Il commercio test decisivo per la ripresa oltre all’export la sfida è nelle tecnologie

Nuove rotte per il settore nel post-pandemia. Il tema al centro della quarta tappa del tour “Alfabeto del Futuro”

Il commercio globale ha cambiato rotte. La pandemia, ma anche spinte forti e non più rinviabili verso una maggiore attenzione ambientale, stanno portando a rivedere i traffici internazionali e a riconsiderare le mappe geopolitiche. In questo contesto si inserisce l’Italia, che sta provando a conquistare un nuovo ruolo partendo dai buoni risultati nell’export registrati negli ultimi mesi.

Attorno a questi temi si articolerà il quarto appuntamento di “Alfabeto del Futuro”, il tour organizzato da La Stampa con i quotidiani Gnn, dedicato alle grandi sfide che ci attendono. Domani l’appuntamento , centrato sul commercio, è a Genova. L’evento sarà trasmesso in streaming.

Secondo l’ultimo Rapporto ICE (agenzia ministeriale per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) – Prometeia, fra i Paesi del G8 l’Italia è seconda per minor flessione dell’export (e ha performato molto meglio di Francia, Regno Unito e Stati Uniti). Oltre a un calo più contenuto (-9.7% nel 2020) l’export è già ripartito nella seconda parte dell’anno, con crescite congiunturali del 30% nel terzo trimestre e ancora un +3.3% nel quarto. Anche il 2021 è iniziato con un segno positivo che si è via via confermato con il passare dei mesi. Ma i cambiamenti in atto per quanto riguarda le rotte commerciali sono evidenti seguendo anche segnali specifici come l'andamento dei singoli settori. Un esempio? Nel dato medio negativo delle vendite italiane all'estero nel 2020 si trovano molte eccellenze settoriali che hanno registrato performance positive su determinati mercati, spesso a doppia cifra. Questi Oscar dell’export segnalano la capacità delle nostre imprese di adattarsi agli shock inaspettati. I componenti elettronici verso gli Usa hanno registrato +30%; le materie plastiche verso la Cina (+ 13%) e le calzature in Corea del Sud (+12.5%). Le esportazioni, quindi, continuano a fare da traino al sistema produttivo.

Nel corso del secondo trimestre del 2021 l'economia italiana ha mostrato segni inequivocabili di rafforzamento della ripresa, che si sono tradotti in una variazione del Pil del 2,7% congiunturale, pari a una crescita del 17,3% nel confronto annuo. Eppure la ripresa dei consumi (+4,0%) è insufficiente per garantire il ritorno ai livelli di spesa e alle abitudini di consumo precedenti la pandemia. Nello scorso anno la riduzione dei consumi sul territorio è stata, infatti, dell’11,7%. Per il 2021 Confcommercio stima un incremento della spesa per residente (ai prezzi del 2021) di 651 euro, circa il 30% della perdita registrata nel 2020 - in termini pro capite lo scorso anno si sono persi 2.077 euro -, un dato che lascerebbe la spesa su livelli inferiori al 2013.

Ci troviamo oggi di fronte a uno scenario che si prospetta più nitido e meno sfavorevole rispetto a diversi temi che preoccupavano il pre pandemia come la Brexit. Ma soprattutto sembra che l’urgenza di favorire la ripresa economica possa riportare nel mondo il desiderio di un multilateralismo che apra nuove aree di libero scambio. La cosa positiva è che in questo quadro, l’Unione Europea sembra più coesa, più consapevole della sua posizione nello scenario internazionale e più determinata a far valere la sua influenza.

Un quadro incoraggiante che però comunque deve fare i conti con l'incertezza degli scenari futuri legata ai tempi di uscita dall'emergenza sanitaria. In generale, il Rapporto Ice- Prometeia stima nel 2021 una ripartenza del commercio internazionale del 7,6% in volume. Con un’ulteriore crescita del 5,3% nel 2022, la ripresa andrà consolidandosi, riportando le importazioni delle aree analizzate sui livelli di prima della crisi. Inoltre lo scorso agosto il barometro del commercio, elaborato dal Wto (World Trade Organization), che fornisce informazioni sull'andamento dello scambio di merci, segnava 110,4: il dato più alto mai registrato da quando l'indicatore è stato attivato, nel luglio 2016. Il risultato riflette sia la forza dell’attuale espansione commerciale sia la profondità dello shock indotto dalla pandemia. Ma non ci sarà un mero ritorno al passato perché, intanto, ci sono stati alcuni stravolgimenti come una riorganizzazione emergenziale di alcune filiere con un’intensificazione degli scambi intra-area che potrebbe accelerare quei processi di regionalizzazione già sottotraccia prima della crisi. In questo contesto l’urgenza di un aggiornamento delle regole degli scambi globali è sempre più avvertita e molti membri del Wto sottolineano i limiti del suo attuale funzionamento, che hanno incentivato i Paesi a negoziare accordi commerciali preferenziali , il cui numero è in costante aumento.

In questo contesto un capitolo fondamentale sono le trasformazioni tecnologiche che stanno attraversando il settore. Una digitalizzazione travolgente, che sta cambiando radicalmente i modelli di business al dettaglio e all'ingrosso: cambia l'interazione con i clienti, il marketing, cambia la catena di approvvigionamento aumentando l'efficienza, la trasparenza e la concorrenza. Una sfida da cogliere per rimanere sul mercato.

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