Consiglio di Stato: “Il medico non vedente può specializzarsi”

E’ il primo caso in Italia. In precedenza la sentenza del Tar del Lazio aveva interrotto l’attività di formazione della dottoressa Gaia Padovani 

ROMA. Ha trascorso la vita a studiare, laureandosi in medicina nel 2018 e ottenendo l’abilitazione alla professione medica nel 2019. La dottoressa Gaia Padovani ha superato il gravoso ostacolo della cecità per poi trovarsi interdetto l’ultimo passo: il completamento del percorso di specializzazione in psichiatria.  Ora il Consiglio di Stato ha sciolto la riserva sul caso della dottoressa Padovani, primo medico non vedente in Italia ammesso alle scuole di specializzazione e ha sospeso la sentenza del Tar del Lazio che aveva ordinato la ripetizione della prova dopo circa due anni e prevista dal ministero dell’Università e della ricerca (Miur) per il giorno 4 novembre, con un preavviso minimo di circa 20 giorni.

Rischio

Spiega l’avvocato Michele Bonetti, legale del medico non vedente: «Il Consiglio di Stato, con ordinanza motivata, oltre a sospendere la sentenza del Tar Lazio ha sottolineato il rischio di dover interrompere il proficuo percorso di studi della dottoressa Padovani, auspicando una rivalutazione complessiva della posizione dell’interessata». Aggiunge Bonetti: «Auspichiamo che il giudizio non prosegua nella naturale fase di merito calendarizzata già per l’anno 2022 e che le Istituzioni si facciano carico di questa situazione, così come auspicato dalla giustizia amministrativa di ultimo grado, sanando la posizione della dottoressa Padovani».

In pandemia
«E’ stato affermato il diritto allo studio e il diritto al lavoro, costituzionalmente garantiti- prosegue il legale-. E non possiamo non sottolineare l’abnormità di questo imbuto formativo a numero chiuso per i giovani medici, che risulta ancor più ingiusto in piena pandemia, ove vengono lasciati posti disponibili (come dedotto dal Consiglio di Stato) anche con grave danno all’erario dello Stato». Racconta Gaia Padovani:  «Ho 34 anni, sono un medico e ho una grave disabilità visiva. Avvolgendo il nastro: a tre mesi di vita mi è stato diagnosticato un retinoblastoma, un tumore pediatrico raro che gradualmente mi ha causato la perdita della vista in entrambi gli occhi». Ed evidenzia: «Ho svolto regolarmente il mio percorso scolastico ed ho conseguito la maturità classica nel 2007. A 16 anni ho iniziato a pensare di voler diventare medico e il desiderio ha resistito e si è alimentato nonostante i pregiudizi e l'essere stata trattata dai più come una velleitaria».

Battaglia legale
Puntualizza la dottoressa non vedente: «Ho concluso il mio tortuoso percorso da studentessa di medicina il 27 settembre 2018 e, dopo l'abilitazione (febbraio 2019) ho iniziato a preparare il concorso per entrare in scuola di specializzazione in psichiatria. Mi sono mossa mesi prima, tentando di contattare il Miur (che organizza e gestisce il concorso); ho scritto a un numero incredibile di dirigenti, venendo rimpallata o ottenendo silenzi impenetrabili o risposte a tirar via». E «nessuno si è mostrato interessato ad aiutarmi. Eppure le mie richieste erano semplici, chiedevo soltanto piccoli aggiustamenti per rendere fruibile quel concorso anche ad una persona con disabilità visiva. Inizia da qui il mio interminabile percorso legale, che va avanti da ormai due anni».

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