I paletti di Bruxelles: “L’Italia riduca la spesa e tagli le tasse sul lavoro”

Nelle raccomandazioni al nostro Paese Bruxelles chiede la riforma del sistema fiscale per rendere il sistema più favorevole alla crescita

Le attenuanti del caso, certo. Ma pure le preoccupazioni, per gli scenari possibili e la figura di Mario Draghi che è di garanzia ma non di garanzie. «L'Italia non limita sufficientemente la crescita della spesa corrente netta finanziata a livello nazionale nel 2022». Il passaggio contenuto nel documento contenente le raccomandazioni specifiche per Paese non è casuale. Sebbene all’Italia si chiedano ufficialmente tre cose – attuazione piena e tempestica del piano di ripresa, ridurre la dipendenza dalle fonti fossili accelerando la transizione sostenibile, e spesa prudente dal 2023 in poi – il contorno, fatto delle premesse che portano alle raccomandazioni vere e proprio, è un concentrato di sfide e preoccupazioni.

Il primo è quello legato alla spesa pubblica, che potrebbe anche aumentare. Fin qui l’Italia ha speso tanto e incassato poco. Nel 2022 il governo ha eliminato gradualmente la maggior parte delle misure adottate in risposta alla crisi pandemica. Il disavanzo pubblico risente già di queste misure, stimato allo 0,5% del Pil nel 2022. Ma queste misure (principalmente trasferimenti sociali alle famiglie più povere, tagli alle imposte indirette sui consumi energetici e sussidi alle compagnie energetiche), annunciato come temporanee, «potrebbero essere mantenute» qualora i prezzi dell'energia rimangano elevati anche nel 2023. Vuol dire spesa, contraria alla riduzione del debito che Bruxelles chiede nella forma di una «politica di bilancio aggregata sostanzialmente neutrale», che nel 2023 «sembrerebbe appropriata».

Non si è contento di come Draghi ha gestito l’intervento pubblico, ritenuto eccessivo. Anche se la situazione è tale da non aprire procedure per squilibri macroeconomici, sulla questione si tornerà in autunno. Anche l’Italia di super-Mario resta dunque sorvegliata speciale. A lui si chiedono «nuove infrastrutture e investimenti di rete relativi al gas a prova di futuro», perché la dipendenza da Gazprom preoccupa. L’Italia risulta a Bruxelles come «fortemente dipendente dalle importazioni di energia dalla Russia, in particolare dal gas», con il 43% del gas importato dalla Russia (leggermente al di sotto della media UE del 44%) e il 42% del gas nel suo mix energetico. La dipendenza del greggio dalla Russia è inferiore, all'11%, inferiore alla media UE del 26% (il petrolio rappresenta il 32% del mix energetico italiano). L’esecutivo comunitario teme che l'invasione russa dell'Ucraina possa presentare «sfide a medio e lungo termine».

Ma accanto a quello che si chiede esplicitamente nelle raccomandazioni specifiche, c’è anche quello che si raccomanda caldamente nel rapporto per Paese, documento distinto all’interno del pacchetto. Accanto all’attuazione del piano di ripresa, l’Italia «beneficerebbe» di una riforma riforme del sistema fiscale, con un focus sulla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, per rendere il sistema più favorevole alla crescita. Senza tralasciare l’aggiornamento del sistema catastale, poiché i valori catastali, che servono come base per il calcolo dell'imposta sugli immobili, «sono in gran parte superati». L’indicazione è chiara, e chiarezza la porta il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni. «L'aggiornamento dei valori catastali non è una proposta per aumentare le tasse sulla casa».

E’ sempre fonte di preoccupazione il sistema pensionistico. Si suggerisce di «rafforzarne la sostenibilità» evitando misure temporanee che facilitino il prepensionamento. Più in generale preoccupa la composizione sociale di un Paese composto da sempre più anziani e sempre meno giovani. Pensioni che devono essere pagate ma per cui nessuno contribuisce. Ecco perché a Draghi si chiedono vere politiche per la famiglia e i giovani, sotto la formula di «misure volte ad attenuare le sfide demografiche». Non misure tampone, quanto «una strategia globale». C’è tanto da fare, e ci si aspettano passi avanti. Un messaggio per Draghi, che deve riconquistare la fiducia di quanti gli contestano una spesa eccessiva nel 2022.

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