il suo silenzio con il rispetto per il presidente uscente, Sergio Mattarella, che resterà in carica fino a febbraio. Ma anche perché un’autocandidatura sarebbe il modo migliore per bruciarsi.

Però è inutile negare che nei palazzi della politica lo scenario di Draghi al Quirinale resta all’ordine del giorno, e soprattutto, agita i partiti che immaginavano di arrivare con il governo di unità nazionale fino alla fine della legislatura. Addirittura c’è chi come Silvio Berlusconi ha più volte ipotizzato un ruolo per il premier «anche dopo il 2023». Un ruolo diverso, da un colle diverso. 

Ad alimentare nuovi dubbi su quello che succederà nella prossime settimane in Parlamento contribuiscono adesso le parole del segretario della Cgil, Maurizio Landini che con Draghi ha stabilito un rapporto che, almeno da punto di vista umano, funziona, grazie anche alla calorosa manifestazione di amicizia mostrata dal premier nei giorni dell’assalto squadrista alla Cgil: dalla visita alla sede del sindacato all’indomani dell’assalto dei No Vax, al tavolo di ieri su manovra e pensioni. Ed è stato proprio Landini ad ammettere che alla domanda su cosa accadrà al governo a marzo, Draghi non ha risposto. 

Lo ha detto a Radio Anch’io quando gli è stato chiesto cosa il premier avesse risposto al leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri alla domanda sulla sua permanenza a Palazzo Chigi fino a marzo: «Non ho sentito alcuna risposta del presidente del Consiglio», ha detto Landini. Eppure lo stessa sindacalista ha ammesso che «l’incontro col governo ha permesso di affrontare diversi temi. Sul fisco abbiamo ribadito la necessità che quegli 8 miliardi vadano a lavoratori dipendenti e pensionati. Il governo si è reso disponibile a proseguire il confronto con noi e dovrebbe esserci la prossima settimana un incontro, al ministero dell'Economia. È stato un incontro importante, ma quali risultati porterà a casa dovremo vederlo». Silenzio, invece, sul suo futuro. 

Draghi non ha mai legato la propria esperienza di governo a un obiettivo temporale, quanto al raggiungimento di obiettivi concreti. Quando l’ex numero uno della Bce fu chiamato da Sergio Mattarella, c’era da riscrivere integralmente il Pnrr: la prima versione del piano targato Conte aveva bisogno di forte correttivi per indirizzare le risorse in modo corretto ed efficacie, evitando di disperdere miliardi di euro in interventi una tantum di scarso respiro. Un compito che Draghi ha portato a termine in pochi mesi gestendo, contestualmente, la campagna vaccinale che il governo giallorosso di Conte aveva avviato in modo fallimentare sotto la guida di Domenico Arcuri: con la nomina del generale Figliuolo il ritmo di marcia è cambiato radicalmente e con l’obbligo di Green Pass, l’Italia oggi è tra i Paesi messi meglio in vista della quarta ondata. E mentre il tasso di disoccupazione scende, il Pil a fine anno potrebbe crescere del 6,2% mettendo le basi per una ripresa solida.

Archiviato il tema della concorrenza, se davvero il premier riuscisse a imbastire tra dicembre e gennaio la riforma delle pensioni insieme ai sindacati, il suo compito potrebbe davvero essere terminato? Draghi non ha mai concesso una risposta, ma neanche una vera attenzione a temi di natura così politica. Ma le manovre per il futuro Quirinale sono ormai in corso, e la variabile principale rimane proprio lui.

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