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Il dolore del papà di Sofia: “Era piena di vita. Sono sconvolto e non capisco più nulla”

Sofia Mancini, 20 anni, e Francesco D'Aversa, 24 anni sono stati ritrovati ieri senza vita in una scarpata. Un incidente stradale letale per i due giovani. Da giorni una task force li stava cercando poi la tragica scoperta

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(ansa)

Le speranze di trovare vivi Sofia Mancini, 20 anni, e Francesco D'Aversa, 24 anni, sono svanite ieri, dopo tre giorni di angoscia, quando alcuni operai di Veneto Strade hanno scorto un'auto in fondo a un burrone, lungo la Strada Regionale 450 che collega Castelnuovo del Garda ad Affi (Verona). Sofia e Francesco non erano fuggiti chissà dove. Erano morti dentro la loro Fiat 500, uscita di strada la notte stessa in cui di loro si erano perse le tracce, dopo una serata passata in una discoteca di Verona. Nell'abitacolo semidistrutto dell'utilitaria, di proprietà di Francesco, c'erano i loro corpi.

Un colpo terribile per le famiglie, gli amici e l’intero paese, Costermano sul Garda. «Sono sconvolto. Non sto capendo niente in questo momento...» ha detto il padre della giovane ragazza, Tiziano Mancini. Sofia era una ragazza solare, con il talento per la fotografia, che dopo il diploma di maturità all'Istituto “Stefani Bentegodi” di Isola della Scala, aveva lavorato tre mesi in un resort in Sicilia. «Non ci sono parole che possano togliere il dolore di fronte alla morte, ancor più se sono due giovani». ha detto il sindaco Passarini, commosso. 

Per 48 ore una task force ha battuto la zona del Veronese per trovare Sofia e Francesco. Poi la tragica scoperta. Secondo Girolamo Lacquaniti, comandante della Polstrada veronese, alla guida c’era il giovane pizzaiolo originario di Taranto. Verso le 3.30 di lunedì - ritiene la Stradale - D’Aversa ha perso il controllo dell’auto. Uscita di strada, l’utilitaria è volata in una sorta di scarpata che affianca la superstrada in un tratto semi-rettilineo, finendo la corsa contro un albero. L’auto, sommersa dalla vegetazione, è stata trovata solo dopo tre giorni, sfuggendo anche all’occhio dei droni e alla vista degli elicotteristi che, pure, avevano sorvolato a zona.

Tiziano Mancini racconta che sua figlia «era una brava ragazza, si era diplomata all’Istituto agrario di San Floriano e stava pensando di iscriversi a biologia all’università. Era tornata a casa da quindici giorni, dopo esser stata a lavorare per tre mesi come fotografa in un resort in Sicilia. É stato in queste due settimane che ha conosciuto questo gruppo di nuovi amici» racconta. Poi ripercorre le ultime ore prima che non ritornasse più a casa. Lunedì scorso, Sofia non ha preso la sua auto per andare in città perché aveva dei problemi. Ad accompagnarla all’Amen, la discoteca sulle colline delle Torricelle dove avrebbe trascorso la serata, è stato il fratello Lorenzo che l’ha lasciata là con Francesco e altri amici. Ora non c’è più. Una fine assurda, difficile da accettare. Un vuoto incolmabile perché «lei era piena di vita, ancora un po’ bambina e ingenua. E aveva tutta la vita davanti».

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