Terrore in Afghanistan, i taleban impiccano un uomo in piazza a Herat

Tornano le esecuzioni pubbliche. Il mullah Nooruddin Turabi: «Il taglio delle mani è necessario per la sicurezza. Seguiremo l’Islam e faremo le nostre leggi basate sul Corano»

I taleban hanno giustiziato un uomo accusato di un sequestro impiccandolo ad una gru nella piazza principale della città di Herat, nell'Ovest dell'Afghanistan. Lo riferisce un testimone citato dall’Associated press. Un video è stato diffuso su Twitter da giornalisti e attivisti. 

Secondo quanto raccontato ad Ap da Wazir Ahmad Seddiqi, che gestisce una farmacia su un lato della piazza principale di Herat, sarebbero quattro i corpi trascinati dai taleban, ma tre di questi sono stati spostati in altre piazze della città per essere appesi. In piazza, i taleban hanno quindi annunciato che i quattro sono stati catturati mentre partecipavano a un rapimento e sono stati uccisi dalla polizia. 

Le impiccagioni sono arrivate all’indomani dell’intervista rilasciata dal mullah Nooruddin Turabi, attuale ministro del sistema carcerario e già vent’anni fa ministro della giustizia e capo del ministero per la propagazione della virtù e la prevenzione del vizio (la polizia religiosa), all’Ap nella quale ha anche avvertito l'Occidente di non immischiarsi negli affari interni del Paese.

«Il taglio delle mani è necessario per la sicurezza», ha detto Turabi ricordando che quando veniva praticato ha avuto un effetto deterrente. Vent'anni fa le esecuzioni dei condannati per omicidio venivano eseguite in genere con un colpo di arma da fuoco alla testa sparato da un membro della famiglia della vittima, che aveva l’opzione di accettare i cosiddetti «soldi insanguinati» in cambio della vita del condannato. Per i ladri la punizione era l’amputazione di una mano, mentre per il reato di rapina in autostrada venivano amputati una mano e un piede.

Silenzio, per ora, da parte del mullah, sulla lapidazione delle donne adultere. Ma la posizione della Guida suprema dell’Afghanistan, l’emiro invisibile Hibatullah Akhundzada teorico - tra laltro - della forma più dura della Sharia, non lascia molti dubbi al riguardo. «Seguiremo l’Islam e faremo le nostre leggi basate sul Corano», ha ribadito Turabi. E ha avvertito. «Nessuno ci dirà quali dovrebbero essere le nostre leggi. Tutti ci hanno criticato per le punizioni allo stadio, ma non abbiamo mai detto nulla sulle loro leggi e sulle loro punizioni».

Sulla legge coranica base del diritto, e in questo caso sulla sua interpretazione estrema, non si discute. Con buona pace della propaganda che, subito dopo la presa del potere il 15 agosto, voleva dare alla comunità internazionale un'immagine più moderata e aperta dei 'nuovi' taleban. 

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