Caso Regeni, il monito di Mattarella: “L’Egitto dia adeguata risposta per la verità”

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante l'incontro con Paola Deffendi e Claudio Regeni, e Irene, rispettivamente genitori e sorella di Giulio Regeni

A cinque anni dal rapimento a Il Cairo, il presidente della Repubblica ricorda Giulio: «Vicini ai genitori che si battono per ottenere giustizia»

«L'azione della Procura della Repubblica di Roma, tra molte difficoltà, ha portato una conclusione indagini che hanno individuato un quadro di gravi responsabilità, che, presto, saranno sottoposte al vaglio di un processo, per le conseguenti sanzioni ai colpevoli. Ci attendiamo piena e adeguata risposta da parte delle autorità egiziane, sollecitate a questo fine, senza sosta, dalla nostra diplomazia». Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cinque anni dal rapimento a Il Cairo di Giulio Regeni. 

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«In questo giorno di memoria - continua il Capo dello Stato - desidero anzitutto rinnovare sentimenti di vicinanza e solidarietà ai genitori di giulio regeni, che nel dolore più straziante sono stati capaci in questi anni di riversare ogni energia per ottenere la verità, per chiedere che vengano ricostruite le responsabilità e affermare così quel principio di giustizia che costituisce principio fondamentale di ogni convivenza umana e diritto inalienabile di ogni persona».

«In questo doloroso anniversario - conclude Mattarella - rinnovo l'auspicio di un impegno comune e convergente per giungere alla verità e assicurare alla giustizia chi si è macchiato di un crimine che ha giustamente sollecitato attenzione e solidarietà da parte dell'Unione europea. Si tratta di un impegno responsabile, unanimemente atteso dai familiari, dalle istituzioni della Repubblica, dalla intera opinione pubblica europea».

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Il messaggio dell’Università di Cambridge: “Verità e giustizia” 
Intanto l'Università di Cambridge ha diffuso un messaggio sulla libertà accademica in memoria di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito in Egitto cinque anni fa, chiedendo «verità e giustizia» per il ricercatore friulano. In una nota si ricorda che «Giulio Regeni veniva sequestrato, torturato e brutalmente ucciso al Cairo mentre faceva ricerca sul campo per il dottorato che avrebbe conseguito presso l'Università di Cambridge». Affermando che «la morte di Giulio è stata una tragedia. Un colpo terribile per i suoi familiari ei suoi amici. Un evento orribile per i suoi colleghi universitari a Cambridge, al Cairo, e per l'intera comunità accademica globale», l'Università afferma inoltre che «si è trattato anche di un assalto al principio di libertà di ricerca accademica che contraddistingue il lavoro di tutte le università, e che Giulio incarnava». 

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Il vice rettore di Cambridge Stephen J Toope afferma che «questa settimana ci fermiamo, nel ricordare le qualità di uno studioso aperto agli altri e pieno di intelligenza, curiosità e compassione. Onoriamo l'impegno di Giulio per i diritti umani, onoriamo i suoi genitori e la sua famiglia, e tutti coloro i quali hanno lottato per la verità e la giustizia per Giulio».

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