Il peccato originale dei due alleati e carissimi nemici

Stefano Patuanelli

Soldi. Tanti quanti non s'erano mai visti. La più corposa manovra economica della storia repubblicana. Se non è una pioggia di soldi, assomiglia almeno a una doccia calda. Rinfrancante. Il Paese è stremato. Ma la raffica di provvedimenti annunciati mercoledì sera dal presidente Conte e dai suoi ministri nascondono due incognite.

La prima riguarda i tempi d'attuazione. Non solo perché il decreto legge deve passare al legittimo esame dei due rami del Parlamento, ma perché nel corso di questi due mesi vissuti in emergenza si è manifestato in tutta la sua carica negativa il potere frenante della burocrazia. I soldi alle famiglie e alle imprese o arrivano subito oppure l'aspettativa frustrata alimenterà rancore e rabbia.

La seconda incognita riguarda gli effetti che tanta iniezione di danaro avrà sul sistema economico. È stato sottolineato che si tratta di una manovra più di sostegno che di rilancio. Senza un progetto in grado di indicare obiettivi oltre la crisi provocata dall'epidemia. È così.

Lo stesso ministro cinquestelle allo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in qualche modo lo ha ammesso mercoledì sera. D'altra parte non ci si può aspettare altro da questo governo. È già tanto. Vale la pena ricordare che a metà febbraio, prima della diffusione del contagio, l'esecutivo Conte 2 era entrato in un passaggio difficile. Insidiato dalle incursioni di Renzi e sbandato dalle diverse traiettorie impresse dal Partito democratico dal Movimento 5Stelle.

Ora che si apre la "fase 2", non può essere più ignorato il peccato originale alla base dell'innaturale alleanza tra due partiti tuttora carissimi nemici. Tensioni esplose in modo netto sulla regolarizzazione degli immigrati clandestini necessari per far ripartire i lavori di raccolta nelle campagne abbandonate. È qualcosa che va oltre le normali divergenze tra forze di governo.

Intendiamoci. Si è rivelata positiva la presenza a Palazzo Chigi di una personalità come Giuseppe Conte, il "signor Frattanto" come lo hanno soprannominato per scherno i suoi (ex) amici del Movimento 5 Stelle. Ha mostrato equilibrio nel momento più difficile. Anche nei rapporti tesi con l'Europa. Un abile mediatore.Ora però non basta più la buona volontà. Serve una visione futura della società italiana e occidentale. Un'azione politica che non si limiti a gestire quel che c'è, ma che interpretando la realtà sia in grado di trasformarla.

I cinquestelle sono stati finora prigionieri dello schema "né né", né di destra né di sinistra e dunque indecisi a tutto. I dem post-renziani stanno ancora tentando di ripristinare con il proprio elettorato quella "connessione sentimentale" interrotta anni fa. In forme del tutto diverse, due partiti irrisolti.

 

 

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