Bollettino di oggi 6 dicembre: 9.503 nuovi contagi e 92 decessi, tasso di positività al 3,2%

I dati del Ministero della Salute: in aumento ricoveri e terapie intensive

Come ogni lunedì netto calo dei contagi da 15.021 a 9.503, ma con molti meno tamponi, tant’è che il tasso di positività dal 2,9 sale al 3,2% nuovo record della quarta ondata. Tanti i morti (92) e i ricoverati in più nei reparti di medicina, 282, mentre sono 7 quelli nelle terapie intensive.

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Crollo improvviso, ma probabilmente fittizio, dei contagi Covid in Veneto: 1.709 i nuovi positivi nelle ultime 24 ore, dopo una serie di report oltre i 3.000 nelle ultime giornate. Un dimezzamento dei numeri dovuto con ogni probabilità al fisiologico rallentamento del contact tracing la domenica. Si registrano anche 2 vittime. Non si ferma la crescita dei ricoveri negli ospedali: nei normali reparti medici si trovano 700 malati Covid (+ 44). Un ricoverato in meno invece rispetto a ieri nelle terapie intensive, 122. In Piemonte calo dei casi da 906 a 776, in questo caso con una simultanea discesa del tassi di positività dal 2,1 all’1,5%. Più che dimezzati i casi in Lombardia che da 2.682 passano a 1.005, ma in questo caso con il tasso di positività che dal 2,1 sale al 2,2%, mentre i morti sono 15.

L'entrata dell'Alto Adige in zona gialla coincide con un aggravamento del bilancio delle vittime della pandemia: altre sei persone sono morte per le conseguenze dell'infezione da Sar-Cov-2. Per trovare più di cinque decessi in una sola giornata bisogna risalire al 29 marzo scorso quando furono otto. I laboratori dell'Azienda sanitaria provinciale, nelle ultime 24 ore, hanno anche accertato 221 nuovi casi positivi contro i 369 di ieri. 

In Friuli Venezia Giulia casi giù da 595 a 388 ma sempre per il calo dei tamponi, tanto che il tasso di positività anziché scendere sale di un decimale all’11,7%. Sono quasi 1.400 i nuovi casi di positività individuati nelle ultime 24 ore in Emilia-Romagna, dove si registrano anche nove morti mentre ieri i contagi erano 1.707.

I nuovi casi Covid registrati in Toscana nelle 24 ore sono 544 su 14.517 test di cui 6.000 tamponi molecolari e 8.517 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 3,75% (12,1% sulle prime diagnosi). Rispetto a ieri i nuovi casi sono meno (erano stati 669) ma su un numero più che dimezzato di tamponi considerati (ieri ben 31.887 esami totali) pertanto il tasso dei nuovi positivi rispetto ai tampini fatti schizza in alto (2,10% il precedente).

Nel Lazio su 12.655 tamponi molecolari e 15.747 tamponi antigenici per un totale di 28.402 tamponi, si registrano 1.006 nuovi casi positivi (-543), sono 10 i decessi (+8), 765 i ricoverati (+49), 99 le terapie intensive (+4) e +713 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 3,5%. I casi a Roma città sono a quota 543. Dei dieci decessi odierni sette non erano vaccinati. Rispetto allo stesso giorno di una settimana fa abbiamo 115 casi in meno. «Se il Lazio entra in zona gialla va in giallo tutta l'Italia, dal momento che abbiamo l'Rt più basso di quello nazionale. A noi non spaventa la zona gialla ma, al momento, da qui alle prossime due settimane, non ci sono segnali in tal senso. Anzi, stiamo lavorando affinché venga confermato questo rallentamento della velocità di trasmissione e credo che i dati su questo ci conforteranno, anche quelli relativi al prossimo Rt». Ad assicurarlo è l'assessore alla sanità del Lazio, Alessio D'Amato.

Sale al 10%, a livello nazionale, la percentuale dei posti letto occupati da pazienti Covid nei reparti ospedalieri di area medica. È quanto emerge dal monitoraggio quotidiano dell'Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che confronta i dati del 6 dicembre, con quelli del giorno precedente. La percentuale dei posti in area medica cresce in 7 regioni e PA: Abruzzo (al 9%), Calabria (al 15%), Emilia Romagna (al 9%), Friuli Venezia Giulia (al 23%), Pa di Trento (al 11%), Piemonte (all'8%), Sardegna (al 5%) mentre calano in Valle d'Aosta (al 21%). È stabile invece all'8%, a livello nazionale, la percentuale dei posti in terapia intensiva occupati da pazienti Covid.

Ritornano oltre soglia le Marche raggiungendo il 12% e restano oltre il limite (che è il 10%) il Friuli Venezia Giulia (16%) e la Provincia autonoma di Bolzano (14). Mentre la percentuale è in calo in Abruzzo (al 4%), Calabria (al 10%), Liguria (al 10%), Umbria (all'8%), Valle d'Aosta (al 3%). Nella fascia 6/10 anni l'incidenza dell'infezione è sei volte superiore alle fasce di età già vaccinate. È quanto si evince dai dati della Dashboad Open Salute Lazio, ovvero il sito dedicato ai dati Covid della Regione. Mentre i decessi nei primi cinque giorni di dicembre di quest'anno sono nove volte inferiori ai primi cinque giorni dello stesso periodo dell'anno precedente.

«I bambini – spiega a sua volta Alberto Villani Direttore dipartimento di emergenza del Bambino Gesù- sono un serbatoio del virus insieme ai no-vax. Dobbiamo vaccinarsi perché dall'esperienza del nostro ospedale abbiamo avuto la sfortuna e il dolore di doverci confrontare con casi molto complessi e gravi. Per cui la vaccinazione è importante per questo, non possiamo sapere da prima chi è il bambino che va incontro ad una forma letale o grave, quindi vanno protetti. La vaccinazione è un diritto dei bambini esattamente come gli adulti». C’è una pandemia nella pandemia che in Africa soprattutto fa più vittime del Covid. Nel 2020 la malaria ha infatti fatto registrare 241 milioni di nuovi casi e 627 mila decessi, in netto aumento rispetto all'anno precedente.

Le infezioni in più rispetto al 2019 sono state 14 milioni (+6%), i decessi 69 mila (12%). Circa i due terzi delle morti aggiuntive sono attribuibili alla sospensione dei servizi di prevenzione, diagnosi e trattamento a causa della pandemia. È quanto emerge dal World Malaria Report 2021 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). L'Africa Subsahariana continua ad essere l'area più colpita: è qui che si concentra circa il 95% di tutti i casi di malaria e il 96% di tutti i decessi nel 2020. L'80% dei decessi in questa regione riguarda bambini di età inferiore ai 5 anni. L'Africa è anche l'area in cui l'impatto della pandemia sui servizi sanitari è stato più forte, tanto che, secondo i dati Oms, nel 2020 sono stati erogati circa il 20% in meno di test e 48 cicli in meno di trattamento contro la malaria. «I governi africani e i loro partner devono intensificare gli sforzi per non perdere ulteriormente terreno a causa di questa malattia prevenibile», ha affermato Matshidiso Moeti, direttore regionale dell'Oms per l'Africa.

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