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Cadavere carbonizzato in un’auto in mezzo alle vigne della Franciacorta: un debito di 30mila euro forse all’origine del delitto

Nuove luci sul caso di Nexhat Rama, 40enne di origini kosovare, trovato bruciato lunedì nel bagagliaio di una Range Rover. In caserma viene interrogato Davide Cristiano Mossali, meccanico 53enne, autore dell’omicidio

salvatore montillo
Aggiornato 1 minuto di lettura

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(ansa)

Un debito di trentamila euro che in pochissimo tempo sarebbe quasi raddoppiato. E’ questo, secondo gli inquirenti, il movente che ha spinto Davide Cristiano Mossali, meccanico 53enne di Palazzolo in provincia di Brescia, ad uccidere Nexhat Rama, il 40enne di origini kosovare trovato carbonizzato lunedì pomeriggio nel bagagliaio di una Range Rover data alle fiamme tra i filari di vite nelle campagne della Franciacorta.

Omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, distruzione di cadavere e porto d’armi abusivo le accuse per l’italiano, titolare di un’officina di riparazioni, che ieri sera è stato sentito per lunghe ore nella caserma Masotti del comando provinciale dei Carabinieri di Brescia.

L’uomo pare non abbia confessato il delitto, ma secondo quanto ricostruito dai militari della Sezione operativa della compagnia di Chiari e dai colleghi del Nucleo investigativo di Brescia, il 53enne avrebbe risposto così alle minacce del suo creditore, Rama, volto noto alla giustizia, con alle spalle precedenti per estorsione, condannato per possesso di armi e a processo in questi mesi per il tentato incendio della villa sul Garda di un manager dell’Esselunga.

Gli inquirenti ipotizzano che Mossali si sia rivolto a Rama perché in difficoltà economiche e avrebbe ricevuto diverse somme di denaro in più tranche. Debito che non riusciva però a saldare. Stando alla ricostruzione di chi indaga, i due si sarebbero incontrati lunedì nell’officina del meccanico che aveva in testa un piano ben congegnato: uccidere Rama e farlo sparire. Ha finito il suo creditore con una pistola per poi caricare il corpo nel bagagliaio dell’auto con la quale il kosovaro si è presentato, di proprietà del fratello della vittima. In auto, insieme al corpo, Mossali ha caricato anche le taniche di benzina che sarebbero servite a cancellare ogni traccia. Si è quindi diretto nelle campagne tra Cologne e Palazzolo, che conosce bene, per dare fuoco all’auto con dentro il suo creditore.

Gli inquirenti sarebbero arrivati all’italiano grazie all’analisi delle telecamere presenti attorno alla casa della vittima e alla testimonianza del fratello, interrogato lunedì dopo il ritrovamento dell’auto. Sarebbe stato lui a portare gli inquirenti sulle tracce dell’assassino. Le indagini intanto continuano. Dopo l'interrogatorio di questa mattina, nel quale si è avvalso della facoltà di non rispondere limitandosi a una dichiarazione spontanea con la quale ha negato ogni addebito, il gip di Brescia Matteo Grimaldi ha convalidato il fermo di Mossali.

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