Eni e Enel lanciano le raffinerie a idrogeno

Accordo fra i due gruppi per la riconversione energetica di due impianti

L’idrogeno come fonte di energia non promette l’impossibile (perché non lo si trova nei fossi allo stato libero, e produrlo costa a sua volta una quota di energia) ma il suo uso ben ponderato in determinate applicazioni sta guadagnando uno spazio crescente. Ieri l’Enel e l’Eni hanno avviato un programma congiunto per introdurre l’idrogeno verde nel mix energetico che alimenta le raffinerie e dare una spinta alla decarbonizzazione.

La disponibilità più abbondante e a portata di mano di idrogeno si trova nell’acqua, la cui molecola può essere scissa in un atomo di ossigeno e due di idrogeno. Il fenomeno si chiama elettrolisi (lo abbiamo conosciuto sui libri delle scuole medie) e per verificarsi ha bisogno del passaggio di una corrente elettrica (che a sua volta deve essere prodotta consumando energia).

Enel ed Eni installeranno due impianti di elettrolisi della potenza di 10 MegaWatt accanto a due raffinerie dell’Eni, che contribuiranno ad alimentare . Le industrie ad alta intensità energetica, come il settore chimico, sono considerate particolarmente idonee a fruire di una quota di idrogeno nel loro mix.

Questo progetto si inserisce in un fenomeno generale. La commissione Ue ha presentato una strategia da qui al 2050 per promuovere l’idrogeno, e in Italia il ministero dello Sviluppo economico ha in corso una consultazione pubblica per elaborare una strategia nazionale nella stessa direzione.

Nel settore dell’idrogeno l’Eni sta studiando ulteriori progetti in Italia e nel Regno Unito, mentre Enel sta sviluppando progetti in Spagna, Stati Uniti e Cile. In quest’ultimo Paese un consorzio di cui Fa parte Enel Green Power Chile ha ottenuto un contributo di 8 milioni dal governo tedesco per un progetto pilota che riguarda anche l’idrogeno ottenuto da elettrolisi. 

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