Legge di Bilancio, le delegazioni di partito sono a Palazzo Chigi: domani il consiglio dei ministri. Draghi accelera sulle riforme

Il governo deve inviare alla Commissione europea l’architettura della prossima manovra: il documento definitivo, invece, dovrebbe andare in agenda a nel fine settimana

Non ha perso tempo il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Appena terminati i ballottaggi per le elezioni amministrative, il premier ha convocato a Palazzo Chigi le delegazioni dei partiti in vista della cabina di regia e del consiglio dei ministri di domani sul Dpb: il Draft Budgetary Plan, che i Paesi membri dell’Ue devono inviare alla Commissione europea. Secondo quanto riporta l’Ansa, gli incontri dei singoli Capi delegazione accompagnati dai responsabili economici di partito si svolgerebbero con lo staff di Palazzo Chigi e con il ministro dell'Economia Daniele Franco e non con il presidente del Consiglio. 

Nel dettaglio, si tratta del documento programmatico di Bilancio che definisce la architettura della manovra, ma non entra nel dettaglio dei tutti i provvedimenti e delle relative coperture, ma fissa le misure principali e il loro costo. 

La manovra dovrebbe, invece, essere esaminata in una riunione successiva, forse alla fine della settimana, al rientro del premier Mario Draghi dal Consiglio europeo, e dopo l’incontro con le parti sociali. La legge di bilancio parte da una base di 22 miliardi garantiti dall’extra deficit, ovvero dalla differenza tra l’indebitamento a livello tendenziale (quindi a politiche invariate) che secondo le stime del governo si ridurrà al 4,4% l’anno prossimo a fronte di un indebitamento programmatico fissato al 5,6% del Pil. Sono quattro i nodi che il governo dovrà affrontare: reddito di cittadinanza, pensioni, taglio del cuneo fiscale e riforma degli ammortizzatori sociali. Nella Nadef il governo si è impegnato ad avviare la prima fase della riforma dell'Irpef e degli ammortizzatori sociali e a mettere a regime l'assegno unico universale.

Da Palazzo Chigi non trapela alcun commento, ma il motto del premier non è cambiato: «Il governo va avanti, perché non può seguire il calendario elettorale», ma quello «negoziato con la Commissione europea per il Pnrr e per le raccomandazioni che sono state date dalla Commissione all’Italia».

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