Un minore su due passa più di 8 ore davanti allo schermo: ecco l’indagine che rivela le conseguenze del Covid

Al di fuori della didattica, i dispositivi vengono usati soprattutto per comunicare con gli amici (36%, mentre nel 2019 era il 24%), e poco per fare ricerche (8% contro il 19%)

Costretti a casa dalla pandemia, senza poter andare a scuola, fare sport o vedere i coetanei. Per i più giovani un pc o un telefonino sono diventati i compagni più assidui: tra Dad e tempo libero, un ragazzo su due impiega oltre 8 ore del suo tempo davanti ad uno schermo. Ed essere sempre “collegati” non li ha resi però più felici, visto che nell'epoca del Covid l'80% di bambini e adolescenti è stato preda di emozioni negative.

A raccontare il rapporto dei minori con le nuove tecnologie in questi mesi passati in isolamento è un sondaggio curato da Società Italiana di Pediatria, Polizia di Stato e Skuola.net su un campione di 10 mila studenti (6.500 ragazzi tra 15 e 18 anni e 3.500 tra 9 e 14 anni) costituito per il 65% da ragazze e per il 35% da ragazzi, rappresentativo di tutto il territorio nazionale. Ben il 54% del campione spiega di usare i media device per più di tre ore al giorno, oltre al tempo trascorso in Dad (il 50% nella fascia 9-14 anni, il 57% in quella 15-18 anni). Nel 2019, questa percentuale era pari al 41%. L'aumento ha riguardato soprattutto i giovanissimi, ossia quelli che hanno tra i 9 ed i 14enni. Passa, infatti, dal 32% al 50% la quota di bambini e preadolescenti che trascorre sui device più di tre ore al giorno oltre alle attività scolastiche.

Se a queste ore si sommano quelle impegnate in Dad circa 5 al giorno, 1 intervistato su 2 passa almeno 8 ore al giorno davanti a un dispositivo. E questo nella migliore delle ipotesi, ossia che le ore extrascolastiche trascorse su smartphone e tablet non siano più di tre. Un tempo che, inoltre, tende a crescere ulteriormente con l'età. Al di fuori della didattica, i dispositivi vengono usati soprattutto per comunicare con gli amici (36%, mentre nel 2019 era il 24%), per i social (24%), per guardare video o film (21%), per giocare ai videogame (11%), e poco per fare ricerche (8% contro il 19% del 2019).

Ma gli schermi non bastano a simulare la realtà. Così, il 25% degli intervistati afferma di sentirsi più isolato e avverte la mancanza di una relazione in presenza, il 24% si sente più stressato, il 18% più triste, il 14% dichiara di aver paura per i propri familiari e per il proprio futuro, appena il 6% afferma che i rapporti interpersonali sono migliorati grazie alla tecnologia. Soltanto il 13% dichiara di non aver sperimentato nessuna di queste emozioni. I più grandi (15-18 anni) si sentono maggiormente stressati (27% contro il 18% del 2019) e preoccupati (15% contro 11%); i più piccoli ovvero quelli tra i 9 e i 14 anni si sentono un po' più isolati (28% contro 24%). Solo eccezionalmente la pandemia ha rappresentato l'occasione per consolidare relazioni familiari.

Ma cosa hanno fatto più del solito questi ragazzi durante la pandemia? Il 37% risponde di aver visto più serie tv, il 13% di aver giocato in rete con gli amici, il 12% ha giocato ai videogiochi da solo, soltanto l'11% ha letto più libri, solo il 12% ha parlato di più con la sua famiglia e appena il 3% ha detto di aver giocato più del solito a giochi di società con la famiglia.

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