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La Rampina: la storia della gastronomia alle porte di Milano

La Rampina: la storia della gastronomia alle porte di Milano
Lino Gagliardi oggi sovrintende la cucina di suo figlio Luca, continuando senza soluzione di continuità una delle più fulgide narrazioni familiari della cucina italiana 
2 minuti di lettura

Era il 1975: sul Corriere d’Informazione, edizione del pomeriggio del Corriere della Sera, nasceva la critica gastronomica, con voti anche negativi ai ristoranti. Il direttore, Cesare Lanza, mi obbligava a ripetere quello che da anni in Francia già facevano Henry Gault & Christian Millau con i quali, tre anni dopo, avrei preparato per Carlo Caracciolo la Guida dell’Espresso. In via Cesare Correnti 1 muoveva i primi passi l’Associazione Italiana Sommelier. A Torino il futuro Campione del Mondo, Piero Sattanino, nel suo Tastevin inventava il carrello dei vini a bicchiere. Il segretario generale Franco Tommaso Marchi, il campione italiano Beppe Biggica, l’ambasciatore milanese di Regaleali Tanit ed extravergine Brisighello, Toni Cuman, si ritrovavano ad assaggiare le scoperte enoiche di Gino Veronelli in un emergente importante ristorante alle porte di Milano. Non  erano magari grandi come i neonati Gualtiero Marchesi (a Milano), Antica Osteria del Ponte (a Cassinetta di Lugagnano, Milano), San Domenico (ad Imola, Bologna), Trattoria del Teatro (a Piacenza), Enoteca Pinchiorri (a Firenze) ma quei due fratelli erano diventati in poco tempo famosi proprio come Marchesi, Ezio e Renata Santin, Gianluigi Morini con Valentino e Natale Marcattilii, George Cogny con Franco Ilari, Annie Feolde e Giorgio Pinchiorri.

 

Un ragazzino, Lino Gagliardi, in cucina, un altro ragazzino, il fratellino Angelo, in sala, attiravano clienti da mezzo mondo ed italiani da dovunque: l’aeroporto di Linate vicino, la tangenziale e l’autostrada del Sole ad un passo, aiutavano e si accostavano alla facilità di accesso, all’ ambiente caldo e piacevole, alla grande cantina ed alla buona cucina. Angelo troppo presto è andato in Cielo a servire piattini agli angeli e al suo posto c’è il bravo nipote Lorenzo mentre il papà Lino sovrintende la cucina, in mano all’altro figlio maschio, Luca. 

 

Da mezzo millennio questa struttura è lungo la via creata dal console Carlo Emilio Lepido: se ne scappa entrando nel grande spiazzo a parcheggio davanti alla piccola entrata appartata, romantica in particolare alla sera. Sul retro, per la bella stagione, un ampio giardino d’incanto e ben tenuto; dentro, sale e salette dal gusto romanticamente ed elegantemente retrò, con tanto legno e la bellezza di un monumentale antico camino. Come avrete capito, per fortuna il tempo si è fermato ed io, tornato dopo anni, mi sono pappato gli assaggi di piatti legati soprattutto al territorio ed alla immarcescibile classicità.

 

Pochi piatti per ogni servizio ma sufficientemente assortiti e ben distribuiti: l’interessante crudo di ricciola con gel alla rosa canina, il ghiotto piattone di terrine (anatra e pistacchi, marbrè di lepre, pâtè di fegatini, scaloppa di fegato grasso d’oca saltata in padella) con il pan brioche fatto in casa, il perfetto risotto ai funghi porcini (fatto anche per un solo commensale), i ravioli con robiola delle Langhe e saporoso tartufo nero, il fagiano sulle foglie di vite, le lumache ai funghi porcini, il pan brioche caramellato con gelato alla birra, il tortino di gianduia con perfetto gelato alla crema. Pranzo medio completo alla carta, in un ristorante che ha fatto e fa la storia della gastronomia italiana, con 90-100 euro.



La Rampina 
San Giuliano Milanese (Milano), via Emilia, frazione Rampina 3

Tel.02.9833273 - 334.3682130

Mail: rampina@rampina.it

Chiuso mercoledì

Voto alla cucina: 14.5/20

Posizione: 1 su 5

Ambiente: 2 su 5 

Servizio: 1 su 5

Cantina: 2 su 5