Nagorno Karabakh, feriti due giornalisti di Le Monde

Colpiti dall’artiglieria azera nella cittadina di Martuni 

Due giornalisti del quotidiano francese Le Monde sono rimasti feriti dal fuoco dell'artiglieria azera nella città armena di Martuni, vicino al fronte del Nagorno Karabakh. Al momento non si conoscono i nomi dei reporter, nati rispettivamente nel 1989 e nel 1991. Sono rimasti feriti mentre filmavano civili in fuga dal conflitto. Nello stesso bombardamento sarebbe rimasto colpito anche un cineoperatore locale, Aram Grigoryan, dell'emittente Armenia Tv. Nello stesso gruppo ci sarebbe anche un corrispondente russo. 

La notizia arriva mentre il ministero della Difesa armeno ha aggiornato il bilancio delle perdite. I soldati uccisi sono finora 103, i feriti 120, mentre anche sette civili sono morti nei raid azeri. Le forze armate di Baku fanno ampio uso di droni di fabbricazione turca e israeliana, in questo caso “droni suicidi” del modello Harop, che hanno colpito numerose postazioni di artiglieria e blindati dei separatisti armeni del Nagorno Karabakh. L'aviazione nazionale armena, che dispone dei potenti caccia Su-30, non è ancora intervenuta per difendere lo spazio aereo. 

Un intervento esplicito delle forze armate armene scatenerebbe però un'escalation ulteriore. I presidenti francesi e russi Emmanuel Macron e Vladimir Putin hanno concordato sulla necessità di congelare il conflitto e arrivare a un nuovo cessate il fuoco. Macron si è detto preoccupato per “i messaggi bellicosi” del presidente turco Recep Tayyip Erdogan che “rimuove ogni inibizione dell'Azerbaigian nel suo tentativo di riconquistare” la regione contesa. La tregua del 1994 ha di fatto concesso la regione contesa agli armeni e adesso Baku vuole riprendersela con la forza, con l'appoggio politico e logistico della Turchia. 

I piani di Erdogan sono emersi con più chiarezza quando è stata pubblicata sul Web una foto del 16 agosto che mostra l'ambasciatore turco, il capo delle forze armate turche, quello dell'aviazione e quello dell'esercito a colloquio con il presidente azero Aliyev . L'offensiva era pianificata da mesi e si basa su due pilastri, già sperimentati in Siria e Libia. Il primo è l'uso massiccio droni, fino a saturare lo spazio aereo, per distruggere difese anti-aeree, bunker, artiglieria e mezzi corazzati. L'altro è l'uso di mercenari. Sui social dei ribelli a Idlib sono apparse le prime condoglianze per "i martiri" sul fronte, tre combattenti siriani di etnia turkmena, circostanza confermata anche dal quotidiano britannico The Guardian. Secondo media siriani filo-russi i mercenari uccisi sarebbero addirittura 28. Sull'altro lato, 

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