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Abusa di una bambina chiamandola “Lolita”, condannato a 13 anni: “Avevamo una relazione sentimentale”

Il patrigno, un quarantanovenne, giudicato per violenza sessuale aggravata e pornografia minorile

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MILANO. Ha violentato per «sette anni» con cadenza «pressoché quotidiana» la figlia minorenne della moglie sostenendo di aver avuto con lei una «fantomatica relazione sentimentale» e definendo la ragazzina come una «lolita». Così ha provato a difendersi un quarantanovenne peruviano, condannato in abbreviato a 13 anni e 4 mesi per violenza sessuale aggravata e pornografia minorile.

Per la gup Sofia Fioretta le dichiarazioni dell'uomo sono «del tutto inverosimili ed incongrue» dal momento che il rivolgersi della vittima a una psicologa scolastica «significa che non aveva alcuna via di fuga». E ancora: «Giulia (nome di fantasia, ndr) ha chiesto aiuto non perché fosse ancora abusata, ma perché aveva attuale, concreto e fondato timore» che l'imputato «potesse approfittarsi ancora di lei».

Le indagini della Polizia locale, coordinate dal pm Elisa Calanducci, erano scattate nel febbraio 2020 dopo che la bambina aveva trovato il coraggio di raccontare di essere vittima di violenze sessuali da parte del suo patrigno. Abusi che ha subito dall'età di sei anni fino ai tredici. La Procura aveva chiesto una condanna di 12 anni di reclusione mentre la difesa il minimo della pena.

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