La prima foto al mondo della variante sudafricana. Alteri: “Ecco come è Omicron”

La scienziata: «La maggioranza delle mutazioni è nella zona che interagisce con le cellule umane. Potrebbe essere più contagiosa di Delta ma i vaccini saranno in grado di bloccarla»

ROMA. Gli occhi del mondo sono puntati su un microscopio. Le speranze di ripartenza e i timori di nuove chiusure sono appese alla prima "fotografia" della variante Omicron. Quella immagine è stata realizzata dall'area di ricerca di Medicina Multimodale del Bambino Gesù coordinata dal professor Carlo Federico Perno, con la diretta supervisione della professoressa Claudia Alteri dell'Università Statale di Milano, da un team di giovani e preparati ricercatori. Gli interrogativi che piovono da ogni angolo del pianeta riguardano la maggiore contagiosità di B.1.1.529 e la sua temuta capacità di "bucare" la protezione vaccinale. La foto mostra la struttura della proteina spike della variante Omicron, a destra, e della variante Delta, a sinistra, rispetto alla spike originale di SARS CoV-2. Omicron ha molte più mutazioni di Delta (già molto variata), concentrate in una zona che interagisce con le cellule umane.

Professoressa Alteri, Omicron è più pericolosa delle altre varianti emerse in quasi due anni di pandemia?

«Oggi non esistono evidenze che consentano di catalogare la variante B.1.1.529 come più pericolosa dal punto di vista della manifestazione della malattia. L'ipotesi che possa derivare da Omicron una forma più grave di COVID-19 richiede riscontri clinici ed epidemiologici solidi. Per il momento la rapidità con cui l'Omicron ha sostituito il clade Delta in Sudafrica ci fa presupporre una sua maggiore transmissibilità. E questa evidenza, insieme con l'elevato numero di mutazioni riscontrate nella spike del virus, è la ragione per cui la variante è stata catalogata dalle Agenzie Sanitarie Internazionali tra le varianti di SARS-CoV-2 più preoccupanti, le cosiddette Variants of Concern».

Più contagiati significa più probabilità di forme gravi
«Assolutamente no, prima di tutto perché non abbiamo riscontro di cambiamenti nella gravità della malattia associata ad Omicron. E poi c'è la protezione garantita dal vaccino in uno stadio in cui l'immunizzazione in molti Paesi europei è piuttosto alta. Ciò dovrebbe metterci in sicurezza rispetto ad un evento secondario come l'aumento di ospedalizzazioni in seguito ad un innalzamento dei casi di positività».

Quali caratteristiche presenta la variante che avete "fotografato" per primi?
«Dai sequenziamenti del genoma della variante finora disponibili, si evidenzia un numero elevato di mutazioni all'interno della proteina Spike, in particolar modo nella regione deputata al riconoscimento delle cellule umane. Alcune di queste mutazioni sono simili a quelle già trovate in Beta, Gamma e Delta. Altre sono nuove. Tuttavia, non c'è da sorprendersi. Più il virus sarà libero di circolare, più selezionerà mutazioni. E' per questo che è quantomai necessario migliorare il tasso di vaccinazione a livello globale».

Cosa significa "fotografare" una variante?

«Fotografare è un termine che in gergo giornalistico rende l'idea del risultato. Ciò che è stato fatto è annotare le diverse mutazioni amminoacidiche di Omicron sulla struttura della proteina Spike, disponibile già pochi mesi dopo il primo isolamento di SARS-CoV-2. Nella figura, le sfere rosse indicano le aree ad altissima variabilità, le gialle le aree a media variabilità, le verdi a bassa variabilità, le celesti a scarsa variabilità. La zona grigia rappresenta l'area conservata».

E per quanto riguarda l'efficacia dei vaccini?
«Al momento si possono fare solo delle ipotesi riguardanti l'efficacia dei vaccini nella loro formulazione attuale. Non sappiamo infatti se l'insieme delle mutazioni riscontrate in Omicron possa incidere e di quanto sull'efficacia vaccinale. Per questo dobbiamo attendere i dati di laboratorio. Anche se la variante dovesse impattare l'efficacia vaccinale, tale riduzione potrà essere arginata con la terza dose, che consentirà livelli anticorpali tali da coprire la variante. Inoltre, l'adattamento dei vaccini alla B.1.1.529 non sarà un iter complicato e potrà essere raggiunto in tempi brevi».

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