Generali: dopo Caltagirone anche Bardin lascia il Cda per scelte e modalità su lista

I pattisti della società si preparano a sfidare la lista del cda uscente guidata dall’ad Donnet

Dopo lo strappo di Caltagirone, la mossa di Del Vecchio. Poco prima dell’apertura della Borsa il consigliere Romolo Bardin, amministratore delegato della Delfin, ha comunicato le proprie dimissioni dal Consiglio. L’addio, pesante anche se in qualche modo atteso, scava un altro solco tra il Patto parasociale composto da Caltagirone, Delfin e Crt, che ormai supera il 16 per cento della compagnia, e i vertici del Leone.

Bardin, spiega una nota delle Generali, «ha motivato le proprie dimissioni riferendosi alle modalità operative e ad alcune scelte del Consiglio e dei Comitati a cui partecipa, in particolare sul processo di formazione della lista del Cda». Accuse pesanti, scagliate da chi da mesi ha messo nel mirino la gestione e i manager di Trieste, cui ha risposto il presidente del Leone Gabriele Galateri di Genola, esprimendo «rammarico per la decisione. Voglio ribadire, anche in questa occasione, che la società ha sempre condotto la sua attività secondo criteri di assoluta trasparenza e rigorosa correttezza, nell’interesse di tutti gli stakeholder – ha detto Galateri - Principi, questi, a cui confermo ci si è sempre attenuti nei rapporti con tutti i consiglieri, senza eccezione alcuna e in ogni occasione».

Il Cda di Trieste

Lo strappo di Bardin arriva alla vigilia del cda triestino che domani, oltre a discutere le critiche dell’Ingegnere e di Delfin, lavorerà per redigere una prima versione «lunga» della sua lista che avrà il 50% dei nomi in più rispetto a quella definitiva. Una ventina di indicazioni che subiranno una prima scrematura in una versione «corta» attesa per metà febbraio: la compagine definitiva dovrebbe arrivare ben prima del mese di anticipo rispetto all'assemblea, come da norme, ma intorno a metà marzo. Tra i nomi ci sarà l'ad Donnet; sarebbe incerta invece la riconferma di Gabriele Galateri, l’attuale presidente a cui potrebbe essere preferita una figura femminile, qualcuno parla ad esempio di Diva Moriani. Fatto sta che il lavoro sulla lista del cda entra nel vivo senza che Consob – che ha messo in consultazione del mercato un richiamo d’attenzione sulle liste dei cda – abbia ancora dato risposta ai quesiti a suo tempo posti da Caltagirone.

Il piano dei pattisti

Sul fronte dei pattisti, invece, il lavoro sulla lista sarebbe a buon punto. L’appuntamento è per metà febbraio per la presentazione di un contropiano che si propone di essere più aggressivo di quello di Donnet. Al lavoro molti consulenti come Vittorio Grilli, l’ex ministro ora in JpMorgan, l’ex ad Cdp Fabrizio Palermo, oltre a Bain&Co. Quanto al tandem di vertice ci sono solo indiscrezioni che per la presidenza segnalano, tra gli altri, Sergio Balbinot, ora in Allianz ma con un passato importante in Generali, oppure figure quali Patrizia Grieco, ex Enel e ora in Mps, o l’ex ministro e superavvocata Paola Severino. Per l’ad è tornato a circolare il nome di Matteo Del Fante, ora ad di Poste.

Il ruolo di Benetton

D’ora in avanti gli acquisti di Caltagirone e Del Vecchio potranno avvenire senza obblighi di comunicazione e il mercato si interroga se al patto potrà unirsi anche Benetton con il relativo 3,97%. Anche con l’arrivo di Alessandro alla presidenza di Edizione la linea per il momento non cambia: l’intenzione è quella di attendere a febbraio il piano e le personalità della lista per decidere se unirsi o meno ai pattisti. Altro tema del cda del Leone di domani sarà se e come sostituire Caltagirone e Bardin per il tempo che resta di qui all’assemblea. Ci lavora il presidente con l’ausilio di Piergaetano Marchetti. Ma sembra quasi un dettaglio in mezzo al rombare dei cannoni della grande finanza. 

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