L’addio di Raggi al suo ufficio in Campidoglio: “Per me è stato un onore, darò un sostegno costruttivo alle battaglie per Roma”

La sindaca uscente ora si dedicherà al ruolo di rilievo che Beppe Grillo le ha affidato nel comitato di garanzia del M5S che sorveglia Conte

Virginia Raggi, la prima donna e la prima pentastellata al Campidoglio, ha salutato e ringraziato personalmente i collaboratori, gli Uffici, il cerimoniale, l'avvocatura, il segretario generale. E con oggi cala il sipario sull'era Raggi in Campidoglio. Era il 23 giugno 2016 quando, eletta con il 67% e 770mila voti, una vera valanga, affacciandosi per la prima volta dal balcone del suo studio scoppiò in lacrime per l'emozione. «Per me è stato un onore essere alla guida di questa meravigliosa città», ha detto nel pomeriggio congratulandosi con Roberto Gualtieri dopo le prime proiezioni che lo davano in netto vantaggio. «Da parte mia ci sarà leale e costruttivo sostegno nelle battaglie che avranno a cuore Roma» ha assicurato Raggi, anticipando l'«opposizione costruttiva» garantita da Giuseppe Conte.

«La lotta alla criminalità, il lavoro, l'attenzione per le periferie e i trasporti sono state da sempre le mie priorità», ha ricordato Raggi e guardando al futuro ha sottolineato: «Mi auguro che il nuovo sindaco porti avanti l'importante lavoro avviato in questi cinque anni di amministrazione». Dedizione che lo stesso Gualtieri alla festa di Piazza Santi Apostoli sottolinea ricordando «l'impegno della sindaca Raggi», sfidando anche qualche brusio di malumore. Prima sindaca donna della Capitale, Virginia Raggi è stata eletta a giugno nel 2016 ottenendo al ballottaggio il 67,15% delle preferenze, più del doppio dei voti dello sfidante Roberto Giachetti. Un mandato travagliato per il primo sindaco M5S di Roma tra turbolenze e dimissioni in giunta, emergenza rifiuti e inchieste giudiziarie. E' stata indagata per le nomine di Renato Marra e Salvatore Romeo concluse con un'archiviazione per l'accusa di abuso di ufficio e una doppia assoluzione per quella di falso ideologico in atto pubblico. La sua consiliatura è stata caratterizzata anche da addii e avvicendamenti nella squadra con ben 15 assessori sostituiti in 5 anni. Mobilità sostenibile e il risanamento dei conti i cavalli di battaglia dell’amministrazione Raggi, che non è stata risparmiata in questi anni da critiche su vari fronti come la gestione dei rifiuti e la presenza dei cinghiali in città, ma anche per la decisione nei mesi immediatamente successivi alla sua elezione di ritirare la candidatura di Roma a futura sede per le Olimpiadi 2024. Poi ad agosto dello scorso anno l'annuncio che si sarebbe ricandidata a sindaco della Capitale, sancendo di fatto la fine di uno dei pilastri del Movimento: la regola del doppio mandato. Una scelta appoggiata da una parte del M5S, ma che è stata osteggiata da diversi esponenti dello stesso movimento che, nel Lazio, è in giunta in Regione con Zingaretti. Lo stesso Conte, non voleva questa scelta, o almeno, ha sperato fino in fondo che Raggi desistesse. Ora Raggi non è più sindaca ma parte da Roma per una carriera nazionale: già nel Comitato di Garanzia di M5S vuol coagulare un gruppo di lavoro per ripartire dal territorio. Non una corrente. Almeno non per ora.

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