Regeni, cinque anni di silenzi. Ora una data: il 29 aprile quando inizierà il processo ai quattro 007 egiziani

Il Presidente Mattarella: «Ci attendiamo piena e adeguata risposta da parte delle autorità egiziane»

Sono già passati 5 anni. Era il 25 gennaio del 2016 quando Giulio Regeni, giovane ricercatore friulano, veniva rapito, sequestrato e ucciso in Egitto. E oggi, nel giorno del quinto anniversario, la verità appare più vicina. Perché c'è finalmente una data nella quale i quattro 007 egiziani dovranno comparire in tribunale il prossimo 29 aprile. Un risultato importante, quasi insperato, arrivato solo grazie all'impegno del procuratore di Roma, Michele Prestipino, e al pm Sergio Colaiocco, che negli ultimi 5 anni ha lavorato al caso giorno e notte. E dell'impegno della procura di Roma ha parlato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «L'azione della procura della Repubblica di Roma, tra molte difficoltà, ha portato a conclusione indagini che hanno individuato un quadro di gravi responsabilità, che, presto, saranno sottoposte al vaglio di un processo, per le conseguenti sanzioni ai colpevoli - ha detto Mattarella -. Ci attendiamo piena e adeguata risposta da parte delle autorità egiziane, sollecitate a questo fine, senza sosta, dalla nostra diplomazia». Che l'impegno, anche in Europa, sia «comune e convergente», ha sottolineato il presidente, «per giungere alla verità e assicurare alla giustizia chi si è macchiato di un crimine che ha giustamente sollecitato attenzione e solidarietà da parte dell'Unione Europea». Sono stati cinque anni di indagini complesse, tra false piste e insabbiamenti, quelli che hanno portato alla richiesta di processo, da parte dei pm. Grande lavoro è stato svolto anche dalla commissione di Inchiesta Regeni, presieduta dal deputato di Leu, Erasmo Palazzotto. I genitori di Giulio, Paola e Claudio Regeni, il loro avvocato, Alessandra Ballerini, mai hanno smesso di lottare per la verità. Lo hanno fatto sensibilizzando l'opinione pubblica e con la vicinanza di persone che dall'Egitto hanno aiutato gli inquirenti in alcuni dei passaggi chiave dell'inchiesta. La vicenda rappresenta «una ferita ancora aperta», ha scritto sui social il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che sottolinea: «Oggi per la prima volta a Bruxelles, dietro mio impulso e del governo italiano, il Consiglio Affari Esteri dell'Ue si è riunito per discutere del barbaro omicidio di Giulio». Di Maio ha ringraziato Josep Borrell per aver accolto l'iniziativa, mentre, dal canto suo, l'alto rappresentante Ue ribadisce che «si tratta di una questione grave per l'Italia e quindi per tutta l'Unione europea» e chiede all'Egitto di cooperare. Dal ministro degli Esteri una frecciata all'Egitto, che «è un interlocutore importante nel Mediterraneo, ma nessun dialogo può avvenire a scapito dei diritti umani. Questa è la bussola che deve guidarci. L'Europa deve scegliere da che parte stare». Nuovi appelli arrivano, a più voci, dal mondo politico e istituzionale: «Non ci fermeremo mai, fino a quando non avremo restituito il quadro completo delle responsabilità e dei soggetti coinvolti», ha scritto sui social il presidente della Camera, Roberto Fico, che chiede di fermare la vendita di armi all'Egitto. «Non smetteremo mai di chiedere alle autorità egiziane verità e giustizia», sono state le parole del segretario del Pd e governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, mentre per il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo «fare chiarezza è tassativo». «Noi siamo impegnati giorno e notte. Lavoriamo - ha spiegato Paola Deffendi a fianco del marito, Claudio -. Abbiamo ormai tante persone che leggono, traducono, studiano e mettono insieme i fatti per noi. Abbiamo studiato, non era il nostro campo, volevamo fare altro, ma tutto quello che è successo a Giulio ci ha portato a tutto questo». «Se prima pensavo all'Egitto come alla terra dei faraoni, piramidi, sabbia, ora penso all'Inferno. Per cui non possiamo che pensare a richiamare l'ambasciatore. E non si possono fare affari con l'Egitto», ha aggiunto. Parole dure. Gli ultimi anni di sofferenza e ora, in lontananza, le prime luci. Ma ancora è notte e forse, per la famiglia Regeni, l'alba non arriverà mai. Giulio non tornerà ad abbracciare i suoi genitori. La sua giovane vita è stata spezzata per sempre. Ma, dopo 5 anni di battaglie, la verità è più vicina. 

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