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Non demonizzate il vino: bevuto con moderazione fa bene, lo dicono i dati

La regola aurea è quella della dieta mediterranea: poco di tutto. Vale anche con il vino, che non va demonizzato. E ora uno studio parla di un effetto positivo nel contenere le infezioni da Covid
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Le antiche leggende degli ebrei identificano con la vite l’albero “della conoscenza del Bene e del Male”,  lo stesso da cui i nostri progenitori avrebbero colto il frutto proibito. Per gli arabi il primo viticoltore fu Adamo. I Sumeri, forse il più colto tra i popoli antichi, utilizzavano lo stesso termine, kurum, per indicare sangue e vino, quest’ultimo veniva usato nei sacrifici incruenti. Last but non least, per la cristianità tutta il vino è un elemento imprescindibile per la celebrazione eucaristica, non una semplice allegoria come il kurum sumero, ma una reale trasformazione in vero sangue. Tanto importante da essere normato dal Codice di Diritto Canonico e ribadite dall’Istruzione Redemptionis Sacramentum. 

 

Il vino, alimento liquido, è veramente qualcosa che va oltre i simbolismi, lo si può considerare vivo. Infatti ha le proprie età: è giovane, maturo, vecchio. E ancora, “si ammala”, a volte di malattie capaci di farlo perdere definitivamente, come fioretta, acescenza. Vivo come la pianta da cui si trae: la vite, che se tagliata “piange”: «Quella (vite) ancor monca piange a capo chino spargendo or acqua per versar poi vino» (Poliziano). Del vino sembra si conosca tutto, invece le scoperte non finiscono. 

Uno studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition, è stato condotto da un team di ricercatori in Cina presso lo Shenzhen Kangning Hospital sui cittadini residenti del Regno Unito che bevevano da 1 a 2 bicchieri di vino rosso al giorno nei quali si evidenziava una minore probabilità di infezione. È stato rilevato che questa piccola quantità quotidiana sia stata sufficiente per avere un rischio inferiore di infezione da Covid, per contro i consumatori di altre bevande alcoliche avevano un rischio maggiore. Sono stati analizzati i dati sanitari di quasi 500.000 residenti inglesi e si è visto che i soggetti che bevevano da uno a due bicchieri di vino rosso al giorno avevano un rischio inferiore del 10-17% di contrarre il Covid rispetto ai non bevitori. I soggetti che bevevano vino bianco avevano un rischio inferiore del 7-8% se consumavano cinque bicchieri o meno a settimana, mentre quelli che bevevano altre bevande alcoliche avevano una probabilità del 28% in più di contrarre il virus rispetto ai non bevitori. 

Il vino rosso fornisce ulteriori benefici probabilmente a causa del suo maggiore contenuto polifenolico. Un nuovo studio rileva che il consumo moderato di vino, ricco di flavanoli, può migliorare la salute del cuore: essi sono presenti nella frutta, nella verdura, nel vino e sono associati a una pressione sanguigna più bassa negli uomini e nelle donne. Il Dr. G. Kuhnle e il suo team si sono concentrati sul FLAVAN-3-OLO, una delle sei classi di composti polifenolici che si trovano comunemente nei regimi alimentari occidentali. Hanno analizzato i dati della corte di Norfolk dell’European Prospective Investigation into Cancer Study (EPIC), un ampio studio che ha monitorato le informazioni sulla dieta e sulla salute di oltre 25.000 partecipanti nel corso di 20 anni. I partecipanti avevano un’età compresa tra 40 e 75 anni. Ciò che rende questo studio diverso dagli altri lavori del passato è l’uso di biomarcatori nutrizionali. Infatti, il riscontro si è avuto esaminando i risultati dei test del sangue e delle urine che misuravano i quantitativi di assunzione di flavanolo. I risultati hanno mostrato che un’elevata assunzione di flavan-3-olo, in particolare da tè, vino e mele, era associata a una pressione sanguigna più bassa.  

 

Questa riduzione è paragonabile agli effetti a lungo termine della dieta mediterranea. Alla luce di tali effetti salutari, mal si concilia la proposta di etichettare in forma allarmistica le bottiglie di vino, alla stregua dei pacchetti di sigarette. Nel febbraio scorso, il Parlamento europeo ha deciso di adottare una linea moderata che è stata proposta dall’Italia, per la dicitura da apporre in etichetta sulla bottiglia di vino. L’avvertenza salutista non sarà in riferimento al cancro ma si potrà leggere una semplice raccomandazione ad evitare l’abuso, rispetto al normale consumo e di bere in modo responsabile. 

L’eccesso è sempre da condannare e persino nella Sacra Scrittura troviamo episodi poco edificanti come l’ubriacatura di Noè. Tutti sappiamo che l’imposizione più spesso sortisce effetti contrari, mentre l’indicazione al corretto consumo è formativa. Soprattutto bisogna guardare alla strada maestra, che è la nostra dieta mediterranea, la quale ci insegna a consumare in modo equilibrato un po’ di tutto. E la stessa, fin qui, ha permesso di ottenere la miglior aspettativa di vita, garantendo una longevità che primeggia nel mondo. 

 

La salute non si tutela demonizzando un settore o un singolo prodotto che è legato alla cultura e allo stile di vita dell’Italia. Il buonsenso ha prevalso non lasciando passare l’idea alcol=cancro, anche in minima quantità. Se così fosse davvero, i Paesi maggiori produttori di vino dovrebbero aver registrato una crescita esponenziale dei tumori, invece l’Italia, che produce vini di qualità e consuma moderatamente, guida la classifica mondiale di longevità e buona qualità di vita. E allora, con tutte le raccomandazioni del caso e con ragionevolezza, insieme alla Traviata di Verdi “libiam, libiam ne’i lieti calici che la bellezza infiora…”