Aumentano le imprese straniere: in Italia sono 550.000

Madi Sakande

Una crescita che non si è fermata nemmeno negli anni della crisi: tra il 2011 e il 2015 sono cresciute di oltre il 21 per cento. Boom delle ditte individuali guidate da donne

Dinamismo, fragilità e resilienza. Sono queste le parole su cui insiste Maria Paola Nanni, il 13 dicembre mattina a Roma, durante la presentazione del rapporto statistico Immigrazione e imprenditoria curato dal centro studi Idos. Nanni, curatrice del lavoro, ha il compito di spiegare quei dati che scorrono dietro le sue spalle.

Prima slide: la fotografia dell'Eurostat, sulla situazione occupazionale negli Stati membri. A fine 2015, escludendo il settore agricolo, i lavoratori autonomi stranieri nell’Ue-28 sono aumentati del 52,6 per cento rispetto a dieci anni fa. In Italia l'aumento è più alto, attestandosi al 53,7 per cento. Gli immigrati partono da situazioni socio economiche di svantaggio - sottolinea Nanni - eppure corrono il rischio d'impresa dimostrando una grande vitalità. Affrontano banche, burocrazia e si mettono in gioco creando attività dal nulla oppure rilevando imprese in crisi.

"La resilienza delle aziende immigrate"



Eccola la seconda slide che testimonia il coraggio e la voglia di fare. Sono più di 550mila le aziende a guida immigrata in Italia alla fine del 2015, il 9,1 per cento del totale, e producono 96 miliardi di euro di valore aggiunto, il 6,7 per cento della ricchezza complessiva. Oltre ai soldi, queste imprese contribuiscono ad aumentare la stabilità e l'integrazione. Il più delle volte si tratta di piccole aziende: otto su dieci sono ditte individuali. Se negli ultimi il numero delle imprese registrate in Italia è calato dello 0,9 per cento, le imprese a guida immigrata sono cresciute di oltre il 21 per cento (+97.000).

In quali settori investono gli stranieri? La teza slide mostra la predominanza del commercio e dell'edilizia. Seguono l'artigianato e i servizi. Nell’edilizia e nella manifattura si concentrano i tre quarti delle aziende immigrate artigiane che in tutto sono 180.000. Ma cresce soprattutto la partecipazione nei servizi, dalle attività di alloggio e ristorazione fino ai servizi alle imprese. Con delle peculiarità a seconda della nazionalità di appartenenza. Marocchini, bangladesi e soprattutto senegalesi sono i più attivi nel commercio; romeni e albanesi nell'edilizia. I cinesi sono attivi su più fronti: rappresentano la metà di tutti gli immigrati responsabili di ditte individuali manifatturiere (49,3 per cento), come pure un quarto di quelli dediti a ristoranti-alberghi (25,0 per cento). In generale, il maggior numero di imprenditori si contano fra marocchini (14,9 per cento), cinesi (11,1 per cento) e romeni (10,8 per cento).

Al Centro-Nord si ci sono 8 imprese immigrate ogni 10 e quasi un terzo solo in Lombardia e nel Lazio. Seguono la Toscana (9,5 per cento) – in cui si rileva anche la più elevata incidenza delle imprese immigrate sul totale (12,6 per cento) –, l’Emilia Romagna (8,9 per cento), il Veneto (8,4 per cento) e il Piemonte (7,4 per cento) e, quindi, la Campania (6,8 per cento), prima regione meridionale di questa graduatoria.

Maria Fermanelli, della Cna, apre il suo intervento smentendo il luogo comune degli immigrati che rubano il lavoro agli italiani. "I dati dimostrano che l'80 per cento delle imprese straniere sul territorio svolgono lavori che gli italiani non vogliono fare". Fermanelli ricorda i problemi quotidiani che incontrano gli immigrati, ad iniziare dalla difficoltà ad accedere al credito. Si sofferma sul ruolo fondamentale della comunità di appartenenza nel promuovere e sostenere chi vuole fare impresa. Insiste sul ruolo dell'imprenditoria femminile, che negli ultimi anni ha avuto un incremento importante: dal 2008 al 2013 le ditte individuali guidate da donne sono aumentate del 66,4 per cento, mentre quelle gestite da uomini del 49,6 per cento.

"Vi racconto la mia storia di imprenditore straniero"



"Gli imprenditori immigrati devono lavorare non il doppio, ma il triplo per andare avanti". Madi Sakande sorride mentre racconta gli ostacoli dietro la sua storia di successo. Imprenditore dell'anno per il MoneyGram, questo imprenditore arrivato in Italia 20 anni fa dal Burkina Faso ha mosso i primi passi come magazziniere. Nel 2011 ha rilevato una storica azienda del settore delle refrigerazione. Oggi con la sua New Cold System Srl, si occupa della progettazione, realizzazione e commercializzazione dei componenti per la refrigerazione e climatizzazione e dà lavoro a nove persone. "Con la paura non si costruisce il futuro", dice a chiusura del suo intervento. "La paura ci fa andare indietro. Non si può guidare guardando lo specchietto, perché lo specchietto riflette quello che abbiamo già superato. Tutto quello che faccio lo faccio per i miei due figli nati qui. Dobbiamo pensare al domani per i nostri figli e per i nostri nipoti".

Boom di imprese straniere, Sakande: "Il nostro impegno a produrre ricchezza"

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