I capricci dei leader e gli ostacoli in arrivo

Matteo Salvini

Fino a qualche settimana fa - ricordate? - la questione dominante era: che farà Salvini? Sapete com'è andata a finire, e nessuno avrebbe scommesso una lira sui modi e sui tempi scelti, Papeete Beach e l'agosto vacanziero. Adesso sembra già passato un secolo, e la domanda è un'altra: che farà Renzi? Lascerà vivere o no la premiata ditta demogrillina? Si accettano scommesse. Ma non è da sottovalutare un'altra questioncella: che farà Di Maio? Perché ora è lui che si è messo a fare i capricci. Si ricomincia? Andiamo per ordine.

Che il governo Conte 2 dovesse abituarsi ad attraversare continue burrasche, era evidente fin dalla nascita: non si cancellano d'un colpo anni di insulti sanguinosi ("il partito di Bibbiano") o fantasiosi ("pidioti") e, checché se ne dica, visioni del mondo, programmi e priorità assai diverse. Ora c'è pure un problema, come dire?, di assestamento, di sistemazione: il governo è appena fatto, i ministri formano le loro squadre e i leader prendono posto sulla scena stando ben attenti a delimitare confini, prendersi fette di potere, sistemare le luci.Tanto per capirci, il voto del Pd che ha negato l'arresto, fortemente voluto dai 5S, del deputato di Forza Italia Diego Sozzani; e, di rimando, prima la minaccia della Piattaforma Rousseau come giudice del patto Pd-M5S per le prossime regionali, e poi il blitz Di Maio per imporre la sua candidata in Umbria senza accordo con il Pd fanno parte di questi giochini preliminari. Braccio di ferro style. Ma anche l'annuncio del duello in tv tra Salvini e Renzi, padrone di casa l'ottimo Bruno Vespa, appartiene allo stesso schema: il tentativo di imporsi all'opinione pubblica come i due veri competitor di questa stagione.

E non basta. Se Nicola Zingaretti deve fare i conti con Renzi e le consistenti truppe parlamentari di "Italia viva", a Di Maio tocca il sempiterno problema Di Battista: il primo vuol dimostrare che è tornato arbitro dei destini politici del paese e che se non si chiede il permesso a lui, novello Ghino di Tacco, non si passa; l'altro che non si è ritirato in Honduras e che non tutto il Movimento sta con il governo di Giuseppe Conte. Presto però cominceranno i guai veri, intesi come problemi da affrontare e risolvere. Avuto su Internet il placet della base per liste comuni alle Regionali, bisognerà cominciare a parlare di nomi: di partito o no? Miei o tuoi? Tecnici o politici? Poi si aprirà il calvario della legge di bilancio vincolata dagli accordi presi a Bruxelles, ma destinata a segnare le scelte di fondo del governo. Infine il taglio dei parlamentari al quale i Cinque Stelle tengono come a un dogma, e i Pd legano a una nuova legge elettorale. Pare facile...Va bene, tutto secondo programma. Ma c'è pure da capire che cosa ha in testa Di Maio.

Cioè se tutto questo nervosismo, e i piccoli colpi di mano annunciati o eseguiti, gli servano a tenere buono l'irrequieto Dibba e i suoi fan, o se invece sono la riproposizione del batti e ribatti già sperimentato con Salvini. Speriamo di no. Non solo e non tanto per il governo, ma per noi che non ne possiamo più. -

 

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