Condannato a 10 anni Cosentino, ex sottosegretario nel governo Berlusconi. L’Appello inasprisce la pena

La sentenza per concorso esterno in associazione camorristica in relazione alla gestione, ritenuta politico-mafiosa dall'accusa, di un Consorzio, l'Eco4, che nel Casertano si occupava nei primi anni duemila di raccolta dei rifiuti

Il processo in appello fu riaperto per ascoltare l’ultimo pentito d’eccezione che lo aveva chiamato in causa: lo scorso aprile Nicola Schiavone, figlio primogenito del capo dei Casalesi Francesco detto “Sandokan”, puntò l’indice contro l’ex sottosegretario all’Economia (nel Governo Berlusconi) Nicola Cosentino parlando di un appoggio elettorale al politico da parte del suo sodalizio. La testimonianza, non priva di punti dissonanti da quanto dichiarato in altre sedi su alcune circostanze, fu l’ultima di una sfilza di dichiarazioni rese dai pentiti sulle quali la Dda di Napoli costruì uno degli atti d’accusa contro Cosentino. E proprio questo rosario di racconti, nel pomeriggio di oggi, ha spinto i giudici della Corte d’Appello di Napoli a confermare la responsabilità dell’ormai ex coordinatore regionale (in Campania) plenipotenziario di Forza Italia in ordine al reato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso in relazione alla gestione, ritenuta politico-mafiosa dall'accusa, di un Consorzio, l'Eco4, che nel Casertano si occupava nei primi anni duemila di raccolta dei rifiuti.

Dieci anni è la condanna disposta dalla Corte, dodici mesi in più rispetto alla sentenza che fu emessa in primo grado dai giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere: allineandosi alla tesi accusatoria, l’Appello ha esteso la contestazioni sino al 2009 (il pg Luigi Musto aveva chiesto 12 anni). In primo grado, infatti, il Tribunale (presidente Gianpaolo Guglielmo) stabilì che il rapporto di collusione coi Casalesi si fosse fermato al 2004, circostanza che ha spinto la procura a presentare ricorso. Ricorso che è stato dunque accolto. Per conoscere le motivazioni della sentenza occorrerà attendere 90 giorni. Un passaggio obbligato per consentire alla difesa di impugnare il verdetto. «Credo che sia una sentenza profondamente sbagliata perché sono convinto che Cosentino sia assolutamente innocente», ha commentato l'avvocato Agostino De Caro, che difende con Stefano Montone ed Elena Lepre l'ex sottosegretario del Pdl. La difesa, in particolare, ha sempre messo in discussione l’attendibilità dei pentiti, sostenendo che per giunta mancasse un vero riscontro probatorio: l’accusa, per i legali di Cosentino, poggia su suggestioni e assiomi, poggia su narrazioni - come il sostegno elettorale a Cosentino - che non è stato mai possibile riscontrare. Tra le dichiarazioni contestate vi è anche quella di Gaetano Vassallo che, invece, nell’ottica della procura racconta meglio di ogni altra il potere di condizionamento esercitato da Cosentino: secondo Vassallo, Cosentino pronunciò la famosa frase "l'Eco4 song io” durante un incontro, confermando così il suo ruolo di garante del sistema politico-mafioso messo in piedi dai Casalesi.

La condanna a 10 anni si aggiunge a quella definitiva a quattro anni di carcere inflitta a Cosentino per la corruzione di un agente del carcere di Secondigliano (Napoli) e ad una seconda a dieci mesi per diffamazione e violenza privata nei confronti dell'ex governatore della Campania Stefano Caldoro. Cosentino ha all’attivo anche due assoluzioni, una delle quali (arrivata in sede di appello) dall’accusa di reimpiego di capitali con l’aggravante della matrice camorristica per la quale in primo grado aveva rimediato cinque anni e trascorse tre anni di reclusione.

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