La pandemia e il tramonto del pensiero unico liberista

Lontano dalla politica ridotta a comunicazione, molto si muove. Soprattutto in una scena sociale terremotata dalla grande trasformazione indotta dalla pandemia, come mostrano anche i freschissimi dati Istat.

Un "cigno nero" che non potrà essere razionalizzato, a posteriori, senza troppi problemi. Contando sul fatto che presto, quando, sperabilmente, arriverà il vaccino, tutto tornerà come un tempo.

Perché il dopo non sarà più come prima.

Sotto i pesanti colpi di maglio pandemici, la globalizzazione in versione ordoliberista ha mostrato tutti i suoi limiti.

Nelle società occidentali si esprime oggi una fortissima domanda di protezione.

Se prima del virus la richiesta riguardava la sicurezza, nel senso di incolumità personale e tutela della proprietà, oggi investe la sicurezza sociale. Dopo decenni di sbornia ideologica sullo "stato minimo" o lo "stato nemico", è divenuto normale chiedere tutele pubbliche.

Soggetti che hanno sempre visto lo stato come predatore fiscale, come macchina dedita a imbrigliare con "lacci e lacciuoli" gli animal spirits di un capitalismo che si voleva assolutamente selvaggio, oggi tutti invocano il suo intervento.

Il mercato, istituzione regolata anche quando taluni suoi ideologici cantori sostengono il contrario, non può farcela da solo.

La protezione di tutti è la funzione principale dello stato e, dunque, va esercitata. Ma misure come la cassa integrazione estesa a tutti o sussidi per intere categorie, non sono questioni che, dopo, sarà possibile gettarsi alle spalle come niente fosse. Perché fanno emergere una concezione assai diversa da quella, sin qui egemone, sul ruolo dello stato.

Ciò che sta avvenendo è un cambio di paradigma.

Quarant'anni dopo la Tatcher de "la società non esiste, esistono solo gli individui", slogan che poneva l'enfasi sulla fine delle responsabilità dello Stato nei confronti dei cittadini, e il Reagan della riduzione della spesa pubblica e della deregolamentazione di mercato, un lungo ciclo pare terminato.

Gli ultimi epigoni di quell'ideologia, Trump, Johnson, Bolsonaro, hanno guardato alla pandemia come a una forma di darwinismo e malthusianesimo sociale: se la caveranno i più ricchi e quelli che hanno più salute, gli altri si arrangino.

In fin dei conti, hanno pensato i leader di quella destra ideologica, ci saranno "centinaia di migliaia di morti e poi basta".

Forma di igiene sociale che esprime pienamente l'anima del paradigma liberista in versione radicale.

Per la prima volta dopo decadi di pensiero unico, si comincia, invece, a percepire che non esiste un solo modo concepire e organizzare la vita economica e sociale.

Riconversione ambientale, sanità, istruzione, tutela del lavoro e protezione sociale, lealtà fiscale, promozione della ricerca. Temi che esprimono un nuovo nascente spirito del tempo, con i quali la politica dovrà, finalmente, tornare a confrontarsi senza delegare tutto alla supplenza del mercatismo.

 

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