Il governo Conte c'è, ma ora gli serve una "Fase 2"

Andrea Orlando

«Se un governo fa, dura», afferma convinto Andrea Orlando, numero 2 del Pd. E ha ragione: l'approvazione di un decretone da 55 miliardi, a due mesi da un'altra iniezione di 25 miliardi, ha avuto l'effetto di serrare le file, ricompattare l'alleanza, convincere la coalizione della necessità di andare avanti insieme. Solo che non è finita qui, e anche il governo, come il Paese, deve misurarsi ora con una Fase 2. Che è economica, sì; ma anche politica.

Non s'era mai vista, nella storia recente, una così robusta distribuzione di denaro. La memoria ci rimanda a leggi finanziarie monstre - come quella da 93mila miliardi di lire, 48 miliardi di euro di oggi, firmata da Giuliano Amato nell'estate 1992 - ma si trattava di misure lacrime e sangue per prendere, non per dare. Stavolta si dà, anche tanto: 4 miliardi per cancellare l'Irap alle imprese fino a 250 milioni di fatturato; 6 miliardi per i bonus destinati agli autonomi; 6 miliardi a fondo perduto alle imprese che abbiano perso più di un terzo del fatturato rispetto l'anno precedente; 1 miliardo per il reddito di emergenza, e via distribuendo, quasi la metà dei 55 miliardi direttamente nelle tasche dei lavoratori. Senza contare la definitiva cancellazione delle famigerate clausole di salvaguardia (una quarantina di miliardi in due anni), già prevista dal Def, che darà più ossigeno e spazi di manovra.

Bene, un grandissimo sforzo, condensato in 500 pagine, e condotto a termine in poche settimane, a dispetto degli inevitabili veti e dissensi. Eppure il difficile comincia adesso, ed è qui che Conte e i suoi saranno misurati. Innanzitutto, dopo due mesi e mezzo di stop è indispensabile che i soldi promessi arrivino subito, frenando l'inevitabile corsa all'emendamento di deputati e senatori e aggirando procedure complesse. Poi, dopo questo "decreto ristoro" (copyright di Sebastiano Barisoni, Radio24), insomma dopo il risarcimento a imprese e lavoratori, bisognerà pensare davvero a rimettere in moto l'economia (appesantita dal pericoloso aumento del debito). Decidendo per esempio dove e come investire i soldi in arrivo da Bruxelles.

Conte ha spalle sufficientemente forti per affrontare la sua fase 2? Può contare sulla mancanza di un'alternativa credibile, sulla diffusa paura di elezioni anticipate e pure sul sostegno di gran parte dell'opinione pubblica per come sta affrontando l'emergenza. Contro di lui gioca invece la realtà di un'alleanza ancora lontana da un progetto politico comune: i 5stelle oscillano irrisolti tra un'ala governativa e una movimentista, tra i supporter del premier e i nostalgici di Salvini; Renzi dovrebbe decidere se questo governo gli piace o no (anche perché non c'è sempre una Bellanova capace di convincere i grillini a occuparsi per una volta di migranti e caporalato) e il Pd chiedersi se i 5S siano solo occasionali compagni di strada o alleati stabili. Come l'economia, l'alleanza di governo ha bisogno di un rilancio.

 

 

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