I diari raccontano. Dalla sposa di Sansepolcro all'avventuriero antischiavista: ecco chi erano gli italiani migranti

Nel sito “Italiani all’estero, i diari raccontano” le storie di centinaia di viaggiatori, avventurieri ed esploratori

“Era il giorno 6 di ottobre 1947, in quel giorno il mio destino era tracciato dovevo così affrontare un lungo viaggio senza la speranza di un ritorno”. Inizia così il diario di Carola Zanchi, giovane sposa di Sansepolcro (Arezzo) inconsapevole che la sua storia più di 70 anni dopo sarebbe stata d’ispirazione per il giornalista Nicola Maranesi, curatore del progetto “Italiani all’estero, i diari raccontano”, un portale che raccoglie le testimonianze di coloro che hanno scelto di lasciare il paese.

La vita di Carola assomiglia a quella di migliaia di italiani che dall’800 in poi hanno deciso di andarsene affrontando l’incertezza, ma è altrettanto unica in quanto sfogliando le pagine del suo scritto ne emerge tutta l’umanità. Una sensibilità che tocca il lettore quando la giovane racconta dell’epidemia di salmonellosi esplosa a bordo del transatlantico. “Un giorno – si legge nel suo diario - per essere esatta era il 16 di ottobre si sparse la voce che un bambino di pochi mesi non ce l’aveva fatta, era morto nella notte. Verso le 3 del pomeriggio tre tocchi di campana hanno dato l’addio ad un piccolo essere chiuso stretto dentro un lenzuolo con una grossa pietra e una lunga corda”.

“Questa pagina di memoria – ricorda Maranesi - mi è capitata in mano proprio nei giorni in cui stava circolando la foto del piccolo Aylan (il bambino siriano trovato morto sulle spiagge di Bodrum in Turchia), un’immagine che mi ha davvero segnato. Così mi sono detto che dovevamo fare qualcosa perché anche noi quando emigravamo vivevamo momenti terribili”.

“Italiani all’estero, i diari raccontano” nasce con l’obiettivo di fornire una vetrina alle storie di centinaia di emigranti, ma anche viaggiatori, avventurieri ed esploratori. Ispirato alla piattaforma prototipale “La Grande guerra, i diari raccontano” nata nel 2013 da una collaborazione con il Gruppo Editoriale l’Espresso e ideata da Pier Vittorio Buffa che in questa edizione ha fornito la consulenza editoriale, il progetto si basa sui testi raccolti dall’archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano. Dei circa 8000 volumi presenti nell’archivio ne sono stati selezionati 200 che coprono i 5 continenti e l’intero arco temporale prefissato, ovvero dall’800 ai giorni nostri. “Ci sono anche testimonianze recenti – continua Maranesi - perché ci interessava definire i fenomeni di oggi come la fuga dei cervelli e le difficoltà delle nuove generazioni all’estero”.

Attraverso i tag si formano percorsi ideali che attraversano le epoche avvicinando storie lontane nello spazio e nel tempo. Per esempio ad accomunare Adolfo Farsari e Luca Pellegrini, nato nel 1806 a Palmanova (Udine) il primo e a Vicenza nel 1841 il secondo non sono né il punto di arrivo né quello di attracco. Uno arrivò a New York, l’altro in Brasile. Ma entrambi con lo stesso ardore si scagliarono contro lo schiavismo e la tratta degli africani. “La schiavitù è il retaggio di quest’infelici – scrive Pellegrini nel 1834 - Nato di donna schiava è schiavo anche il frutto del suo ventre! Non è possibile di reprimere un moto d’indignazione al vedere la trista sorte di questi poveri disgraziati!”.

La tematica torna nei diari degli emigranti e viaggiatori di tutto il Novecento quando però la discriminazione questa volta viene rivolta contro gli italiani sia che emigrino verso le Americhe che nell’Europa settentrionale fino all’Oceania. “La fattoria – si legge nell’autobiografia di Umberto Polizzi, partito da Lucca nel 1951 per l’Australia - era a tre giorni di camioncino. Si doveva attraversare un tratto di deserto per giungere nuovamente sulla costa nelle immense estensioni di canne da zucchero nelle zone tropicali del nord. Era, la nostra, una importazione di persone povere, di poco costo e questo era quanto bastasse ad un reclutamento indiscriminato di tutte le razze e di qualsiasi nazionalità, esclusi gli anglosassoni”.

Una riflessione dunque sul luogo comune di quando “erano gli italiani a emigrare”, approfondito e riportato in luce dalle testimonianze in prima persone dei protagonisti. “Il motivo per cui è nato questo progetto era di cultura militante - sottolinea Maranesi - ovvero arricchire la lacuna che c’è nella narrazione dell’emigrazione italiana e far riflettere su quello che accade oggi. Siamo fermi al dato che gli italiani migravano, ma mancano le storie, i racconti di vita, la descrizione di cosa accadeva durante e dopo il viaggio. Noi volevamo dare voce a chi c’è stato, un atto politico nel senso più alto del termine”. Per far arrivare ai più giovani le vicende degli italiani all’estero, il progetto sarà portato su Instagram attraverso “Valigie di cartone: diari di italiani che scelsero di partire”, delle stories che settimanalmente ripercorreranno il percorso di uno dei protagonisti.

L’iniziativa guarda anche al futuro. Al suo interno infatti sono presenti storie contemporanee, di coloro che sono partiti per lavorare, studiare o per intraprendere vite alternative per esempio nell’ambito della cooperazione. Per far in modo che l’archivio si arricchisca, sul sito sarà presente una sezione dedicata a coloro che hanno voglia di condividere il proprio racconto o le storie di famiglia tramandate di generazione in generazione. A promuoverlo anche un banner sul sito del Ministero degli affari esteri e sui portali dei consolati italiani nel mondo. “Il nostro è un lavoro aperto – conclude Maranesi -. Non so quanto sia folle questa cosa, ma sono certo che raccoglieremo molti diari. Gli emigranti hanno sempre una grande voglia di condividere il loro vissuto, perché comunque, anche i più cosmopoliti, sentono la lontananza dalle radici. Così vogliono lasciare una traccia là da dove sono partiti”.

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