Scuola, il progetto delle immunizzazioni in aula è al palo: meno del 50% degli studenti è vaccinato

Si moltiplicano le classi in Dad e i presidi si sfogano: «Dobbiamo supplire alle carenze delle Asl»

Gli hub vaccinali nelle scuole restano una chimera in larga parte d’Italia, così a oggi meno di uno studente su due è vaccinato e sempre più classi vanno in Dad. «La struttura commissariale sta lavorando per portare gli hub negli istituti scolastici partendo dall’esperienza pugliese», aveva affermato l’11 gennaio il ministro dell’Istruzione Bianchi in un’intervista al direttore de La Stampa Massimo Giannini. Ma a seguire le orme della Puglia sono state finora solo 17 scuole nel Napoletano, un’altra manciata di istituti in Calabria, qualche camper munito di fiale e siringhe in Toscana e iniziative analoghe annunciate a Bologna e in Umbria. Per il resto, e parliamo di oltre il 90% delle scuole, non si è mossa foglia.

Lo scaricabarile sulle cause

Sulle cause è tutto uno scaricabarile. «Presidi e insegnanti si stanno già sostituendo alle Asl per fare il tracciamento e chiamare le famiglie una ad una anche nei weekend quando c’è un positivo in classe, ci mancherebbe solo caricarli anche del peso di organizzare le vaccinazioni a scuola», sbotta un dirigente dell’Istruzione. Dove dallo staff del ministro tengono a precisare che «la gestione degli hub è cosa che compete al sistema salute, Regioni in testa, non alle scuole che di certo dinanzi a questa opportunità non si metterebbero di traverso». Dall’entourage di Speranza fanno a loro volta sapere che «l’organizzazione degli hub spetta alle Regioni e alla struttura commissariale che aveva assicurato si sarebbe mossa in questo senso». «Mai espressi su questo», controbattono gli uomini di Figliuolo, che ci tengono a mettere i puntini sulle “i”, ricordando come il compito della struttura sia «assicurare l’approvvigionamento dei vaccini alle Regioni, le quali poi decidono come distribuirli sul territorio». E né gli uomini con le stellette potrebbero sostituirsi alle Asl per somministrare i vaccini nelle scuole, «perché le nostre unità mobili con circa duemila tra medici e infermieri bastano per raggiungere le località remote, come infatti hanno fatto, non certo per vaccinare milioni di studenti». Fatto è che dove sono stati installati, gli hub scolastici hanno fatto impennare le vaccinazioni, che per il resto procedono a passo di marcetta. Nell’ultima settimana nella fascia 5-11 anni la copertura vaccinale è passata dal 25,1 al 32,9% degli alunni, mentre ai ragazzi tra 12 e 19 anni di vaccini ne sono stati somministrati 82 mila, con 614 mila alunni ancora privi di copertura, mentre ad aver ricevuto il booster è soltanto il 13,3%. In totale, su 7 milioni e 357 mila ragazzi in età scolare, ad aver ricevuto almeno una dose sono meno della metà, 3 milioni e 157 mila.

La moltiplicazione dei focolai

Così non c’è poi da stupirsi se sempre più classi stanno andando in Dad. «Il 93,3% è in presenza», aveva assicurato la settimana scorsa Bianchi in Parlamento, ma oggi quelli trasmessi dalle Regioni sembrano dei bollettini di guerra. In Trentino, gli amministratori scolastici dicono che le classi in Dad sono passate in una settimana da 70 a 343. In Valle d’Aosta per una su tre è stata avviata la modalità da remoto. In Emilia Romagna si contano 2.415 focolai scolastici contro i 748 di una settimana fa. La Uil calcola che nel Lazio il 40% delle scuole è in Dad o didattica mista. In Abruzzo le classi che seguono da casa hanno toccato quota mille, a Bari e provincia la crescita delle classi in Dad è stata del 243% in una settimana, mentre l’Asl 34 di Venezia dichiara che il 51% delle classi sotto la sua competenza sono in remoto.

E in questa situazione l’associazione nazionale presidi torna a suonare l’allarme: «Mentre la politica è solo concentrata sull’elezione del Capo dello Stato, nella maggioranza degli Istituti si lavora nel caos, perché nella gestione della pandemia dobbiamo supplire alle carenze del servizio sanitario territoriale», lamenta il presidente Antonello Giannelli. Per questo la parola d’ordine delle Regioni e degli stessi presidi è ora «semplificare». E il governo sembra voler almeno in parte accogliere le richieste già con il «decreto sostegni», che attende proprio l’inserimento last minute delle norme sulla scuola prima di finire in Gazzetta Ufficiale. Oltre ai fondi per la distribuzione gratuita delle mascherine Ffp2 agli studenti in autosorveglianza, per i quali sono obbligatorie, nel provvedimento finirebbero anche i test gratuiti per gli alunni delle elementari oltre che delle superiori, la cancellazione del certificato medico per i positivi che negativizzati possono tornare in aula, la possibilità di fare il tampone anche in farmacia quando si è in autosorveglianza senza aspettare i tempi lunghi delle Asl e un’app per controllare la situazione vaccinale degli studenti. Di altri eventuali allentamenti si discuterà oggi nel tavolo tecnico Istruzione-Salute, che dovrebbe dare il via libera anche per le elementari al passaggio in Dad dei vaccinati solo con due contagi in classe anziché uno.

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