Caso escort, Tarantini: “Accanimento su di me solo perché c’era di mezzo Berlusconi”

L'imprenditore barese dopo la sentenza della Cassazione che conferma la condanna a 2 anni e 10 mesi: «Erano solo cene, nessuna prostituta»

«Credevo di essere assolto, speravo in un'assoluzione piena, anche se i miei avvocati mi avevano preparato. La tesi dei miei difensori era corretta, per il favoreggiamento e reclutamento ci deve essere qualcuno che viene obbligato, cosa che non é mai avvenuta, non é mai emersa in nessun atto di indagine, in nessuna intercettazione». Così Gianpaolo Tarantini, dopo la sentenza dei giudici della III sezione penale della Cassazione che hanno confermato la condanna a 2 anni e 10 mesi. L'imprenditore barese era accusato di reclutamento della prostituzione per aver portato escort, tra il 2008 e il 2009 nelle residenze dell'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Quello che facevo non era reato - ha spiegato - erano cene assolutamente normali, non c'é mai stata prostituzione. Un accanimento nei miei confronti c'é stato perché c'era di mezzo Berlusconi. Ora attendo le motivazioni, i miei avvocati valuteranno un ricorso a Strasburgo».

La Cassazione ha rigettato i ricorsi della procura generale di Bari e della difesa contro la sentenza con la quale il 26 settembre dello scorso anno dalla Corte d'Appello di Bari aveva condannato l'imprenditore pugliese a 2 anni e 10 mesi per reclutamento per aver portato tra il 2008 e il 2009 alcune escort nelle residenze di Silvio Berlusconi. La terza sezione penale della Cassazione ha anche dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile Patrizia D'Addario.

Video del giorno

Trieste, la protesta del "caffè contro il Green Pass" in piazza Unità

Insalata di gallina, radicchio, mandorle, melagrana e cipolla

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi