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Covid, primo monitoraggio dell’era Meloni: l’indice di contagio scende a 0,95

L’incidenza settimanale dei contagi ogni 100 mila contagi da quota 374 scende a 283, mentre resta più o meno uguale la pressione sugli ospedali

Paolo Russo
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

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(ansa)

Il primo Monitoraggio settimanale a cura dell’Iss dopo la censura imposta dal governo al bollettino quotidiano toglie il velo sull’andamento della pandemia, che fortunatamente continua ad essere benevolo, con tutti gli indicatori in discesa. Salvo quello relativo ai morti che non vengono censiti dal Monitoraggio stamane all’esame della cabina di regia. L’Rt, l’indice di contagio, cala ancora da 1,11 a 0,95, sotto il livello pandemico di uno. L’incidenza settimanale dei contagi ogni 100 mila contagi da quota 374 scende a 283, mentre resta più o meno uguale la pressione sugli ospedali, dove il tasso di occupazione dei posti letto dal 10,8 scende leggermente al 10,4% nei reparti di medicina e dal 2,2% passa al 2,4% nelle terapie intensive. Il dato sulla mortalità dovrebbe essere diffuso in giornata dal ministero della Salute.

Attualmente il numero dei ricoverati «per Covid», ovvero con sindromi respiratorie e polmonari, è pari al 43% del totale, informa la Fiaso, la federazione di asl e ospedali. I pazienti «con Covid», invece, trovati incidentalmente positivi al tampone pre-ricovero ma in ospedale per curare altre patologie, sono la maggioranza e ammontano al 57%.
Anche tra i pazienti minori di 18 anni, registrati nei quattro ospedali pediatrici e nei reparti di Pediatria degli ospedali aderenti alla rete sentinella Fiaso, si osserva una stabilità dei ricoveri. Ci sono piccole oscillazioni, ma il numero dei ricoverati è sempre molto limitato.

Ma se il barometro oggi segna bel tempo le previsioni si fanno meno rosee già per fine mese. «Dobbiamo essere pronti: tra la fine di novembre e dicembre le nuove sotto-varianti dovrebbero rimpiazzare BA.5 e diventare dominanti in Italia, negli altri Paesi europei e probabilmente anche negli altri Paesi dell'emisfero nord», ha detto Marco Cavaleri, a capo della task force vaccini dell’Ema. «Queste varianti -ha aggiunto- tendono a diffondersi rapidamente, sembrerebbero avere un alto potenziale di trasmissione, ma non è chiaro quanto siano aggressive e virulente».
Cavaleri ha detto che allo stato attuale ci si aspetta che «vaccini siano in grado di proteggerci dalla malattia grave e dall'ospedalizzazione e quindi è molto importante considerare la rivaccinazione per chi ha fattori di rischio». Al contrario, negli ultimi mesi si è assistito a «un'erosione progressiva dell'attività neutralizzante degli anticorpi monoclonali». Queste nuove varianti «sembrano mettere fuori gioco anche i più recenti anticorpi monoclonali. Stiamo lavorando per capire come approvare anticorpi monoclonali di nuova generazione che possano essere efficaci anche nei confronti di queste nuovi varianti», ha aggiunto.
Per l'esperto Ema c'è da attendersi una circolazione del virus anche tra i bambini: «Questo è piuttosto inevitabile, sappiamo che i vaccini non saranno in grado di garantire protezione dall'infezione, però, anche nei soggetti pediatrici, sono in grado di prevenire la malattia grave». Per questo, «soprattutto per i bambini che hanno fattori di rischio e patologie è molto importante fare uso fin da subito dei vaccini che abbiamo a disposizione».

Intanto si impantana sempre più la campagna vaccinale. Sono quasi 4,3 milioni le quarte dosi di vaccino contro il Covid-19, ovvero l'hanno fatta circa due persone su dieci tra quelle a cui sono prioritariamente consigliate. Ma nella settimana dal 26 ottobre al 1° novembre, la media delle somministrazioni ha visto un forte calo del 25,3%: ne sono state fatte 27.680 al giorno, rispetto alle 37.031 della scorsa settimana. Lo rileva il monitoraggio della Fondazione Gimbe sull'andamento della campagna vaccinale, i cui dati risultano aggiornati quotidianamente. Sono 6,8 milioni le persone di età superiore a 5 anni che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino contro il Covid.

Secondo il monitoraggio della Fondazione Gimbe, in base alla platea di 19,1 milioni di persone tra over 60, fragili, immunocompromessi, operatori sanitari e ospiti delle Rsa, il tasso di copertura con le quarte dosi è del 22,5% ma con nette differenze regionali: si va dal 10,5% della Sicilia al 34,2% del Piemonte. Sono 6,8 milioni le persone di età superiore a 5 anni che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino contro il Covid-19 e, nella settimana 26 ottobre-1°novembre, calano anche i nuovi vaccinati: sono stati 1.339 rispetto ai 1.470 della settimana precedente (-8,9%).
Quanto alla terza dose, ne sono state somministrate 40,2 milioni. Il tasso di copertura nazionale è dell'84,4% e va dal 78,5% della Sicilia all'88,3% della Lombardia. Mentre sono 7,43 milioni le persone che non hanno ancora ricevuto la dose booster, di cui: 5 milioni possono riceverla subito.
Infine, nella fascia 5-11 anni sono state somministrate 2,6 milioni di dosi: 1,4 milioni hanno ricevuto almeno 1 dose, con un tasso di copertura nazionale al 38,5% e, anche qui, nette differenze regionali: dal 21,1% della Provincia Autonoma di Bolzano al 53,9% della Puglia.

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