Ucraina, clima e crisi del cibo: a Davos si cercano risposte in un mondo fragile

Si è aperto il World economic forum nella cittadina svizzera. Al centro delle discussioni di banchieri e policymaker c’è il conflitto alle porte dell’Europa, che sta ridisegnando lo scacchiere geopolitico mondiale e pone questioni sul futuro della globalizzazione

Nel primo World economic forum di Davos in presenza dallo scoppio della pandemia, la cosa che colpisce di più è la neve. Assente. Il resort elvetico non aveva mai ospitato in maggio la kermesse. Doveva essere come prassi in gennaio, ma la pandemia l’ha fatta slittare. L’emergenza climatica è sempre sullo sfondo, ma a essa si sono unite altre variabili. Da un lato il conflitto in Ucraina, dall’altro le fiammate dei prezzi. In mezzo una globalizzazione sempre più precaria, e un mondo ancora più polarizzato e diviso. È un Wef diverso, non solo perché c’è una guerra alle porte dell’Europa, bensì perché il rischio di una crisi alimentare è reale. Ed è una delle variabili su cui discuteranno banchieri e policymaker.

Resistenza e resilienza. Il tema del ricevimento per i media durante la giornata di apertura del World economic forum ruota intorno a due esigenze precise. Alla presenza di un drappello di cinque parlamentari ucraine, l’evento di Davos non poteva non tenere conto dell’invasione della Russia in Ucraina del 24 febbraio. E proprio nella cittadina svizzera si arriverà a novanta giorni del conflitto che stanno ridisegnando lo scacchiere internazionale. Resilienza contro le conseguenze economiche della guerra per Kiev e resistenza contro l’invasore russo. Anche per questo a Davos interverrà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per reiterare le necessità del Paese di fronte alla comunità finanziaria internazionale. Banca mondiale e Fondo monetario internazionale saranno presenti con i rispettivi vertici, e sarà interessante capire se e come saranno aumentate le risorse per Kiev.

Sullo sfondo ci sono però anche altre tematiche. Dalla globalizzazione che sta vivendo il suo momento più complicato all’emergenza climatica, che continua a essere uno dei maggiori rischi per il pianeta nel lungo periodo, passando per la crisi delle materie prime, l’universo di Davos dovrà cercare di dare risposte su più fronti. E mai come quest’anno dovranno arrivare iniziative precise e con visione lungimirante. Anche sul versante delle disuguaglianze, quanto mai inasprite dopo due anni di Covid-19. A peggiorare la situazione, un’inflazione che continua a essere sostenuta, e che potrebbe peggiorare in caso di persistenza delle ostilità in Ucraina. Pertanto, e se ne discuterà, le mosse delle banche centrali - a cominciare dalla Bce di Christine Lagarde - dovranno essere calibrate al dettaglio per evitare che i contraccolpi economici delle fiammate dei prezzi vadano a distruggere reddito ed erodere ricchezza, vanificando la crescita acquisita nel corso del 2021. La politica monetaria, inoltre, dovrà tenere conto della doppia transizione - ecologica ed energetica - che l’eurozona sta portando avanti. Resistenza e resilienza sono due concetti che né Bruxelles né Francoforte dovranno dimenticare.

Non sono mancate le proteste, come consuetudine. Decine di manifestanti anti-capitalisti si sono scontrati con la polizia a Zurigo venerdì scorso, proprio in vista del Wef. La manifestazione non autorizzata “Smash Wef” è un evento regolare nella piazza finanziaria svizzera prima degli incontri dell'élite economica e politica mondiale. La polizia elvetica ha usato spray al peperoncino e palline di gomma per interrompere la marcia attraverso il distretto del centro. Nella Davos blindata per il Wef, in pochi si sono accorti delle proteste, se non attraverso le agenzie di stampa.

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