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Cospito, la Cassazione: udienza tra 3 mesi. Il suo medico: “Il 20 aprile sarà morto”. La difesa: “Va anticipata”

Il caso della diffida ricevuta dalla dottoressa: «Vuoi visitarlo? Allora non parlare con Radio Onda d’Urto»: la direttrice del carcere di Sassari vieta che l’anarchico parli con l’emittente dell’ultrasinistra

Salvatore Montillo
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

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(ansa)

BRESCIA. Arriverà tra tre mesi, il 20 aprile, la decisione della Cassazione sul ricorso avanzato dal difensore di Alfredo Cospito, l’anarchico rinchiuso al carcere duro, in sciopero della fame da cento giorni e per il quale è in corso una mobilitazione nazionale, dopo il «no» arrivato dal Tribunale di Sorveglianza a cui l'avvocato aveva presentato un reclamo sul regime del carcere duro. Una data che rischia però di essere inutile: «Il 20 aprile Alfredo sarà morto, un'attesa così lunga non è compatibile con le sue condizioni» dice senza mezzi termini Angelica Milia, la dottoressa di fiducia che monitora le sue condizioni di salute nel carcere di Sassari dove Cospito è detenuto.

È un caso, intanto, la diffida ricevuta dalla dottoressa Milia: «Della vicenda si sta occupando il mio avvocato. Questo credo rappresenti una privazione della mia libertà di pensiero e di parola, che non ha niente a che vedere con il 41 bis». Lunedì scorso la direttrice-reggente del carcere di massima sicurezza, Carmen Fiorito, ha inviato all’avvocato di Cospito, Flavio Rossi Albertini, il nulla osta per la visita medica prevista per domani, 26 gennaio, da parte appunto di Angelica Milia. Con una postilla: il documento dell’amministrazione penitenziaria si conclude con una «diffida» alla stessa «a rilasciare a seguito delle visite, dichiarazioni alla emittente radio “Onda d’Urto”, al fine di non vanificare le finalità del regime del 41 bis. Ulteriori dichiarazioni rese in tal senso – conclude il Dipartimento – potranno indurre a valutare la revoca dell’autorizzazione all’accesso in Istituto». Una presa di posizione incomprensibile per Milia che di interviste sullo stato di salute di Alfredo Cospito da giorni ne sta rilasciando di continuo. «Mi è parso di capire che ce l’abbiano in particolare con radio Onda d’Urto – afferma – ma non riesco a capire questo accanimento. Anche perché ho sempre e solo parlato dello stato di salute di Alfredo, senza mai entrare in commenti politici. Non ho mai neanche rappresentato figurativamente le condizioni di Alfredo, del carcere o delle guardie carcerarie. Mai fatto commenti su cose che potessero mettere a rischio la legge che regola il 41 bis».

(ansa)

«Si tratta di un provvedimento gravissimo» si sfoga Umberto Gobbi, referente della radio indipendente bresciana, che trasmette dal 1985, testata giornalistica regolarmente iscritta al tribunale di Brescia. Da settimane radio Onda d’Urto intervista la dottoressa dopo la visita medica in carcere. «Evidentemente non si vogliono far conoscere le condizioni di salute sempre più critiche di Alfredo – dichiara Gobbi -. Ma questo è un attacco che non riguarda solo la nostra emittente, ma più in generale la libertà di informazione».

Sulla vicenda è intervenuta anche la Federazione nazionale della stampa e l’Usigrai che in una nota hanno espresso «solidarietà alla radio bresciana e preoccupazione per quanto sta accadendo». Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi, intervistato dall’emittente, ha parlato di «clima di intolleranza crescente nei confronti della stampa. Il ministro Nordio vuole aumentare le sanzioni contro i cronisti, vietare la pubblicazione di intercettazioni pubbliche allegate agli atti. È un bavaglio del governo verso singoli. La diffida ad un medico, poi, è assurda. È la teorizzazione del bavaglio – conclude Giulietti – del buio. Qualcosa di intollerabile». Martedì è stata anche presentata un’interrogazione parlamentare da parte di Alleanza Verdi Sinistra, firmata dal capogruppo in Senato Giuseppe De Cristofaro, che chiede al Ministro Nordio di riferire sia in merito alla diffida ad Angelica Milia, sia alle condizioni di detenzione di Cospito, sempre più precarie.

«Lo rivedo domani – spiega la dottoressa di fiducia dell’anarchico – La situazione purtroppo sta degenerando velocemente e spero mi concedano di visitarlo più di una volta la settimana». Per Alfredo, che in questi cento giorni di sciopero della fame ha perso quasi 40 chili, nei giorni scorsi è stato chiesto il trasferimento in un centro clinico. «Stiamo aspettando che ci rispondano – conclude Milia – Per il momento non so niente».

Da settimane in Italia è in atto una mobilitazione per chiedere la revoca del regime del 41bis per Cospito. Lo ha chiesto il consiglio comunale di Torino, ma un appello è stato lanciato anche da Gherardo Colombo, Massimo Cacciari, Giovanni Maria Flick e tanti altri. Alfredo Cospito nel 2013 è stato condannato a dieci anni di carcere per aver gambizzato il dirigente dell’Ansaldo Roberto Adinolfi e successivamente accusato di aver piazzato due pacchi bomba di fronte la Scuola allievi Carabinieri di Fossano nel cuneese. Attentati nei quali fortunatamente non si fece male nessuno, ma che la Corte di Cassazione ha classificato come reato di strage politica, condannando Cospito di fatto al 41 bis, regime nel quale è detenuto dal 4 maggio scorso. È in sciopero della fame dal 20 ottobre.

Il corteo in solidarietà con l'anarchico Cospito attraversa Torino

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